L'Atalanta che abbandona la linea a tre per abbracciare la difesa a quattro prova a dare una spinta a una Serie A che ha bisogno di rinnovarsi. Il Mondiale appena concluso ha ribadito una tendenza ormai globale: tutte le nazionali più forti difendono con quattro uomini, e il 4-2-3-1 è il marchio di fabbrica di Spagna e Francia, le due migliori del torneo.

IL MODELLO INTERNAZIONALE - Anche le altre squadre arrivate ai quarti hanno piazzato i quattro dietro, lasciando la retroguardia a tre a chi costruiva barricate, come il Paraguay «guerrigliero» sfidato dai Bleus agli ottavi: roba da piccole, insomma. È del resto ciò che il grande calcio ripete da tempo – riferisce L'Eco di Bergamo –: le big d'Europa adottano la linea a quattro con pochissime eccezioni, in primis l'Inter. Sintetizzando in modo brutale, difendere a tre — che nella maggior parte dei casi diventa a cinque — significa spesso giocare per difendersi. L'Atalanta di Gasperini rappresentava l'eccezione, con esterni offensivi e un'impronta tutt'altro che rinunciataria, pur restando ancorata a principi d'antan come la marcatura a uomo.

L'ALBO D'ORO DELLA LINEA A TRE - Nell'ultimo decennio i migliori tecnici del campionato hanno lavorato a tre: Conte e Allegri, Inzaghi e Gasperini, con le sole parentesi del Napoli di Spalletti e del Milan di Pioli a spezzare la sequenza. La cultura della sicurezza ha sempre finito per condizionare anche chi partiva con intenzioni più sfrontate. Nota a margine: il miglior allenatore italiano, Ancelotti, ha sempre giocato a quattro.

IL CAMBIO DI FILOSOFIA - Prendendo Maurizio Sarri, la Dea volta pagina dopo dieci anni di 3-4-2-1 e affini, soprattutto dopo le stagioni più difensive di Juric e Palladino. È l'ingresso nel calcio contemporaneo: difesa a zona, addio all'uno contro uno, gioco offensivo e un regista a dirigere l'orchestra nel 4-3-3 che cambierà i connotati alla squadra. Un ritorno alle origini, in fondo: prima di Gasperini l'Atalanta aveva quasi sempre giocato a quattro, dal 4-4-2 di Del Neri, Vavassori e Colantuono fino alla prima bozza di 4-3-3 sarriano firmata da Mandorlini ventitré anni fa.

A CAPO DEL PARTITO DEI QUATTRO - Ora la Dea si ritrova alla testa della pattuglia della difesa a quattro, che comprende un altro tecnico brillante e dogmatico come Fabregas al Como e il più duttile Spalletti alla Juventus. Sarri è l'unico dei tre a piazzare il play davanti alla difesa, in cabina di regia – un ruolo per cui Gianluca Gaetano è il primo mattone. Allargando lo sguardo, il «partito dei quattro» esce vincitore: Grosso ha convertito la Fiorentina, il Bologna proseguirà con Tedesco, mentre a tre resistono la Roma di Gasperini e l'Inter di Chivu. Occhio anche ad Amorim al Milan, fautore del 3-4-3 gasperiniano ma reduce dal flop al Manchester United, e ad Allegri, che con il Napoli riflette su un possibile passaggio al 4-3-3.

UNA SFIDA ANCHE PER LA NAZIONALE - Non è una rivoluzione culturale, ma è un piccolo segnale di emancipazione dalle vecchie certezze, quelle per cui l'allenatore italiano si è sempre sentito più solido con un uomo in più dietro. Una tendenza che specializza i giocatori in una sola posizione — Bastoni solo braccetto sinistro, Dimarco a suo agio unicamente con tre dietro — e che ha costretto perfino i ct a giocare a tre controvoglia. Anche uomini come Giorgio Scalvini, cresciuti nella difesa a tre, andranno testati a quattro: una delle sfide dell'Atalanta di Sarri, che potrebbe tornare utile pure all'Italia.

Un piccolo strappo alla tradizione che potrebbe diventare la base per la ripartenza del nostro calcio. E stavolta a tracciare la rotta è la Dea.

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Sezione: Zingonia / Data: Mar 21 luglio 2026 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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