Budapest è pronta. Alla Puskas Arena, oggi alle 18 — un orario insolito, scelto dalla UEFA per la prima volta nella storia della finale di Champions League in luogo del tradizionale prime time delle 21 — va in scena il match che chiude la stagione europea dei club. Da un lato il Paris Saint-Germain, campione d'Europa in carica; dall'altro l'Arsenal, che porta a Budapest la Premier League conquistata per la prima volta in ventidue anni e il sogno di alzare una coppa che non ha mai stretto tra le mani. Non è solo una finale: è un appuntamento con la storia.
IL PSG VUOLE IL BIS: L'EREDITÀ DEL 5-0 SU MONACO - Un anno fa, all'Allianz Arena di Monaco di Baviera, il Paris Saint-Germain scrisse la propria leggenda europea. L'Inter fu travolta da uno storico 5-0 — margine record in una finale di Champions League — e la squadra di Luis Enrique conquistò il suo primo titolo continentale. Adesso i parigini si ripresentano con la consapevolezza di chi ha già vinto, con il medesimo allenatore e con la fame di chi sa che i cicli si costruiscono in serie. Il percorso verso Budapest è stato esaltante: dopo il playoff contro il Monaco, i transalpini hanno eliminato Chelsea, Liverpool e nella semifinale il Bayern Monaco — battuto 5-4 a Parigi prima del pari 1-1 in Germania — in un cammino da applausi. Il calcio europeo che conta si gioca su questi palcoscenici, e il PSG li abita ormai da padrone di casa. Se Luis Enrique portasse la coppa a Parigi per la seconda volta consecutiva, entrerebbe in un club ristrettissimo.
L'ARSENAL DEI MIRACOLI: 22 ANNI E UN SOGNO INTATTO - Di fronte c'è però un'Arsenal che non ha alcuna intenzione di fare da comprimaria. Mikel Arteta, 44 anni, tecnico basco cresciuto alla scuola di Pep Guardiola, ha costruito in cinque stagioni una squadra capace di vincere la Premier League per la prima volta dal 2003/04 — gli Invincibili di Arsène Wenger. Ora insegue la Champions: sarà la seconda finale della storia dei Gunners, vent'anni esatti dopo quella persa contro il Barcellona a Saint-Denis nel 2006. La strada verso Budapest ha richiesto solidità difensiva: in semifinale, l'Atletico Madrid di Diego Simeone è stato eliminato senza subire gol (0-0 all'andata, 1-0 al ritorno). Un Arsenal che sa anche soffrire, oltre che giocare. Con i Mondiali alle porte che raduneranno le nazionali di tutto il mondo, questa finale è l'ultima grande notte europea di club prima che il calcio cambi palcoscenico.
CONDÒ (SKY): «CAMPIONI CONTRO CAMPIONI» - Dagli studi di Sky Sport, il giornalista Paolo Condò ha inquadrato la partita con la consueta lucidità: «Campioni contro campioni» la sintesi di una finale che ha precedenti rari. Il cronista ha sottolineato come entrambe le formazioni abbiano vinto il proprio campionato nazionale nella stagione in corso — PSG in Ligue 1, Arsenal in Premier League — ricordando che l'ultimo precedente simile risale al 2020, quando Bayern Monaco e PSG si fronteggiarono entrambi da campioni nazionali. In sei stagioni, nessuna finale aveva più visto questa configurazione. Condò ha anche messo in evidenza il valore storico del momento per i Gunners, sottolineando come il titolo di Premier League dopo ventidue anni di attesa rappresenti già di per sé un capitolo straordinario nella storia del club londinese.
CAPELLO: «SARÀ MOLTO, MOLTO INTERESSANTE» - Un'altra voce autorevole si è aggiunta al dibattito pre-partita: quella di Fabio Capello, ex allenatore di Milan, Roma e Juventus — fra le altre — che ha espresso la propria emozione di fronte a questa sfida. «Due squadre formidabili, dei tifosi unici» ha dichiarato il tecnico, sottolineando la qualità dei due organici e l'intensità che ci si aspetta in campo. «Sarà molto, molto interessante» ha aggiunto, prima di rivelare la domanda tattica che lo intriga di più: capire se l'Arsenal si presenterà nella versione vista ad inizio stagione — quella più propositiva e offensiva — o se la vittoria della Premier League ha modificato gli equilibri mentali e tattici della squadra di Arteta nel corso degli ultimi mesi. Una finale tra due allenatori spagnoli che promette idee tattiche sofisticate, in un calcio europeo che vede i tecnici iberici dominare le panchine che contano.
LA STORIA ATTENDE - Per la prima volta in assoluto, una finale di Champions League mette una contro l'altra una squadra francese e una inglese. Luis Enrique sogna di entrare nel ristrettissimo club degli allenatori capaci di vincere la Champions due volte di fila. Mikel Arteta sogna il double — Premier League e Champions — che trasformerebbe questa stagione dei Gunners in un'epopea destinata a restare nei libri di storia del calcio. Uno dei due sogni, stasera, diventerà realtà.
Alle 18, la Puskas Arena accenderà i suoi riflettori. Il calcio si ferma.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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