Sul campo è stata una stagione altalenante. Fuori dal campo, almeno in trasferta, è stata qualcosa di peggio: un percorso a ostacoli continuo, fatto di divieti, limitazioni e di una tessera del tifoso che ha di fatto spezzato il legame tra i gruppi del tifo organizzato nerazzurro e le gare esterne. I tifosi dell'Atalanta hanno continuato a fare la loro parte, con passione e senza mai fare mancare il supporto alla squadra. Le istituzioni, invece, hanno reso il loro compito quasi impossibile. E i numeri — impietosi, inequivocabili — raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione politica il costo umano di una stagione blindata.
IL PERCORSO AD OSTACOLI STAGIONE PER STAGIONE - Delle diciannove trasferte di campionato, solo quattro non hanno previsto limitazioni: Parma, Udine, Reggio Emilia con il Sassuolo e Cagliari. Per il resto, è stato un catalogo di restrizioni. Quattro divieti assoluti — Torino sia con il Torino sia con la Juventus, Cremona e Como — hanno cancellato intere fette di stagione per migliaia di tifosi. Il decreto prefettizio per Como aveva blindato il Sinigaglia con una formula senza appello: settore ospiti chiuso, stop alla vendita per i residenti nella provincia di Bergamo. Un divieto quasi totale si è aggiunto a Napoli, dove i tifosi lombardi e tedeschi non potevano acquistare biglietti: nel settore ospiti del Maradona sono stati in nove. Nove. Come rivela Pianetatalanta.it nel suo bilancio stagionale, il numero racconta da solo il livello di assurdità raggiunto nel sistema di gestione dell'ordine pubblico negli stadi italiani.
LA DEA CARD, IL GRANDE ESCLUSO - Il meccanismo più pervasivo è stato quello dell'obbligo di Dea Card: ben dieci trasferte di campionato lo hanno previsto, che diventano undici aggiungendo la semifinale di Coppa Italia con la Lazio. Una misura che, nella pratica, ha precluso la presenza dei gruppi del tifo organizzato nerazzurro — mai aderenti al programma di fidelizzazione — rendendoli spettatori esclusi di una stagione che avrebbero voluto vivere da protagonisti. Il Viminale aveva già colpito duro a gennaio con il divieto di trasferta per Napoli e Lazio fino a fine stagione: una misura tampone che ha aggravato ulteriormente un quadro già devastante per le tifoserie più organizzate.
I NUMERI CHE BRUCIANO - Il risultato è una media presenze nel settore ospiti di 466 spettatori, considerando anche i nove di Napoli ed escludendo i quattro divieti assoluti. Senza contare il Maradona la media sale appena a 499: cifre da Serie D, non da una delle realtà più seguite del calcio italiano. Il minimo stagionale è il dato più impietoso: 65 tifosi atalantini nel settore ospiti del Franchi di Firenze nell'ultima giornata, una fotografia che vale più di qualsiasi relazione ministeriale. Il massimo, al contrario, è stato raggiunto al Mapei Stadium contro il Sassuolo: 1.788 tagliandi staccati, nonostante il prezzo di 39 euro a biglietto, a certificare che la voglia di seguire la squadra non è mai venuta meno — quando le autorità lo permettevano.
LA MEDIA CHE DICE TUTTO - Il confronto tra trasferte libere e trasferte con limitazioni è il dato che chiude definitivamente il dibattito. Le quattro trasferte senza obbligo di tessera e senza divieti hanno registrato una media di 1.133 presenze ospiti — e tra queste c'è persino la difficilissima trasferta di Cagliari, giocata di lunedì alle 18.30 in Sardegna, storicamente la più penalizzata dalle distanze e dagli orari. Quasi 700 presenze in più rispetto alla media generale: un divario che non racconta una questione di interesse o di passione, ma semplicemente di burocrazia e di ostacoli amministrativi che hanno sostituito la politica sportiva. Gli scontri di settembre 2025 tra tifosi di Atalanta e Como avevano innescato la spirale delle restrizioni che si è poi propagata per tutta la stagione, colpendo indiscriminatamente una tifoseria intera per le azioni di pochi.
LA PROTESTA CHE NON HA CAMBIATO NULLA - La Curva Nord non è rimasta in silenzio. Gli striscioni, le prese di posizione, le proteste pubbliche hanno accompagnato ogni trasferta negata senza produrre alcun risultato concreto: il sistema non ha ascoltato. E ora che la stagione è chiusa, i numeri restano lì, senza possibilità di appello. Quattro trasferte libere su diciannove: una percentuale del 21%, la più bassa degli ultimi anni. Il conto è salato, e non è quello dei tifosi.
65 persone a Firenze per l'ultima di campionato. Una cifra che, più di qualunque altra, racconta cosa è stata questa stagione fuori dalla New Balance Arena per il mondo atalantino.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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