Silenzioso, imponente e glaciale come il suo paese d'origine. Isak Hien si siede accanto a Raffaele Palladino nella sala stampa dell'Allianz Arena e trasmette l'impenetrabile sicurezza di chi è pronto a misurarsi con i migliori al mondo. Il difensore svedese, divenuto ormai un pilastro inamovibile della retroguardia nerazzurra, non si lascia scalfire dal pesante fardello del 6-1 incassato all'andata, inquadrando la trasferta di Monaco di Baviera come una straordinaria opportunità di rivalsa personale e collettiva. Dal suggestivo duello fisico che lo attende contro Harry Kane fino alla celebrazione dello spirito di gruppo – da lui stesso definito l'arma in più di questa rosa – Hien delinea il piano emotivo e tattico per uscire a testa altissima dal tempio del calcio tedesco. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Isak, domani si prospetta un affascinante e rude duello fisico con Harry Kane, centravanti di caratura mondiale che peraltro ha saltato la sfida del Gewiss Stadium. Come difensore, questo scontro diretto rappresenta uno stimolo speciale o, viste le premesse, avresti preferito che riposasse nuovamente in panchina?
«Per chi gioca nel mio ruolo, misurarsi contro i centravanti più forti del mondo è sempre un'opportunità bellissima e un privilegio. Sicuramente sarà un duello molto stimolante e impegnativo affrontare un fuoriclasse del calibro di Harry Kane. Tuttavia, con estrema sincerità, per me e per il mio modo di interpretare la fase difensiva non cambia in maniera drastica se in campo ci sarà lui o un altro dei loro formidabili attaccanti. Il livello del Bayern è talmente alto in ogni singolo interprete che il nostro livello di guardia dovrà rimanere massimo a prescindere da chi calpesterà l'erba della nostra area di rigore».

Il tuo percorso in Italia è stato un climax ascendente: tre anni di crescita costante, partita dopo partita, in cui hai alzato inesorabilmente il livello delle tue prestazioni. Cosa senti che ti manca ancora per raggiungere la definitiva consacrazione, la cosiddetta "lode" nel tuo percorso calcistico?
«Fin dal primo giorno in cui sono approdato nel calcio italiano, il mio obiettivo primario è sempre stato quello di migliorare costantemente come calciatore e come professionista. Ho riversato ogni mia energia nel cercare di limare i miei difetti e di esaltare le mie caratteristiche. È una mentalità lavorativa che devo necessariamente mantenere intatta. Durante tutta la mia carriera ho imparato a non guardare troppo in là, vivendo il mio percorso partita dopo partita. Pertanto, non saprei dirvi con esattezza dove mi vedo tra tre anni o quale sia il tassello mancante per la lode assoluta; l'unica mia certezza e il mio unico pensiero fisso, oggi, è scendere in campo domani sera e disputare una grande partita».

Dopo la cocente delusione e il passivo pesantissimo maturato nella partita d'andata a Bergamo, che aria si respira all'interno dello spogliatoio? C'è un sentimento tangibile di voglia di rivincita nei confronti dei bavaresi?
«È innegabile e sotto gli occhi di tutti che la prima partita sia andata molto male per noi. Abbiamo subìto un colpo duro. Proprio per questo motivo, dentro ognuno di noi brucia il desiderio irrefrenabile di fare tutto il possibile per invertire la rotta e centrare un risultato positivo domani sera. Posso garantire che scenderemo in campo con un solo pensiero nella testa: daremo letteralmente tutto noi stessi per provare a vincere questa sfida di ritorno. Al triplice fischio, poi, tireremo le somme e vedremo cosa dirà il tabellone».

Il prezioso pareggio in rimonta conquistato a San Siro contro l'Inter, in un ambiente ostile e davanti a 74.000 spettatori, sembra avervi ridato linfa vitale. Cosa vi siete detti nello spogliatoio dopo quel match, e quanta forza vi trasmette in vista della bolgia dei 75.000 dell'Allianz Arena?
«Quel risultato ci ha iniettato un'enorme dose di fiducia e di forza mentale. Affrontavamo l'Inter, un avversario formidabile in uno stadio notoriamente difficilissimo per chiunque, specialmente uscendo dalle pesanti scorie della sconfitta europea. Uscire da San Siro con un punto così combattuto è la dimostrazione della nostra caratura. Ovviamente la nostra mentalità ci impone di scendere in campo sempre per cercare la vittoria, ma analizzando le circostanze, riteniamo di aver disputato un'ottima gara. Ci ha confermato che siamo vivi e pronti a lottare».

A livello personale, l'esposizione mediatica e la caratura tecnica delle partite che disputi con l'Atalanta quanto stanno giovando al tuo status internazionale, specialmente in ottica Nazionale e in vista delle imminenti qualificazioni al Mondiale?
«Devo moltissimo all'Atalanta. Questo club ha creduto in me e mi ha fornito l'incredibile opportunità di calcare palcoscenici prestigiosi e di misurarmi in sfide di altissimo voltaggio come quella che ci attende domani sera. È misurandoti contro avversari di questa portata, sotto i riflettori di simili competizioni, che cresci e maturi definitivamente come giocatore. L'Atalanta ha impresso una spinta decisiva allo sviluppo della mia carriera, permettendomi di affermarmi anche in campo internazionale».

Il mister ha richiesto apertamente una reazione d'orgoglio e di grande serietà. Quale sarà il vostro reale spirito e il vostro approccio emotivo quando metterete piede sul prato bavarese domani sera?
«Lo spirito sarà esattamente quello descritto dal mister. La rabbia sportiva accumulata dopo la prima partita si è tramutata in una ferocia e in una voglia enorme di dimostrare il nostro vero valore. All'andata abbiamo commesso degli errori, come in occasione del primo gol concesso da calcio piazzato, e sappiamo perfettamente che nel calcio a questi livelli, e in questa competizione, sbavature del genere non sono ammesse e vengono punite inesorabilmente. Abbiamo imparato la lezione: domani aggrediremo la partita andando immediatamente al massimo delle nostre potenzialità».

Il mister aveva svelato un aneddoto: al suo arrivo, aveva chiesto a ognuno di voi di scrivere una parola su un foglio appeso nello spogliatoio per definire il DNA della squadra. Visto che il tuo ruolo di leader è sempre più marcato, puoi svelarci quale aggettivo avevi scelto?
«Certo. La parola che ho scritto a caratteri cubitali su quel foglio è stata "Gruppo". È senza ombra di dubbio la parola che preferisco e che racchiude l'essenza stessa di questo ambiente. Fin dal primo giorno in cui ho varcato le porte del centro sportivo, la sensazione più forte che ho avvertito è quella di far parte di un collettivo solidissimo, un vero e proprio branco che si sacrifica e dà il cento per cento l'uno per l'altro in ogni singola partita. È un marchio di fabbrica che tutta l'Italia calcistica ci riconosce. Ricordo bene quando giocavo a Verona: affrontare questa squadra era sempre un incubo, percepivi chiaramente la loro granitica unità di intenti. E "Gruppo" è la parola perfetta per descriverci».

Un manifesto di resilienza e compattezza. Isak Hien si fa portavoce di uno spogliatoio ferito ma fiero della propria identità, ergendo a scudo quell'idea di "Gruppo" che ha permesso alla Dea di scalare le gerarchie del calcio nazionale ed europeo. Il muro scandinavo è pronto a fronteggiare l'onda d'urto bavarese, consapevole che il riscatto passa inesorabilmente dal sacrificio collettivo.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mar 17 marzo 2026 alle 22:53
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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