L'attesissima e proibitiva notte di Champions League contro il Bayern Monaco offre lo spunto per una riflessione profonda sul reale status europeo e nazionale dell'Atalanta. A tracciare un bilancio estremamente lusinghiero e a fissare la nuova e vertiginosa asticella delle ambizioni nerazzurre è stato Clarence Seedorf, intervenuto direttamente dal prato dell'Allianz Arena per analizzare il momento di una squadra chiamata a una prova d'orgoglio immane dopo il pesante tracollo subìto all'andata.

L'IDENTITÀ OLTRE LA TEMPESTA - Il doloroso 6-1 incassato la scorsa settimana sul prato della New Balance Arena non deve assolutamente intaccare le granitiche certezze costruite negli anni dalla compagine orobica. – come confida ai microfoni di Prime Video – l'ex fuoriclasse olandese ha rassicurato l'intero ambiente, sottolineando come le grandi cadute facciano inevitabilmente parte del percorso di crescita di ogni top club continentale: «Alcune volte prendi delle sberle, ma questo non può cambiare la tua identità, quello che hai fatto o in che forma sei. A volte sei in grande condizione e perdi partite incredibili». Un inciampo sanguinoso che, secondo l'opinionista, non cancella minimamente l'incredibile solidità strutturale ed emotiva forgiata dalla dirigenza e dai giocatori in queste stagioni vissute costantemente ai vertici.

LA LEZIONE DEL PASSATO E LA FORZA DI VOLTAR PAGINA - La vera grandezza di una formazione si misura nella capacità di rialzarsi immediatamente dopo una caduta rovinosa. Per spiegare questo fondamentale concetto, l'ex centrocampista ha scomodato un ricordo personale indelebile e amarissimo, accostando la forma mentis bergamasca a quella delle superpotenze europee storiche: «La società, i giocatori, l'ambiente Atalanta sono tutte cose consolidate, in maniera molto concreta. E come caratteristica hanno quella di voltar pagina, perché si deve andare avanti: ricordo quando col Milan perdemmo la finale di Champions col Liverpool, il mese dopo si ripartiva. Senza rimuginare. E questa credo sia una forza di questa società, guadagnata nel corso degli anni». Una resilienza innata che i ragazzi forgiati da Raffaele Palladino sono chiamati a mettere in campo sin dalle prime battute della sfida bavarese.

IL SOGNO TRICOLORE E IL FUTURO OLTRE IL PASSATO - Spostando lo sguardo oltre la singola epopea europea, la riflessione abbraccia gli scenari e gli obiettivi a lungo termine. Seedorf non ha il minimo dubbio: il percorso di maturazione è ormai giunto a compimento e il club lombardo deve puntare dritto al bersaglio più grosso senza alcun timore reverenziale. «Ormai l'Atalanta come obiettivo deve darsi quello di vincere la Serie A, andare oltre a tutto», ha sentenziato con estrema e lucida convinzione. Un salto di qualità mentale definitivo che passa anche dall'affrancamento dalla figura dell'ex condottiero Gian Piero Gasperini, architetto dei primi storici miracoli: «Anche a Gasperini, che non c'è più. Devono iniziare una stagione puntando a vincere il campionato, facendo un po' il percorso del Chelsea».

Un'investitura in piena regola da parte di chi ha masticato calcio ai massimi livelli mondiali. Per la Dea, la rincorsa verso lo Scudetto non rappresenta più un'utopia o un tabù impronunciabile, ma il naturale passo successivo di un'avventura sportiva semplicemente straordinaria.

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Sezione: Interviste / Data: Mer 18 marzo 2026 alle 20:52
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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