Una resa incondizionata che lascia l'amaro in bocca. Eusebio Di Francesco non si nasconde dietro a un dito e affronta la sala stampa con la schiettezza di chi sa di aver assistito a una delle peggiori prestazioni stagionali del suo Lecce. Il tecnico giallorosso viviseziona la pesante sconfitta interna subita per mano dell'Atalanta, evidenziando il black-out totale e inspiegabile della sua squadra dopo un avvio promettente. Tra i meriti indiscussi di un avversario qualitativamente superiore (con una menzione d'onore per l'ex Krstovic) e le carenze caratteriali dei salentini emerse sul doppio svantaggio, Di Francesco traccia la linea per il futuro: resettare immediatamente le scorie di questa disfatta per tuffarsi anima e corpo nelle ultime sette, decisive battaglie per la permanenza in Serie A. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister Di Francesco, sul primo gol dell'Atalanta si nota una retroguardia del Lecce che arretra inspiegabilmente, concedendo metri preziosi. Un atteggiamento rinunciatario che si è ripetuto anche in occasione del raddoppio. Come si spiega questo calo contro una Dea che, fino a quel momento, non sembrava irresistibile?
«Avete analizzato perfettamente la situazione: oggi abbiamo assistito a due partite diametralmente opposte all'interno degli stessi novanta minuti. Fino al gol del loro vantaggio, sono convinto che abbiamo visto un buonissimo Lecce. Eravamo corti, aggressivi, vincevamo i contrasti e i duelli individuali. Poi, però, siamo mancati nella nostra solita pecca: le scelte sbagliate negli ultimi metri e la totale incapacità di concretizzare la pressione offensiva. Nel momento esatto in cui l'Atalanta ha sbloccato il match, la nostra squadra si è letteralmente spaccata in due in troppe circostanze, e questo è un lusso che per salvarci non possiamo assolutamente permetterci. Bisogna anche riconoscere i grandissimi meriti dell'Atalanta e lo strapotere fisico e tecnico di certi loro interpreti, capaci di ribaltare l'azione con una facilità disarmante. In sintesi: noi abbiamo offerto una prestazione nettamente al di sotto dei nostri standard, mentre l'Atalanta ha disputato un'ottima gara».
C'è almeno un aspetto positivo da salvare in questo pomeriggio così complicato?
«Se vi dicessi che c'è qualcosa da salvare, vi racconterei una grandissima bugia. E ci metto in mezzo per primo l'allenatore: oggi non c'è assolutamente niente da salvare. Punto. L'unica cosa che dobbiamo fare è resettare immediatamente questa sconfitta così pesante dal punto di vista della prestazione e dell'atteggiamento, un atteggiamento che non ci appartiene e che non avevamo mai mostrato nelle gare precedenti. Oggi, semplicemente, non siamo stati il vero Lecce. Avrei voluto vedere per tutti i novanta minuti l'intensità espressa nel primo quarto d'ora, ma so bene che di fronte c'era un avversario di primissima fascia. Pensiamo al loro attacco: c'era Krstovic, un giocatore che prima era qui con noi, che è stato bravissimo a farli salire e a farli giocare. Poi, pescando dalla panchina, hanno inserito elementi in grado di cambiare ulteriormente marcia. Parliamo di una squadra forte, al di là dei nostri imperdonabili difetti ed errori odierni».
A preoccupare maggiormente è stata la totale assenza di reazione. Sul 2-0 la squadra è sembrata spenta, priva di quell'aggressività e di quella ferocia necessarie per provare a riaprire la partita. Anche dalla panchina avete avuto questa netta sensazione?
«Assolutamente sì, la percezione dalla panchina era identica alla vostra. Ho cercato in tutti i modi di dare una scossa modificando l'assetto e inserendo giocatori diversi per dare un po' di vivacità e creare qualche grattacapo in più all'Atalanta. Ma la realtà è che oggi ci siamo espressi su livelli accettabili solo per i primi venti, venticinque minuti, fino al momento del loro gol. Fino a quell'istante eravamo corti e aggressivi. All'intervallo, negli spogliatoi, la primissima cosa che ho detto ai ragazzi è stata di non spegnersi assolutamente, di rimanere aggrappati alla gara perché mancava ancora tutto il secondo tempo. Purtroppo, però, la testa del calciatore non è governata da un interruttore che si accende e si spegne a comando. Non siamo stati minimamente all'altezza delle nostre reali capacità. Mi fa male, mi fa davvero tanto male aver offerto una prestazione di questo livello davanti al nostro pubblico e nel nostro stadio. Mi auguro con tutto il cuore che sia solo un episodio negativo e che ci serva da profondo insegnamento per le prossime sette battaglie».
Può essere proprio questo il monito per il finale di stagione? Mancano sette partite per non vanificare un'intera annata.
«Siamo tutti abituati a dover lottare con i denti. Non credo che negli anni passati il Lecce si sia mai salvato con mesi di anticipo alla trentunesima giornata. La storia di questo club insegna che si deve soffrire fino alla fine, ed è quello che faremo. Noi siamo questi: con i nostri pregi, i nostri limiti e i nostri difetti, ma il diktat è non mollare un centimetro. Ad oggi siamo pienamente in corsa per la salvezza. Faremmo un errore madornale a considerare d'ora in poi le partite come "abbordabili" o meno. Ogni gara dovrà essere interpretata con una mentalità radicalmente differente rispetto a oggi. Quello che mi ha fatto infuriare è che un gol lo si può anche prendere contro una squadra del calibro dell'Atalanta, ma è inaccettabile dare quella sensazione di arrendevolezza e scarsa reattività dopo averlo subito. Forse avevamo le gambe pesanti, forse abbiamo pagato le scorie della sosta per le Nazionali, non lo so. A mente calda ho preferito tacere e non dire troppe cose nello spogliatoio; analizzerò la situazione stasera con calma per poi confrontarmi in modo costruttivo con i ragazzi».
A livello di formazione iniziale, al netto dell'assenza di Gallo, ha dovuto fare i conti con pedine non al meglio della condizione. Scelte come quelle di Fofana e l'esclusione dall'undici titolare di Gonzalez sono state dettate proprio da questioni fisiche?
«Gonzalez in realtà era recuperato e avrebbe potuto anche partire titolare, ma ho preferito fare una scelta diversa basandomi su ciò che vedevo durante gli allenamenti e sulla condizione fisica generale. Per quanto riguarda Fofana, sapevo che avrebbe potuto commettere qualche sbavatura tecnica, ma mi interessava molto il suo possibile impatto a livello agonistico e fisico. Ha fatto delle cose buone, ma ovviamente, quando si commettono troppi errori individuali, l'intera squadra ne risente. Mi dispiace per il ragazzo, perché ai primi due palloni sbagliati ha subito avvertito il brusio e i borbottii del pubblico. Fa parte del calcio, per carità, ma a volte quando parliamo di giovani, che siano italiani o stranieri, dovremmo ricordarci che hanno bisogno anche di sopportazione e supporto psicologico».
E a livello tattico, la scelta di schierare Cheddira dall'inizio in avanti?
«Essendo l'Atalanta una squadra notoriamente molto aggressiva che marca a tutto campo, avevo bisogno di un giocatore di grande "gamba" e corsa, capace di attaccare costantemente gli spazi per cercare di sfruttare al massimo le nostre risorse offensive in profondità. Avere una rosa non lunghissima e poter contare su tutti gli effettivi in queste ultime sette giornate sarà per noi vitale. So già, ad esempio, che non avrò a disposizione determinati giocatori che possono cambiare l'inerzia a gara in corso, come Banda. Spero che Coulibaly metta nelle gambe una settimana di lavoro piena per poter ripartire dall'inizio, e che Gonzalez ritrovi la condizione ottimale dopo i problemi al ginocchio, così da avere più risorse a centrocampo. Ma al di là di chi gioca o di chi subentra, anche noi oggi abbiamo fatto cinque cambi eppure l'inerzia non si è modificata. Il vero problema di oggi è stato psicologico. Dobbiamo ripulire la mente in fretta, perché non siamo assolutamente la squadra brutta, arrendevole e spenta vista oggi in campo».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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