Prima ancora dell'annuncio ufficiale, atteso nei prossimi giorni, è già possibile tracciare la mappa di dove comincerà davvero il lavoro di Maurizio Sarri all'Atalanta. Il punto di partenza non sarà il centrocampo, né l'attacco: sarà la difesa. Ed è lì che il cambiamento rispetto al recente passato nerazzurro risulterà più netto, più visibile, più radicale.
ADDIO AL TRE, BENVENUTO AL QUATTRO - Per oltre un decennio, il dogma tattico di Zingonia è stato la difesa a tre: tre centrali, due esterni a tutto campo, marcatura a uomo e pressing calibrato sull'avversario. Con Sarri, tutto questo sparisce. Il Comandante ha sempre lavorato con una linea a quattro — due centrali, due terzini — e non ha mai avuto motivo di abbandonarla. La marcatura a uomo lascia il campo alla copertura zonale collettiva, con la linea difensiva che si muove in blocco e regola la propria altezza in funzione delle caratteristiche dei singoli interpreti. In fase di possesso, i terzini non sono semplici supporti: sono costruttori, chiamati al dialogo continuo con la mezzala e l'ala del proprio lato. Una filosofia radicalmente diversa, che richiederà una fase di adattamento non breve – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport – ma che potrebbe valorizzare alcuni elementi in modo inaspettato.
SCALVINI, IL PILASTRO DESIGNATO - Il punto fermo dell'intera retroguardia sarriana sarà Giorgio Scalvini. Destro di piede, capace di impostare dal basso con qualità superiori alla media del ruolo, il centrale di Chiari ha già ricoperto la posizione nel sistema a quattro sia nelle giovanili atalantine sia con la Nazionale italiana. La difesa a quattro di Sarri valorizza chi sa giocare il pallone, e su questo piano Scalvini non ha concorrenti nel gruppo. Accanto a lui, la prima idea vedrebbe Isak Hien: lo svedese usa il sinistro con disinvoltura non comune per un centrale destro, ha già ricoperto la posizione in Nazionale, ai tempi del Djurgårdens e durante il ciclo all'Hellas Verona in Serie A. Una coppia che sulla carta offre verticalità, piede preferenziale alternato e discreta confidenza con la struttura a quattro.
LE ALTERNATIVE IN MEZZO - Il parco centrali offre comunque opzioni di valore. Odilon Kossounou conosce bene il sistema: l'ivoriano ha giocato in linea a quattro con il Club Brugge, con il Bayer Leverkusen e con la Costa d'Avorio, il che lo rende immediatamente adattabile alla nuova filosofia. Berat Djimsiti ha già dimostrato di saper ricoprire il ruolo ai tempi del Benevento con Roberto De Zerbi, un tecnico che del palleggio difensivo ha fatto un marchio di fabbrica. Sead Kolašinac, l'unico mancino naturale tra i centrali, porta in dote fisicità e esperienza internazionale maturata nel tempo.
LE FASCE: GERARCHIE DA COSTRUIRE - Il capitolo terzini è quello che offre gli scenari più interessanti, e qualche inedito. A sinistra, il ballottaggio principale coinvolgerà Honest Ahanor e Lorenzo Bernasconi. Il primo, classe 2008 arrivato dal Genoa dove aveva già esordito da laterale sinistro con Alberto Gilardino in panchina, nasce tecnicamente come difensore centrale ma è cresciuto nella fascia. Il secondo, mancino naturale e più esperto all'interno del gruppo, è il profilo di riferimento nella gerarchia del momento. Entrambi hanno già percorso quella strada nei loro rispettivi percorsi giovanili: il sistema a quattro non sarà un territorio completamente inesplorato.
A DESTRA, UNA RICCHEZZA DA GESTIRE - Sulla corsia opposta la scelta è più ampia e, per certi versi, più intricata. Marco Palestra è il nome su cui l'Inter preme con più insistenza, ma al momento rientra a pieno titolo nel progetto tecnico nerazzurro. Davide Zappacosta ha vissuto una stagione trascinante nonostante i 33 anni anagrafici, e ha già lavorato da terzino destro proprio con Sarri ai tempi del Chelsea: una garanzia tecnica e umana per la fase di transizione. Raoul Bellanova, infine, è nato terzino nelle giovanili milaniste prima di spostarsi in posizioni più avanzate con il Torino e poi a Bergamo: il ritorno al ruolo originario è uno scenario concreto, non una forzatura. Tre profili diversi per caratteristiche e storia, tutti in grado di interpretare la fascia nel 4-3-3 del Comandante. La rivoluzione del modulo è già cominciata, ancora prima del primo allenamento.
Per l'Atalanta, cambiare sistema difensivo dopo oltre dieci anni significa riscrivere un'identità costruita mattone su mattone. Per Sarri, prendere una rosa pensata per il tre e riprogettarla per il quattro è la sfida tecnica più stimolante che potesse trovare. I materiali ci sono, le idee anche: ora serve solo il tempo per vedere i pezzi al loro posto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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