La folle e incandescente notte di Rabat ha finalmente trovato il suo epilogo, non sul rettangolo verde, ma nelle aule dei tribunali sportivi della confederazione africana. A distanza di quasi due mesi da una delle finali più surreali nella storia del calcio, il Marocco si vede cucire sul petto il titolo di campione della Coppa d'Africa a tavolino. Una sentenza clamorosa che cancella l'illusione del Senegal e, soprattutto, spazza via i fantasmi dal volto di Brahim Diaz, definitivamente assolto da un pesantissimo processo mediatico scaturito dal tanto discusso e grottesco errore dal dischetto.
L'AMMUTINAMENTO E LA RABBIA DI THIAW - L'origine di questo storico stravolgimento giudiziario affonda le radici in un episodio agonistico senza precedenti, verificatosi al novantottesimo minuto della finalissima. In seguito a un leggero e contestato contatto in area tra Diouf e il trequartista marocchino, il direttore di gara aveva assegnato un penalty rovente, confermato in maniera ferrea persino dopo una lunga e accurata revisione al monitor. Una decisione irremovibile che ha scatenato l'ira furibonda del commissario tecnico senegalese Papà Thiaw, il quale ha clamorosamente ordinato ai propri giocatori di abbandonare il terreno di gioco per protesta, dirigendosi in blocco verso gli spogliatoi.
L'ISOLAMENTO DI MANÉ E IL RIENTRO IN CAMPO - Nel caos generale che ha paralizzato la partita per oltre venti lunghissimi minuti, una sola, emblematica figura si è stagliata in netta controtendenza rispetto all'ordine di scuderia della panchina. L'esperto Sadio Mané si è infatti categoricamente rifiutato di seguire i compagni nel tunnel, rimanendo ostinatamente da solo in mezzo al prato verde. È stato proprio il carisma e l'insistenza dell'ex stella del Liverpool a convincere successivamente la squadra a fare marcia indietro per riprendere le ostilità. Un rientro tardivo che, regolamento alla mano, si è rivelato la vera pietra tombale sulle ambizioni della sua nazionale, condannata per quel gravissimo gesto di insubordinazione collettiva di cui lo stesso allenatore si sarebbe poi amaramente pentito.
IL CUCCHIAIO DELLA DISCORDIA E L'ILLUSIONE DI GUEYE - Alla ripresa delle ostilità, il copione ha regalato un ulteriore e inaspettato colpo di scena teatrale. Presentatosi dagli undici metri dopo la lunghissima interruzione, Brahim Diaz ha fallito goffamente la trasformazione, abbozzando un incomprensibile cucchiaio. Un errore tecnico talmente osceno e grossolano da alimentare le più disparate teorie: da un presunto e cavalleresco senso di giustizia per compensare un fischio eccessivo, fino al puro e semplice terrore agonistico generato dal clima intimidatorio costruito dagli avversari. Lo zero a zero ha trascinato la contesa ai tempi supplementari, dove il guizzo vincente di Pape Gueye ha illuso la selezione di Dakar di aver conquistato la coppa superando ogni avversità.
Oggi, il verdetto inappellabile del tribunale riscrive in modo indelebile la storia e spazza via gli ultimi strascichi dei festeggiamenti senegalesi. Quella che doveva essere la notte dell'epica gloria di Dakar si è trasformata in un dramma legale, consegnando il trofeo ai nordafricani e scolpendo negli annali un precedente disciplinare che cambierà per sempre il peso delle proteste nel calcio moderno.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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