Il tanto atteso recupero di Lautaro Martinez prosegue spedito verso il traguardo, ma le tempistiche cliniche non collimano con le scadenze del calendario di Serie A: il fuoriclasse sudamericano sarà il grande assente nella delicatissima sfida di domani a San Siro tra Inter e Atalanta. Un forfait ormai acclarato che pesa come un macigno sulle certezze della compagine milanese, costretta a rinunciare ancora una volta al suo leader carismatico per fronteggiare la corazzata bergamasca.
LA CORSA CONTRO IL TEMPO E LA DATA FISSATA - Dopo ventidue interminabili giorni trascorsi tra caute terapie e lavoro in palestra per mettersi alle spalle la noiosa lesione al polpaccio rimediata sul gelido terreno norvegese di Bodo, l'attaccante ha finalmente riassaggiato l'erba del centro sportivo di Appiano Gentile. I fastidi sono un lontano ricordo, ma la prudenza regna sovrana: il programma di riabilitazione mira ad averlo a disposizione per il 22 marzo, in occasione della trasferta sul campo della Fiorentina. Contro la formazione orobica, dunque, si accomoderà nuovamente in tribuna, costringendo Cristian Chivu a ridisegnare un attacco in piena emergenza per la sesta partita di fila.
I NUMERI DELLA CRISI MILANESE - L'assenza del capitano ha letteralmente tolto ossigeno e imprevedibilità alla manovra interista – come evidenzia in queste ore un'accurata analisi de La Gazzetta dello Sport – innescando un vuoto di potere evidente. Le statistiche fotografano una dipendenza totale: con lui in campo i meneghini vincono il 77% delle sfide, senza di lui la percentuale crolla inesorabilmente al 40%. La produzione offensiva ne ha risentito in modo drammatico, con soli cinque gol all'attivo nelle ultime cinque gare e un clamoroso digiuno totale nei due recenti passi falsi contro Como e Milan. Mancherà anche la sua leadership nervosa, la stessa che lo aveva portato a scendere dalla tribuna nel derby perso per protestare veementemente contro l'arbitro Daniele Doveri, spalleggiato dal vice allenatore Aleksandar Kolarov.
LA TRAPPOLA DI PALLADINO E IL TABÙ NERAZZURRO - Mentre l'infermeria milanese tenta di svuotarsi (spera in una mezz'ora a Firenze anche l'altro lungodegente Hakan Calhanoglu), Raffaele Palladino affila le armi per sfruttare l'occasione perfetta. L'allenatore della compagine orobica sa bene come si fa male all'Inter: proprio a inizio febbraio dello scorso anno, alla guida della Fiorentina, annientò la capolista con un perentorio 3-0. Ora, seduto sulla panchina dell'Atalanta, ha la clamorosa opportunità di vendicare il match di andata (perso 1-0 lo scorso dicembre proprio per un guizzo di Lautaro) e spezzare una striscia negativa pesantissima che vede la Dea soccombere contro i milanesi da ben sette incroci consecutivi.
L'ORIZZONTE ARGENTINO E IL RICHIAMO DELLA PATRIA - Sullo sfondo, a incrociarsi con le necessità di club, c'è la forte volontà di riprendersi la ribalta internazionale. Le immagini della sua corsa sul prato verde hanno rassicurato la madrepatria, attirando i commenti entusiasti del compagno Emiliano Martinez sui social: «Bello tornare sul campo verde». Il commissario tecnico dell'albiceleste, Lionel Scaloni, è in contatto diretto e ha già garantito la convocazione per la prestigiosa Finalissima del 27 marzo contro la Spagna.
Prima di guardare all'azzurro dell'Argentina, però, i milanesi dovranno fare i conti con il nerazzurro dell'Atalanta: novanta minuti in cui i bergamaschi, fiutando l'odore del sangue di una squadra orfana del proprio condottiero, cercheranno il blitz perfetto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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