L'Atalanta che verrà sarà una squadra di professori, con un uomo tornato al centro di tutto: il regista. Dopo un decennio di corsa e verticalità, l'arrivo di Maurizio Sarri restituisce dignità a una figura quasi scomparsa, e a benedire la svolta è uno degli ultimi veri direttori d'orchestra passati da Bergamo, Antonino Bernardini, il Professore. Un endorsement pieno, condito però da un suggerimento tattico che suona quasi come una provocazione.

IL REGISTA CHE NON C'È PIÙ - Il punto di partenza è una malinconia: quel ruolo, spiega Bernardini, non lo interpreta quasi più nessuno. «Tutti puntano solo su forza, prestanza e rapidità», ed è per questo, a suo dire, che di partite davvero belle se ne vedono poche a ogni livello. Anche i pochi metronomi rimasti, osserva, «pensano più all'interdizione che alla costruzione»: persino un fuoriclasse come Rodri risponde a quella logica, mentre il play classico tende a sparire.

IL GASPERINISMO E I SUOI LIMITI - Nessuna intenzione di sminuire l'era precedente, ci mancherebbe. I risultati, ammette, sono stati eccezionali. Ma è una questione di gusto: quel calcio, tutto atletismo e riaggressione, non lo ha mai fatto innamorare. «Si perde qualità», sostiene, con meno costruzione, senza il cambio di campo da quaranta metri, un gioco orizzontale che si sviluppa prevalentemente sugli esterni. Un modello vincente e di moda, ma lontano dalla sua idea di pallone.

GAETANO E L'ESPERIMENTO PASALIC - Sulla scelta di affidare la regia a Gianluca Gaetano, ex trequartista, il giudizio è aperto e fiducioso: un passo indietro alla Pirlo, con l'augurio che possa diventare la fortuna della Dea. Poi, però, l'idea che stuzzica. Bernardini proverebbe ad arretrare Mario Pašalić davanti alla difesa: «Vede il gioco, ha il piede». Si perderebbe la sua abitudine a inserirsi e segnare, riconosce, ma per caratteristiche lo immagina perfetto nel cuore del campo. Un tassello del nuovo centrocampo disegnato per Sarri.

L'AMARCORD E IL RUOLO DI JASHARI - Il pensiero corre alla sua Atalanta, quella con Mandorlini: se Gaetano vestirà i panni che furono suoi, allora Ederson sarà il Marcolini della situazione, mentre a Lazar Samardžić, dotato di maggiore qualità, spetterebbe la parte dell'Ariatti. C'è spazio anche per un pronostico su Ardon Jashari: «Potrebbe essere una rivelazione», in un percorso di rilancio simile a quello vissuto da Charles De Ketelaere. Un centrocampista completo, capace persino di affiancare Gaetano da mezzala, che Bernardini ricorda dominante nella sfida di Bergamo contro il Bruges.

LA FIDUCIA NEL SARRISMO - Il Professore non nasconde la propria ammirazione per il tecnico toscano, capace a suo dire di fare bene anche con una Lazio giudicata mediocre e ferma sul mercato. «Rivedremo un altro calcio», quello fatto di palleggio e di un regista che «vede il gioco più degli altri». E arriva pure la confessione personale, raccolta da L'Eco di Bergamo: gli sarebbe piaciuto avere Sarri come allenatore, convinto che sarebbe stato un uomo chiave per lui, esattamente come lo furono Jorginho al Napoli o Cataldi alla Lazio.

SERVIRÀ TEMPO, MA POI VOLERÀ - Cambiare pelle dopo dieci anni non sarà immediato. Si passa dalla riconquista a tutto campo al possesso ragionato, con compiti diversi per ogni reparto, e Sarri ha storicamente bisogno di rodaggio. Ma Bernardini non teme un'annata di transizione: qualche mese di assestamento, poi la squadra assimilerà i concetti «e volerà». La previsione è ambiziosa, quella di un'Atalanta ancora in corsa per l'Europa, magari per la Champions: «Se non hai certe ambizioni, non prendi Sarri».

DA JURIC ALLA CONFERENCE - Sul recente passato, il giudizio è netto: dopo l'addio di Gasperini si era cercata una fotocopia con Juric, «ma ha sbagliato tutto», e anche Palladino si era mosso su quella scia. Ora il cambio radicale, al momento giusto. Quanto alla Conference League, Bernardini la definisce "brutta" solo se paragonata alla Champions: resta un trofeo da provare a vincere, e lui l'avrebbe giocata volentieri. Il tutto dentro un progetto di gioco destinato a cambiare volto alla squadra.

UN APPELLO ALLA TECNICA - Il ragionamento si allarga infine alla crisi del calcio italiano. Rilanciare la qualità nei vivai, per Bernardini, sarebbe fondamentale, perché oggi nei settori giovanili si guarda solo al fisico. E la prova vivente è il migliore di tutti: Messi, alto appena un metro e settanta. Un auspicio che vale anche per il suo futuro in panchina, in Prima Categoria con la Fiorente Bergamo, dove proporrà il proprio calcio con il regista al centro. Il suo, assicura, l'ha già individuato.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Lun 20 luglio 2026 alle 19:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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