L'avventura in Champions League dell'Atalanta si chiude con una severa lezione di calcio internazionale, certificando il netto divario fisico e tecnico con le superpotenze continentali. Sul prato dell'Allianz Arena, il Bayern Monaco ha travolto i nerazzurri per 4-1 nel ritorno degli ottavi di finale, archiviando il doppio confronto con un pesantissimo bilancio complessivo di dieci reti a due a favore dei giganti tedeschi.
L'ILLUSIONE DELLA RESISTENZA E IL RIGORE FATALE - L'approccio iniziale della squadra guidata da Raffaele Palladino è stato votato alla pura sopravvivenza sportiva, rinunciando quasi totalmente al fraseggio pur di sigillare ogni varco. Una diga crollata a metà della prima frazione: un tocco di braccio in area di Giorgio Scalvini ha regalato un penalty ai padroni di casa. L'estremo difensore Marco Sportiello aveva inizialmente compiuto un miracolo, ma l'avanzamento irregolare rilevato dal VAR ha portato all'inevitabile ripetizione del tiro, freddamente trasformato da Harry Kane. Il centrale difensivo bergamasco si conferma in una fase di appannamento dopo le recenti sbavature a San Siro, mentre l'unica fiammata orobica del primo tempo ha visto Jonas Urbig compiere una prodezza su un tocco ravvicinato di Mario Pasalic.
LO SMARRIMENTO OFFENSIVO E IL TRACOLLO - L'assenza di trame di gioco ha evidenziato le serissime difficoltà del reparto avanzato, con Gianluca Scamacca apparso troppo molle e incapace di far salire il baricentro, vanamente rimbrottato dalla panchina. Non hanno inciso minimamente neppure Charles De Ketelaere, Ederson e Ibrahim Sulemana. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – il mister avversario Vincent Kompany ha gestito la gara quasi come un allenamento sul possesso palla. Nella ripresa gli argini sono definitivamente saltati: Kane ha firmato la sua doppietta personale irridendo la marcatura, e a stretto giro di posta le sanguinose palle perse da Raoul Bellanova e Odilon Kossounou hanno spianato la strada prima alla rete del giovane Karl e poi al definitivo poker calato in campo aperto da Luis Diaz.
IL DIVARIO CON LE BIG E LA STORIA DEL CAPITANO - Il sigillo finale di Lazar Samardzic nei minuti conclusivi ha solo scalfito il tabellino, rendendo leggermente meno amara una doppia sfida irrimediabilmente compromessa già dalla clamorosa batosta incassata all'andata sotto il diluvio della New Balance Arena. Il gap palesato contro la corazzata teutonica ribadisce impietosamente quanto il calcio d'élite europeo viaggi oggi su frequenze inarrivabili per le formazioni italiane. In una notte avara di sorrisi sul fronte del risultato, l'unica vera nota lieta porta però la firma di Marten de Roon: l'inossidabile condottiero olandese ha raggiunto quota 435 presenze in nerazzurro, agganciando l'iconico Gianpaolo Bellini in vetta alla classifica dei giocatori più fedeli della storia del club.
Agli applausi struggenti e incondizionati dei tremila commoventi tifosi giunti nel settore ospiti in Baviera è affidato l'arduo compito di rincuorare un gruppo che ora deve obbligatoriamente voltare pagina e ritrovare in fretta le energie per la cruciale rincorsa in campionato contro il Verona.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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