Il lunedì di Pasquetta ha regalato un sorriso a trentadue denti a tutto l'ambiente della Juventus, rilanciando prepotentemente le ambizioni europee del club. La vera favola di giornata porta però la firma indelebile di Michele Di Gregorio, protagonista inatteso e assoluto in un pomeriggio che ha ridisegnato gli equilibri nella spietata corsa alla prossima Champions League, incorniciando una prestazione che cancella mesi di frustrazione e panchine.
INCROCI PERFETTI - Tutto sembrava apparecchiato fin dalle prime battute della giornata per favorire la risalita bianconera. Il pareggio a reti bianche del Como sul difficile campo di Udine e la pesante sconfitta incassata dalla Roma la sera precedente avevano già scaldato i motori. Ci hanno poi pensato le reti siglate da Gleison Bremer e Weston McKennie a spianare la strada contro il Genoa sul prato dell'Allianz Stadium, confermando l'ottimo momento di forma della squadra guidata da Luciano Spalletti. Un ruolino di marcia che interessa da vicinissimo anche l'Atalanta di Raffaele Palladino, pronta a rispondere colpo su colpo nella bolgia della New Balance Arena per non farsi scappare il treno che conta.
L'IMPREVISTO TRA I PALI - Eppure, la sceneggiatura della sfida ha riservato un colpo di scena proprio all'intervallo. Dopo un lungo periodo trascorso a guardare i compagni da bordocampo, complice una gerarchia totalmente sovvertita dallo scorso 25 febbraio, l'ex estremo difensore del Monza era partito nuovamente come riserva di Mattia Perin. L'esperto portiere classe 1992 ha però dovuto sventolare bandiera bianca per un fastidioso risentimento al polpaccio. Un imprevisto fisico che ha costretto lo staff tecnico a gettare nella mischia Di Gregorio a freddo, in un momento cruciale e delicato dell'incontro.
LA RIVINCITA DEGLI UNDICI METRI - La vera svolta personale, il punto di rottura di una stagione complessa, è maturata al minuto settantacinque. Con il punteggio già indirizzato sul doppio vantaggio, una scivolata scomposta di Bremer al limite dell'area ha regalato un insidioso calcio di rigore agli ospiti. Sul dischetto si è presentato Aaron Martin, ma la sua conclusione mancina è stata letteralmente ipnotizzata dal portiere subentrato. Una parata strepitosa che ha fatto esplodere di gioia il pubblico di casa, culminata con una commovente standing ovation per l'uomo che si era ritrovato ai margini del progetto tecnico.
Le diaboliche "sliding doors" del calcio confermano ancora una volta la loro natura magica e imprevedibile. Il cammino verso il grande palcoscenico europeo dipenderà inevitabilmente anche dalla solidità difensiva, ma da oggi la Vecchia Signora sa di poter contare su due guardiani di altissimo livello pronti a blindare i sogni di gloria.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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