Ci vuole onestà per ammettere di aver avuto torto, specialmente quando i fatti ti sbugiardano in modo così clamoroso. Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, l'onestà ce l'ha: in una lunga intervista a Videolina, il patron rossoblù ha raccontato con disarmante franchezza tutti i dubbi che lo avevano tormentato prima di accettare il prestito secco di Marco Palestra dall'Atalanta. Dubbi che il campo ha spazzato via in pochi mesi, lasciando al Cagliari il ricordo di una stagione straordinaria e all'Atalanta un gioiello da 45 milioni.
L'AMMISSIONE CHE SORPRENDE - «Io su Palestra ero molto negativo — ha confessato Giulini — perché prendere un giocatore senza diritto di riscatto, chi me lo fa fare di puntare su un giovane che non è del Cagliari». Una posizione comprensibile: un prestito secco significa investire tempo, energie e aspettative su un giocatore che, qualunque cosa accada, tornerà al proprietario del cartellino. Il rischio era quello di perdere mesi preziosi su un profilo che la Sardegna non avrebbe mai potuto trattenere. Eppure, proprio in quella resistenza iniziale, si nascondeva il germe di un errore di valutazione che lo stesso Giulini ora riconosce senza esitazione.
IL MERITO DI ANGELOZZI - A convincere il presidente è stato il direttore sportivo Guido Angelozzi, uomo di mercato dalla carriera ricchissima che ha creduto nel laterale bergamasco quando ancora il calcio non sapeva bene cosa aspettarsi da lui. «Angelozzi è stato fondamentale nel convincermi» ha ammesso Giulini, rendendo merito a chi aveva visto ciò che il presidente ancora non riusciva a vedere. Una testimonianza che pesa, anche perché il futuro dello stesso Angelozzi al Cagliari non è scontato: il DS rossoblù è corteggiato da diversi club di Serie B, e il confronto con la dirigenza nelle prossime settimane sarà decisivo. Una stagione come quella di Palestra in Sardegna, che si è chiusa con i saluti commossi del giocatore sui social, vale più di qualsiasi argomento a favore della sua conferma.
LA RUOTA CHE GIRA - Poi Giulini allarga il campo e inquadra la vicenda Palestra nel contesto più ampio del rapporto tra Cagliari e Atalanta, un asse che negli ultimi anni ha generato diversi movimenti di mercato. «Sono arrivati tanti grazie da parte di Marco Palestra e del suo agente. Per il suo club... la ruota gira. L'anno prima abbiamo ceduto loro Sulemana e avevamo preso Zortea, Piccoli e Adopo. Penso che in quello scambio ci abbia guadagnato il Cagliari, in questo l'Atalanta. C'è una buona collaborazione». Un'analisi lucidissima: il Cagliari aveva preso tre giocatori utili alla causa cedendo Sulemana; poi ha accettato Palestra in prestito, l'ha valorizzato e lo ha restituito all'Atalanta da giocatore diverso, più maturo, più consapevole, con una valutazione esplosa fino ai 45 milioni. Il saldo finale? In questo round, la Dea ha guadagnato. E Giulini lo ammette senza forzature.
LA STOCCATA CHE RACCONTA TUTTO - A chiudere il cerchio, un'altra citazione di Giulini nella stessa intervista, ancora più esplicativa: «Pensate per esempio a un giocatore come Palestra che arriva in prestito secco dall'Atalanta e fa una stagione in grado di consacrarlo lanciandolo definitivamente». Parole che descrivono meglio di qualsiasi statistica cosa significhi aver ospitato per sei mesi il terzino più richiesto del calcio italiano. Ora tocca a Cristiano Giuntoli decidere cosa fare di questo patrimonio: trattenerlo nel nuovo progetto di Sarri o monetizzare un'offerta irrinunciabile. Qualunque sia la scelta, il Cagliari e Giulini avranno avuto la loro parte in questa storia. Anche senza volerlo, all'inizio.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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