La storia dell'Atalanta è pronta ad accogliere il suo nuovo, indiscusso monarca assoluto. Marten de Roon è infatti a un passo dal riscrivere definitivamente i libri dei record della società bergamasca. Manca appena un respiro, un singolo minuto sul rettangolo verde, per consacrare il mediano come il giocatore con il maggior numero di presenze di sempre con la maglia della Dea. Un traguardo monumentale che certifica non solo la straordinaria continuità atletica del giocatore, ma anche un legame viscerale con una piazza che lo ha adottato sin dal primissimo giorno.
IL BIVIO DI MONACO - L'imminente e proibitiva trasferta bavarese contro il Bayern Monaco potrebbe trasformarsi nel palcoscenico perfetto per questa incoronazione. Nonostante il discorso qualificazione sia ormai compromesso, la gara assume un contorno epico per l'universo nerazzurro. Mister Raffaele Palladino ha preannunciato che attuerà delle rotazioni per dar fiato ai titolarissimi, spiegando a chiare lettere: «Farò giocare chi ha visto meno il campo». La concomitante squalifica di Yunus Musah in mezzo al campo lascia però aperto ogni scenario. Se il tecnico decidesse di risparmiare l'olandese in Champions League, la grande festa per il record sarebbe semplicemente rimandata al successivo impegno casalingo alla New Balance Arena contro il Verona.
L'AGGANCIO ALLA BANDIERA - Scendendo in campo per la volta numero 435 in tutte le competizioni, il capitano affiancherebbe una vera e propria istituzione come Gianpaolo Bellini. Un traguardo che assume contorni ancora più impressionanti se si analizzano le tempistiche: mentre l'ex difensore ha impiegato diciotto stagioni per scolpire il suo nome nella leggenda, all'ex Heerenveen – scovato magistralmente nel 2015 da Giovanni Sartori – sono bastati dieci anni. Un'accelerazione vertiginosa, figlia certamente dell'era moderna e delle fitte agende europee, ma che nulla toglie allo status di stacanovista inarrestabile, passato anche per la gestione di Edy Reja prima dell'esplosione definitiva del progetto atalantino.
GERARCHIE DOMINATE - L'ombra lunga del numero quindici si estende su quasi tutte le graduatorie storiche del club. Il podio assoluto parla una lingua decisamente contemporanea, con Mario Pasalic saldo al terzo posto a quota 333 gettoni, capace di superare Valter Bonacina, e un inesauribile Berat Djimsiti in forte ascesa. Le statistiche sono un vero e proprio feudo del nativo di Zwijndrecht: è dominatore incontrastato per apparizioni in Serie A, un primato scippato allo stesso Bellini e a Julio Cesar Angeleri oltre un anno fa, e re indiscusso delle notti internazionali, dall'alto delle sue 73 presenze nelle coppe europee e 42 nella massima competizione continentale, lasciandosi alle spalle compagni di mille battaglie come Rafael Toloi e Davide Zappacosta.
IL RINNOVO E QUEL SOGNO NEL CASSETTO - Le candeline sulla torta saranno presto trentacinque, ma il tempo sembra non scalfire la corazza del guerriero – come sottolinea puntualmente L'Eco di Bergamo – destinato a prolungare ulteriormente la sua avventura lombarda. Il contratto in scadenza a giugno è già oggetto di serene trattative per un rinnovo che appare a tutti gli effetti scontato. L'uomo bionico ha però ancora un demone da sconfiggere: in un decennio costellato di trionfi e notti indimenticabili, la sorte gli ha negato la gioia di sollevare un trofeo vivendo l'atto finale da protagonista sul prato verde, complice il crudele infortunio che lo ha escluso dall'ultimo trionfo in Europa League.
Il recordman assoluto ha ancora fame e obiettivi da rincorrere. Perché le leggende non si accontentano mai di guardare la storia, vogliono continuare a scriverla, partita dopo partita, contrasto dopo contrasto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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