Il nervosismo taglia a fette l'aria pesante di San Siro. Al termine del fischio finale che ha sancito l'uno a uno tra l'Inter e l'Atalanta sapientemente disposta in campo da Raffaele Palladino, il club meneghino ha optato per una clamorosa protesta mediatica. Nessun tesserato si è presentato davanti alle telecamere o in sala stampa: un silenzio stampa tombale, deciso a caldo per manifestare un profondo e radicato dissenso nei confronti della direzione arbitrale, oscurando l'analisi di un risultato che ridisegna gli scenari dell'alta classifica.
VERTICE E MUTISMO - L'allenatore Cristian Chivu, affiancato dall'intera dirigenza e dal gruppo squadra, ha scelto la via dell'isolamento. Subito dopo il triplice fischio, i vertici interisti si sono letteralmente barricati all'interno degli spogliatoi. Un lungo confronto a porte chiuse, utile non solo per analizzare le ragioni tecnico-tattiche di un inciampo inaspettato, ma soprattutto per varare una linea comunicativa di rottura totale. In un periodo storico in cui il tema dei fischietti è costantemente al centro del dibattito nazionale, la scelta di non proferire parola risuona paradossalmente più forte di mille dichiarazioni polemiche, spostando immediatamente l'attenzione dal campo alle scrivanie.
IL MIRINO SULL'ARBITRO - A scatenare l'ira funesta della capolista è stata la conduzione di gara del signor Gianluca Manganiello, reo, secondo la prospettiva milanese, di aver penalizzato pesantemente i padroni di casa in due frangenti cruciali. Il primo e più incandescente episodio riguarda la genesi della rete del pareggio orobico: sotto la lente d'ingrandimento c'è la spinta di Kamaldeen Sulemana ai danni di Denzel Dumfries, valutata ininfluente dall'arbitro prima del decisivo tap-in vincente di Nikola Krstovic. Il secondo capo d'accusa mosso al direttore di gara fa riferimento a un presunto contatto irregolare nell'area bergamasca, dove un tocco di Giorgio Scalvini su Davide Frattesi è stato giudicato veniale, lasciando correre il gioco tra le vibranti rimostranze interiste.
LA CORSA SCUDETTO SI RIAPRE - Al netto delle roventi questioni arbitrali, il verdetto del campo certifica un brusco rallentamento per la prima della classe. La capolista rischia ora di veder riaperto un campionato che sembrava saldamente in pugno: in caso di affermazione del Milan nel posticipo domenicale contro la Lazio, le distanze in vetta si accorcerebbero pericolosamente. D'altro canto, per la tenace truppa orobica questo prezioso pareggio strappato con i denti rappresenta un'iniezione di fiducia vitale, un tassello inestimabile da aggiungere alla propria corsa europea prima di tornare a esibirsi davanti al pubblico amico della New Balance Arena.
Mentre a Milano si mastica amaro e si affilano le armi della polemica chiudendosi a riccio, i bergamaschi si godono un risultato pesantissimo, dimostrando per l'ennesima volta che la propria corazza agonistica è quasi impossibile da scalfire.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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