Il passivo pesantissimo dell'andata non ha affatto cancellato il profondo rispetto che l'Europa intera nutre per l'Atalanta. Al contrario, la roboante vittoria per 6-1 ottenuta alla New Balance Arena ha infuso nell'ambiente del Bayern Monaco l'assoluta certezza di avere tra le mani un potenziale tecnico in grado di cannibalizzare la coppa. Battere con tale disarmante facilità la coraggiosa truppa di Raffaele Palladino, capace nella sua storia recente di far piangere giganti come Chelsea e Borussia Dortmund, ha certificato la forza distruttiva dei bavaresi, pronti a riabbracciare dal primo minuto la loro letale bocca da fuoco: Harry Kane.

I NUMERI DI UN RE - L'impatto del centravanti d'Oltremanica in terra tedesca rasenta la perfezione. L'uragano inglese viaggia a medie siderali, avendo già messo a referto la bellezza di quarantacinque reti in sole trentotto presenze, cifre che rappresentano esattamente un terzo dello spaventoso fatturato offensivo di una squadra capace di siglare centotrentacinque gol in quaranta impegni ufficiali. Un rendimento mostruoso – come analizza La Gazzetta dello Sport – che ha saputo spazzare via in un colpo solo il fantasma di Robert Lewandowski e il disastroso esperimento legato a Sadio Mané.

LA FINE DELLA MALEDIZIONE - Il folle investimento a tre cifre operato dalla dirigenza ha zittito gli scettici. Sbarcato in Germania con l'ingrata etichetta di leader eternamente perdente, l'ex capitano del Tottenham ha letteralmente svoltato la propria carriera. L'integrazione a Monaco di Baviera è stata totale, sia in campo che fuori, dove vive la sua ritrovata serenità insieme alla moglie, ai quattro figli e ai due inseparabili cani. I suoi centotrenta centri in centotrentaquattro apparizioni complessive lo hanno eretto a faro indiscusso di un gruppo che punta senza mezzi termini al "Triple" stagionale.

IL PESO DELLA LEGGENDA - In un club dove il blasone trasuda da ogni seggiolino, il bomber britannico si fa apprezzare per la sua straordinaria dedizione al sacrificio, virtù indispensabile per sopravvivere al cospetto dei miti del passato. L'indirizzo stesso dello stadio è un monito perentorio: piazza Franz Beckenbauer numero 5, a due passi dalle statue celebrative dedicate al Kaiser e all'indimenticabile Gerd Müller. Vestire questa maglia impone di abbassare la testa e pedalare, rifiutando ogni atteggiamento da superstar capricciosa per mettersi al totale servizio dei compagni.

LE SCELTE TRA ROTAZIONI E CEROTTI - Eppure, nonostante la rosa sterminata, il tecnico Vincent Kompany dovrà destreggiarsi tra infortuni e defezioni strategiche. Con l'infermeria che ospita Jamal Musiala, Alphonso Davies e Hiroki Ito, e le squalifiche chirurgiche di Joshua Kimmich e Michael Olise, l'undici titolare subirà fisiologici ritocchi. Tra i pali, smaltita la lieve commozione cerebrale, scalpita Jonas Urbig per far rifiatare un Manuel Neuer gestito con estrema cautela. In preallarme c'è addirittura il giovanissimo Leonard Prescott, sedicenne per cui la società ha dovuto richiedere un permesso speciale per il lavoro notturno.

La passerella d'onore non è contemplata nel vocabolario tedesco. La chiosa dell'allenatore belga non ammette repliche: «Noi non giochiamo amichevoli, c'è sempre tensione nelle nostre partite». I nerazzurri sanno che, per uscire a testa alta da Monaco, servirà l'ennesima battaglia di puro cuore e sudore.

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Sezione: L'avversario / Data: Mer 18 marzo 2026 alle 13:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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