Il pareggio a reti bianche rimediato sul campo del Monopoli non è bastato a placare l'ira funesta di Valerio Antonini. Il presidente del Trapani, squadra desolatamente confinata all'ultimo posto del Girone C di Serie C a causa di una pesantissima e discussa zavorra di venticinque punti di penalizzazione, ha rotto il silenzio affidando ai propri canali social uno sfogo al vetriolo. Un intervento durissimo che mescola l'orgoglio sportivo a pesanti accuse verso le istituzioni, delineando un percorso di sopravvivenza che passerà inevitabilmente per le aule di giustizia.
LA MAXI OFFENSIVA NEI TRIBUNALI - Il numero uno della società siciliana ha tracciato in prima persona la roadmap della controffensiva giudiziaria, pienamente convinto di poter recuperare un tesoretto vitale per le sorti del club. «La nostra salvezza dovranno essere i punti che devono restituirci in un modo o nell'altro perché la penalizzazione non ha di che esistere», ha tuonato il patron senza mezzi termini. Il fittissimo calendario delle udienze è già stato fissato: il prossimo 21 aprile la palla passerà al Coni per cercare di riavere indietro i primi tre punti sottratti a ottobre. A questo primo step seguiranno ulteriori ricorsi al medesimo ente per il blocco di cinque lunghezze decurtate a dicembre e un decisivo appello alla Corte per i restanti cinque punti cancellati a fine marzo.
LE ACCUSE DI COMPLOTTO AL SISTEMA - L'attacco frontale del dirigente non risparmia nessuno e si spinge fino a ipotizzare manovre oscure orchestrate ad arte per affossare lo sport cittadino. Il presidente punta il dito contro i vertici del pallone e le istituzioni fiscali locali, parlando apertamente di una «clamorosa macchia di interpretazione da un lato della FIGC e di un illecito atto dell'Agenzia delle Entrate di Trapani». Il ritardo burocratico nella gestione delle pratiche viene etichettato come una vera e propria «vergogna assoluta», portando il massimo esponente granata a lanciare un'ombra inquietante sulle reali motivazioni della grave crisi societaria: «Hanno fatto di tutto per eliminare sia il basket che il calcio a grandi livelli. E sappiamo tutti chi c'è dietro. O facciamo finta di non saperlo?».
L'ULTIMA CHIAMATA PER LA SQUADRA - Al netto delle scartoffie, degli avvocati e delle aule di tribunale, c'è un inappellabile verdetto del campo da onorare fino all'ultimo respiro. Il Trapani è chiamato a compiere un'impresa sportiva per agganciare almeno il treno playout, un traguardo che secondo il patron è ampiamente strameritato rispetto all'effettivo cammino sul rettangolo verde di avversarie dirette come Foggia e Siracusa. Il diktat imposto allo spogliatoio è categorico: «Intanto dobbiamo fare sul campo almeno sette punti nelle ultime tre partite. I giocatori ora devono sputare l'anima, molto più di quanto fatto tra Foggia e Monopoli, ma sono fiducioso. Mai perdere la speranza sino all'ultimo».
Una rabbiosa chiamata alle armi che infiamma il rush finale dei siciliani, trasformando le prossime tre sfide in autentiche finali dove la disperazione dovrà obbligatoriamente tramutarsi in feroce determinazione agonistica.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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