Il vento d'Europa soffia sempre più forte sulle vele nerazzurre. Espugnato il Via del Mare con un perentorio tris ai danni del Lecce, la formazione guidata da Raffaele Palladino lancia un inequivocabile segnale di forza all'intero campionato e alle dirette concorrenti. Una vittoria maturata con la pazienza strategica delle grandi squadre, capace di assorbire l'urto iniziale dei padroni di casa per poi sprigionare una ferocia offensiva e una solidità difensiva da manuale. Ai microfoni di DAZN, l'allenatore campano ha vivisezionato i novanta minuti salentini, sottolineando le fisiologiche difficoltà legate al rientro dei tanti nazionali e al primo vero caldo stagionale. Ma oltre alle minuziose disamine tattiche, dalle parole del tecnico emerge la fiera consapevolezza di un gruppo giunto all'apice della propria maturità: con gli infuocati scontri diretti alle porte e una semifinale di Coppa Italia da conquistare, Palladino serra i ranghi e fissa la rotta verso il traguardo senza concedere sconti. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister Palladino, vivendo la partita a pochi passi dalla sua panchina, è parso evidente come nei primi venti minuti lei non fosse affatto soddisfatto dell'andamento della gara, nonostante il largo successo finale. Quali erano le insidie di questo avvio?
«Sì, era una partita che nascondeva innumerevoli insidie. Innanzitutto, riprendere il filo del discorso dopo la sosta per le Nazionali è sempre estremamente complicato: avendo ben quindici giocatori convocati in giro per il mondo, il gruppo si è ricompattato solamente alla spicciolata. Preparare una sfida del genere, sia sul piano fisico che su quello della tenuta mentale, non era affatto semplice. Inoltre, si è fatto sentire il primo vero caldo stagionale, un fattore di cui hanno sofferto un po' entrambe le formazioni in avvio. Nei primi quindici minuti la nostra manovra risultava un po' troppo lenta, il giro palla faticava a decollare ed eravamo diventati prevedibili. Poi, fortunatamente, ci siamo sbloccati: abbiamo aggiustato alcune posizioni in campo e la squadra è stata brava a rimanere mentalmente dentro la partita in ogni singolo frangente. Siamo stati letali nell'andare ad attaccare la profondità, come hanno dimostrato le giocate di Krstovic e di Charles De Ketelaere, anche se avremmo potuto sfruttare ancora meglio le catene sul lato sinistro. Nel complesso, però, sono profondamente soddisfatto della prestazione. Aver mantenuto l'ennesimo clean sheet infonde ulteriore sicurezza a tutto il reparto arretrato e dimostra che questa squadra ha interiorizzato un concetto per me vitale: si difende bene tutti insieme e si attacca compatti. Questa era la prima di otto finali: l'abbiamo superata, staccando chi ci insegue e mettendoci col fiato sul collo di chi ci precede. Dobbiamo continuare inesorabilmente con la nostra scalata».
Raffaele, si è avuta la netta sensazione che l'Atalanta abbia saputo gestire le proprie energie, lasciando volutamente sfogare il Lecce nei primi venti minuti per poi sgasare, alzare l'intensità e dominare il campo. È questa la maturità definitiva che serve per il decisivo assalto all'Europa?
«La tua analisi è assolutamente impeccabile e veritiera. Ci aspettavamo un Lecce molto aggressivo e arrembante sin dai primissimi minuti, perché per loro questa gara rappresentava un crocevia quasi decisivo per le speranze di salvezza. Proprio per questo motivo, mi è piaciuta enormemente la maturità mostrata dalla mia squadra. Siamo rimasti in totale controllo della partita: è vero, abbiamo concesso fisiologicamente qualche ripartenza, ma li abbiamo fatti sfogare con grande intelligenza. Sapevamo che mister Di Francesco, conoscendo perfettamente i nostri meccanismi difensivi, avrebbe puntato sulle ripartenze veloci di esterni come Pierotti e Banda, inserendo inoltre in avanti Fofana e Cheddira proprio con il chiaro intento di attaccarci sistematicamente la profondità. Era una preparazione tattica molto chiara da parte loro. Passata la sfuriata iniziale del primo quarto d'ora, siamo venuti fuori con prepotenza, mettendo in mostra grande qualità tecnica e uno spiccato dinamismo. Ora ci attendono due scontri diretti infuocati contro Juventus e Roma, oltre all'affascinante semifinale di Coppa Italia. Vogliamo essere protagonisti assoluti e dobbiamo continuare su questa strada. Ho chiesto esplicitamente alla squadra di alzare l'asticella del rendimento in questi ultimi due mesi, che sono quelli più importanti dell'anno, e vedo una partecipazione totale da parte di tutti».
Colpisce moltissimo l'attenzione feroce e la determinazione nel non subire reti anche sul rassicurante punteggio di 3-0. In fase offensiva, invece, è emerso un altruismo encomiabile tra gli attaccanti, in una gara in cui tutti avrebbero potuto cercare la sola gloria personale.
«Questo è l'essenza pura del nostro DNA, un concetto che ribadisco ai ragazzi ogni singolo giorno, in ogni allenamento e prima di ogni fischio d'inizio: si difende insieme e si attacca insieme. La squadra sa perfettamente quanto io ci tenga alla solidità della fase difensiva, ma sa altrettanto bene quanto io curi i dettagli di quella offensiva. Negli ultimi metri pretendo che si giochi palla a terra, sul piede, avendo la lucidità e l'altruismo di cercare sempre il compagno smarcato. In determinate partite del passato non siamo stati così cinici e bravi a cercare l'ultimo passaggio, mentre oggi lo abbiamo eseguito in maniera magistrale. Considerando la mole di gioco e le occasioni create, la partita sarebbe potuta finire con un margine ancora più ampio. Ho visto giocate di grandissima qualità anche e soprattutto in zona gol. Raspadori, quando entra a gara in corso, ha il gol nel sangue; poi abbiamo la qualità di Mario Pasalic, abbiamo inserito Sulemana, Krstovic e uno straordinario De Ketelaere. Per me è di vitale importanza che il reparto offensivo ragioni di squadra e realizzi più gol possibili, perché la rete dà fiducia inestimabile, infonde morale all'intero gruppo e fa sbloccare mentalmente gli attaccanti stessi».
Un'ultima curiosità: a ridosso del calcio d'inizio eravate già a conoscenza del risultato di Udinese-Como. Ha comunicato alla squadra la frenata dei lariani per caricare ulteriormente il gruppo prima di scendere in campo?
«Senza dubbio i risultati maturati nel corso di questa giornata sono stati estremamente positivi per noi: qualcuno dietro ha perso punti e, ovviamente, quelle davanti come il Como hanno lasciato per strada lunghezze preziose. Personalmente, però, non ho fatto alcuna comunicazione ufficiale alla squadra. Ormai, con questi telefonini e le notizie che viaggiano in tempo reale dappertutto, i ragazzi sanno sempre tutto. Il mio compito è stato quello di farli rimanere blindati e concentrati esclusivamente su noi stessi, perché è l'unica cosa che conta. Non dobbiamo guardare in casa d'altri, ma unicamente in casa nostra. Ho chiesto alla squadra di percorrere questo rush finale dando letteralmente tutto ciò che hanno dentro. Mi piacerebbe enormemente poterli guardare dritti negli occhi all'ultima giornata e avere la certezza di non esserci risparmiati di un solo millimetro. Poi, alla fine dei giochi, vedremo in quale posizione di classifica saremo riusciti a chiudere questo fantastico campionato».
Lucidità, pragmatismo e una ferocia agonistica ritrovata nel momento più caldo della stagione. Raffaele Palladino chiude la trasferta in terra salentina con il sorriso di chi ha tra le mani una macchina ormai rodata. L'Atalanta è tornata a viaggiare a ritmi vertiginosi, pronta a riversare tutta la sua qualità nei prossimi, fondamentali incroci che delineeranno l'accesso al palcoscenico europeo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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