Il sipario europeo cala sull'Atalanta nel suggestivo palcoscenico dell'Allianz Arena, dove il Bayern Monaco ribadisce la propria superiorità schiacciante. Eppure, nelle pieghe di una qualificazione compromessa già all'andata, spicca l'orgoglio di chi non ha smesso di lottare. Lazar Samardzic, autore della pregevole rete della bandiera che ha addolcito il passivo finale (4-1), si presenta in Mixed Zone con la maturità di un veterano. Il fantasista serbo analizza con lucidità chirurgica l'impossibilità di arginare l'attuale strapotere bavarese, soffermandosi sulla necessità di capitalizzare meglio le occasioni negli ultimi trenta metri. Messa in archivio la prestigiosa parentesi di Champions League, il mirino del talento nerazzurro si sposta immediatamente sugli obiettivi domestici: una rimonta prepotente verso il quarto posto in campionato e l'assalto alla Coppa Italia, sospinti dall'incondizionato e commovente amore della tifoseria bergamasca. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Nonostante una buona prestazione generale e un approccio coraggioso, l'Atalanta si è dovuta arrendere allo strapotere di questo Bayern Monaco. L'impegno profuso non è bastato per colmare il divario tecnico in campo?
«Sfortunatamente non è bastato, né questa sera né nella gara di andata a Bergamo. Dobbiamo essere onesti e riconoscere che hanno ampiamente dimostrato di essere una squadra formidabile, dotata di una forza d'urto impressionante. Da parte nostra, posso garantire che abbiamo dato letteralmente tutto sul campo, provando in ogni modo a strappare un risultato positivo. Tuttavia, ci siamo scontrati contro un avversario che ha disputato due partite semplicemente incredibili sotto ogni punto di vista».
Nel primo tempo siete riusciti a contenere con ordine le folate offensive bavaresi, subendo poi l'episodio sfortunato del doppio rigore. Nel secondo tempo, contro quella che attualmente è forse la squadra più forte del mondo, cosa è mancato? C'era margine per fare scelte diverse negli ultimi metri?
«Credo che l'approccio difensivo nel primo tempo sia stato corretto e applicato bene. Siamo riusciti a chiudere gli spazi come avevamo preparato. Il vero rammarico risiede nella gestione del pallone negli ultimi trenta metri: quando riconquisti la sfera contro avversari di questa caratura, devi essere chirurgico nelle scelte e nella qualità dell'ultimo passaggio. Loro sono una corazzata che monopolizza il possesso palla, te lo lasciano pochissimo e non lo perdono quasi mai. Di conseguenza, quando hai l'opportunità di ripartire, devi capitalizzare al massimo. È un compito estremamente arduo, ma usciamo dal campo a testa alta, consapevoli di aver dato tutto, e guardiamo avanti con fiducia».
A livello psicologico e mentale, quanto è stato difficile preparare questa sfida sapendo di dover scalare una montagna dopo il severo risultato dell'andata?
«Ci eravamo prefissati un piano gara molto chiaro: volevamo difendere con compattezza per poi ripartire con l'obiettivo di trovare la via del gol. Nella prima frazione di gioco le cose stavano andando secondo i nostri piani, avevamo retto bene l'urto. Poi, inevitabilmente, l'episodio del rigore ha spostato l'inerzia e sbloccato la loro partita. Come dicevo, contro di loro si fa una fatica immensa perché ti nascondono il pallone e ti costringono a correre a vuoto per recuperarlo. Ma la nostra fame e la nostra dedizione non sono mai venute meno».
Un pensiero doveroso va ai 3.700 tifosi bergamaschi che hanno affrontato questa lunga trasferta per sostenervi incessantemente, nonostante le probabilità di passaggio del turno fossero minime.
«I nostri tifosi sono letteralmente incredibili, una risorsa inestimabile. Hanno trasformato il nostro stadio in una bolgia all'andata e, cosa ancora più straordinaria, ci hanno applaudito e rincuorato subito dopo aver perso 6-1 in casa. Anche stasera si sono fatti sentire dal primo all'ultimo minuto in uno stadio immenso come questo. A loro va il nostro ringraziamento più profondo e sincero: dimostrano ogni volta di essere i migliori tifosi in assoluto».
Chiuso il capitolo europeo, il calendario vi impone di focalizzarvi sui traguardi nazionali. È più realistico puntare a una furiosa rincorsa per ricucire il gap dal quarto posto in campionato o concentrare le energie per provare a sollevare la Coppa Italia?
«Puntiamo a entrambi i traguardi, senza preclusioni. Vogliamo competere al massimo su tutti i fronti rimasti. Siamo un gruppo forte, compatto e ambizioso, e il nostro sguardo è già proiettato al futuro. In Coppa Italia siamo pienamente in corsa e abbiamo tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo e fare benissimo. Allo stesso tempo, anche in campionato la classifica è ancora aperta e i giochi non sono decisi. Vedremo cosa succederà da qui alla fine della stagione, ma noi ci proveremo con tutte le nostre forze».
Nonostante l'amarezza per l'eliminazione, a livello personale hai trovato la gioia del gol della bandiera. Che emozione si prova a gonfiare la rete in un tempio del calcio mondiale come l'Allianz Arena?
«È un'emozione indescrivibile, qualcosa che ti resta dentro per sempre. L'Allianz Arena è un palcoscenico magnifico, strutturalmente e per l'atmosfera che si respira, senza dubbio uno degli stadi moderni più belli e affascinanti del mondo intero. In passato ci ero già stato in panchina, ma viverlo da protagonista e riuscire a incidere con un gol in questa cornice è stato un momento davvero speciale, nonostante il naturale rammarico per il risultato finale della squadra».
La maturità e la consapevolezza di Lazar Samardzic delineano l'orizzonte di un'Atalanta che non ha tempo per i rimpianti. L'esperienza europea, seppur conclusasi contro un avversario di caratura superiore, si trasforma in preziosa linfa vitale per alimentare il rush finale della stagione, con la Dea pronta a gettarsi a capofitto nella rincorsa Champions e nel sogno Coppa Italia.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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