Da quarantacinque anni osserva l’Atalanta da vicino, in veste professionale e non. Cesare Zapperi, giornalista del Corriere della Sera, ha seguito l’evoluzione della squadra nerazzurra lungo decenni di cambiamenti, fino all’era europea degli ultimi anni. Con lui abbiamo analizzato il momento della Dea dopo il pareggio contro l’Inter, tra il peso della sconfitta europea, le difficoltà di continuità in campionato, il valore del punto di San Siro e gli obiettivi realistici della stagione. Dalla gestione della rosa alle scelte offensive, fino al vero nodo emerso negli ultimi mesi: l’Atalanta capace di esaltarsi contro le grandi, ma spesso fragile nelle partite con le squadre di seconda fascia.
IL PAREGGIO CON L'INTER E IL CASO BASTONI
Cesare, che impressione ti ha fatto l’Atalanta nella partita con l’Inter?
«È stato un buon pareggio – descrive ai microfoni di TuttoAtalanta.com –, anche se la prestazione non è stata delle migliori. L’Atalanta arrivava dalla scoppola con i tedeschi e quindi era provata sia sul piano mentale che su quello fisico. Ha giocato un primo tempo sottotono e meglio nella ripresa, con gli ingressi di Ederson, Krstovic e Sulemana. Nel secondo tempo è sembrata più spigliata, più vivace ed è riuscita a pareggiare con un episodio controverso legato a un presunto fallo su Dumfries. Il punto va bene e consente all’Atalanta di interrompere una striscia negativa, perché i bergamaschi con l’Inter perdevano da nove partite consecutive fra campionato e altre competizioni. Restiamo in pista per un posto in Europa, che è la cosa che conta di più».
Un punto, ma non contro la migliore Inter. Sei d’accordo?
«Non è apparsa al massimo dello splendore. Anche l’Inter veniva da una batosta, la sconfitta nel derby. Sicuramente i milanesi sentono il peso dell’avvicinarsi del Milan alla vetta, dopo una stagione condotta sempre in testa. Si avvertono stanchezza, tensione nervosa e anche tensioni arbitrali legate al caso Bastoni e ad altre vicende. È una squadra che non gioca tranquilla. Probabilmente l’allenatore non ha sempre indovinato le scelte e ha pagato anche alcune assenze, come quelle di Lautaro e Calhanoglu. Non è più la squadra brillante vista nella prima parte della stagione e anche con l’Atalanta ha dimostrato di non essere nel suo periodo migliore».
Secondo te, alla luce dei discussi episodi contro la Dea, l’Inter sta pagando il caso Bastoni?
«La lettura più maliziosa è che gli arbitri stiano facendo pagare all’Inter quel gesto assolutamente vergognoso di Bastoni. Il giocatore si è scusato, ma l’immagine di quel gesto credo rimarrà negli anni come un episodio molto grave. Dopo quel fatto, adesso ogni situazione dubbia viene interpretata in modi differenti: i tifosi anti-interisti dicono che è una giusta vendetta, quelli dell’Inter sostengono che stanno pagando per quanto accaduto con la Juventus. Io penso, invece, che bisognerebbe essere più sportivi e prendere atto che nel calcio possono esserci episodi controversi e decisioni discutibili. Spero, e credo non succeda, che la categoria arbitrale non voglia praticare ritorsioni».
Bastoni è cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, noto e riconosciuto per trasmettere certi valori. Li ha dimenticati?
«Non credo che li abbia dimenticati. Credo che, come ha detto lui stesso, sia rimasto vittima della trance agonistica e abbia esagerato. Sono tutti bravi ragazzi. So che Bastoni è molto impegnato nel volontariato. È un ragazzo serio. Certamente quell’episodio è stato gravissimo, soprattutto per l’esultanza dopo l’espulsione di Kalulu. Credo che lui stesso abbia capito di aver fatto una cosa inaccettabile e ne pagherà il prezzo. Lo sta già pagando. Per quello che mi è dato sapere è una persona molto seria fuori dal campo. Ha commesso un gravissimo errore e va censurato. Ma bisogna anche andare oltre, perché di simulatori nel calcio italiano ce ne sono tanti e non solo nell’Inter, ma praticamente in tutte le squadre. Vanno censurati tutti, non va colpito uno solo perché gli altri imparino».
L'APPROCCIO ALLE GARE E IL NODO ATTACCO
È un’Atalanta che spesso va in svantaggio e poi recupera. Forse gioca meglio sotto pressione?
«Dovrebbe partire con un approccio migliore. Nelle ultime partite spesso ha dato il meglio nella ripresa e nel finale. Anche Palladino, dopo la gara con l’Inter, ha detto ironicamente che bisognerebbe segnare un po’ prima e penso abbia ragione. Però anche lui ha qualche responsabilità. Nelle partite con Napoli e Udinese, e in parte anche con il Bayern, sono stati i cambi a dare una scossa. Quindi, forse, le scelte iniziali non sono state completamente azzeccate. Se, cambiando in corsa, la squadra migliora, con il senno di poi qualche scelta poteva essere rivista. Lo Scamacca di questi tempi potrebbe non essere adatto a giocare fin dall’inizio, mentre Krstovic ha maggiore grinta. Ma è facile parlarne dopo. La verità è che l’Atalanta deve iniziare a giocare con convinzione un pochino prima del sessantesimo minuto».
Meglio Scamacca, Krstovic o insieme?
«In tandem la vedo difficile. L’esperimento col Bayern è fallito. Per me difficilmente possono coesistere per 90 minuti. Ci può stare in uno spezzone di partita. Il migliore Scamacca, quando è in forma, ha più tecnica e classe di Krstovic che, però, ci mette grinta, forza ed entusiasmo. Spesso queste caratteristiche lo fanno preferire perché trascina la squadra e costituisce un costante pericolo per gli avversari. Sono due giocatori molto diversi: uno è più bravo tecnicamente, l’altro ci mette più anima. Sta qui la difficoltà per l’allenatore: scegliere chi dei due utilizzare in base alle partite e alla condizione. Sulla carta andrebbe preferito sempre Scamacca, ma nel contesto delle singole gare non è una scelta così scontata».
Quest’Atalanta è davvero lenta e poco produttiva come qualcuno dice?
«Lenta sicuramente no. È però diversa da quella degli ultimi otto o nove anni. Ha perso un po’ di smalto e alcuni giocatori che facevano la differenza. Gioca con un ritmo più basso, ma a volte ha anche espresso grande intensità, vedi contro Roma, Napoli o Juventus. Più che lenta, è altalenante: alterna grandi prestazioni a cadute poco comprensibili, come con Verona, Pisa o Udinese».
Dopo la sosta, con meno impegni, in campionato possiamo aspettarci un’Atalanta diversa?
«Ce lo auguriamo, ma io non credo sia un problema di stanchezza. Per me è soprattutto una questione mentale, di approccio alle partite. Con le grandi squadre gli approcci sono perfetti, con quelle minori spesso non sono all’altezza. C’è un problema di giocatori che non riescono a garantire la stessa intensità e concentrazione con tutti gli avversari. È chiaro che contro le big sia più facile trovare stimoli, ma la differenza è che i veri top club riescono a mettere in campo motivazioni forti anche negli appuntamenti minori. E su questo piano, in questa stagione, l’Atalanta ha fallito diverse prove».
Dipende dal fatto che ormai è abituata a giocare in palcoscenici europei?
«L'Europa è più gratificante e, anche come professionisti, si cerca di fare bella figura. Ci sono gli occhi puntati di tutto il continente e quindi si vuole fare bene. Ma le grandi squadre non falliscono mai nemmeno gli appuntamenti minori, altrimenti non si arriva davvero in alto. Ci si ferma prima».
LA CHAMPIONS E LA GESTIONE DELLA ROSA
Il risultato di Champions sembra ormai compromesso. Palladino ha detto che cercheranno comunque di essere competitivi dando spazio anche a chi ha avuto meno minutaggio. Sarà possibile fare bella figura in Germania?
«L’Atalanta non deve fare brutta figura. Questo è l’unico vero obiettivo. Poi deciderà Palladino se far giocare chi ha meno minutaggio o i titolari. Abbiamo visto a Bergamo cos’è il Bayern Monaco. La competizione è chiusa: dopo un 6-1 non c’è storia. Però la partita va giocata. Loro sono in casa e ci tengono a fare bene. Vediamo di salvare l’onore. Servirà una buona prestazione, migliore di quella dell'andata, sperando che i tedeschi non infieriscano».
Ci sono giocatori che, per te, dovrebbero sempre giocare in quest’Atalanta?
«In realtà quelli che devono giocare, già lo fanno, salvo infortuni o condizioni non ottimali. I giocatori essenziali sono Ederson, De Ketelaere, Carnesecchi e Scamacca quando è in forma. Si è inserito molto bene e si è guadagnato un posto fisso anche Zalewski. Poi ci sono gli inossidabili come De Roon e Djimsiti. Sono però giocatori che cominciano ad avere una certa età e bisognerà porsi il problema del loro logoramento. Non so quante altre stagioni potranno reggere a questi livelli. Bisognerà, e penso che i dirigenti lo stiano già facendo, ragionare su un ricambio, perché vengono da annate molto intense, piene di competizioni e con un’età che inizia a pesare sulle gambe».
Le alternative ai titolari sono all’altezza secondo te?
«Se pensiamo a una rosa di 18-19 giocatori, quelli di sicuro affidamento sono forse 14 o 15. Krstovic è una buona alternativa, ma spesso gioca anche titolare. Sulemana nelle ultime partite ha dimostrato di star bene in quest’Atalanta. Pasalic è un'ottima garanzia a centrocampo. Questi sono i giocatori su cui possiamo contare, così come in panchina si può fare affidamento sulle alternanze in difesa di Ahanor e Kossounou, mentre sulla fascia Bellanova se la gioca con Bernasconi. L’Atalanta ha una buona rosa con 5 o 6 alternative di buon livello, sicuramente meglio di altre squadre di Serie A».
Hai bocciato Samardzic?
«Lo abbiamo aspettato tanto. Io personalmente mi sono stancato. Per una partita buona, ne regala dieci incolore. Ha piedi ottimi, ma gli mancano altre componenti: grinta, aggressività, personalità. E a certi livelli, se non hai queste qualità, non sfondi e rimani un incompiuto. E oggi lui è oggettivamente un incompiuto».
GLI OBIETTIVI STAGIONALI: COPPA ITALIA E CAMPIONATO
La Coppa Italia può diventare l’obiettivo principale della stagione?
«Potrebbe esserlo. L’Atalanta se la gioca con la Lazio e la gara di ritorno è in casa. Ha l’opportunità di andare in finale e poi vediamo cosa succede dall’altra parte del tabellone, tra Como e Inter. Sulla carta le possibilità ci sono. Abbiamo visto che i milanesi non sono una squadra di extraterrestri. Non sono il Bayern e potremmo giocarcela. Sarebbe ora che, dopo il lontano 1963, l’Atalanta tornasse a vincere la Coppa Italia, che garantirebbe anche l’ingresso diretto in Europa League, casomai in campionato si dovesse fallire il raggiungimento di quell’obiettivo».
In un’eventuale finale chi preferiresti incontrare: Como o Inter?
«Io preferirei giocarmela con il Como».
Il punto di San Siro quanto pesa nella corsa all’Europa?
«Non pesa tantissimo. Ormai si deve solo correre. Però psicologicamente è importante: si arrivava dalla batosta con i tedeschi e fermare l’Inter capolista restituisce autostima e convinzione. Dal punto di vista della classifica, invece, a questo punto della stagione sono due punti persi e non uno guadagnato. Se si vuole arrivare in Europa League, d’ora in poi sono vietati passi falsi. Con chiunque».
Quindi l’obiettivo è l’Europa League, non la Champions?
«La Champions credo sia fuori dalla portata di quest’Atalanta».
Ultima domanda: arriva il Verona. Non una big del campionato, con cui la Dea all’andata ha fatto molto male. Non un risultato scontato quindi?
«Torniamo al discorso di prima: l’Atalanta con le piccole ha avuto un rendimento insufficiente, se non addirittura censurabile. Se vuole coltivare ambizioni europee, col Verona deve vincere. Non ci sono alternative. Se non vince, deve solo fare mea culpa e buttarsi interamente sulla Coppa Italia. Se dovesse fallire, anche puntare all’Europa League diventerebbe un’impresa quasi disperata. Quindi non sono ammessi né errori né passi falsi».
Nel ragionamento di Zapperi il tema centrale resta la continuità. L’Atalanta ha dimostrato di poter competere anche con le squadre più forti, ma la stagione è stata segnata da troppe battute d’arresto contro avversari sulla carta più abbordabili. Per questo, più che la rincorsa alla Champions, l’obiettivo realistico diventa la qualificazione all’Europa League, senza escludere che la via più concreta per arrivarci possa essere la Coppa Italia. Tutto, però, passa dalle prossime partite di campionato: gare come quella contro il Verona diventano decisive proprio perché rappresentano quel tipo di sfida che quest’anno la squadra ha faticato di più a interpretare. Se vuole restare in corsa per l’Europa, ora l’Atalanta non può più permettersi passi falsi.
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