C'è un libro che parla di calcio ma soprattutto di vita, di amicizie costruite sui campi d'allenamento e di una perdita che ancora brucia. I 98 eroi dell'Austria, presentato alla Libreria Feltrinelli di Padova, racconta i protagonisti del calcio austriaco passati dall'Italia: tra questi c'è anche György Garics, ex difensore di Napoli, Atalanta e Bologna, che a margine della presentazione ha ripercorso ai microfoni i momenti salienti di una carriera lunga e ricca di incroci memorabili. Con Bergamo che occupa uno spazio speciale nei suoi ricordi.
IL RICORDO DI MANNINGER: «IL CALCIO TI DÀ COMPAGNI, MA POCHI AMICI» - Il libro è in memoria di Alexandar Manninger, portiere austriaco scomparso nel 2025. Il dolore di Garics è ancora tangibile: «Quando ho saputo la notizia non ci volevo credere, solo due giorni prima ero con lui al telefono a chiacchierare. Sono stato davvero male e ho fatto fatica ad accettare la cosa. Il calcio ti dà tanti compagni, ma pochi amici: lui era fra quelli. Tutto ciò che si dice sul suo conto è vero — Gianluigi Buffon, Giorgio Chiellini e tutti gli altri ne hanno parlato magnificamente — e non c'è una mezza virgola di diverso da quello che è stato».
BERGAMO, IL POSTO DEL CAMPIONATO MIGLIORE - Tra i capitoli più belli della carriera di Garics c'è senza dubbio la parentesi atalantina, vissuta sotto la guida di Luigi Delneri. «A Bergamo ho fatto probabilmente il mio miglior campionato» — dice con la semplicità di chi non ha bisogno di aggiungere altro. L'attuale clima intorno alla Dea lo entusiasma: «Non perdo mai di vista le squadre in cui ho giocato. Sono stato contento di vedere i grandi risultati raggiunti dall'Atalanta: ormai è una certezza in Italia e in Europa. Tanto di cappello per ciò che una società in partenza così piccola è riuscita a fare». l'eredità lasciata da Gasperini e raccolta dalla nuova gestione Sarri-Giuntoli è una delle discussioni più accese tra gli ex nerazzurri che continuano a seguire il club con affetto: anche Garics, come molti di loro, guarda Bergamo con occhi diversi da quelli di un semplice tifoso neutrale.
IL RETROSCENA SU MOURINHO: «SE NON FOSSE ANDATO AL REAL, SAREI DIVENTATO NERAZZURRO» - La conversazione si arricchisce di un retroscena di mercato rimasto inedito fino ad oggi. «José Mourinho mi seguiva da tempo e mi voleva all'Inter nel 2010: non fosse andato al Real Madrid, sarei diventato nerazzurro. Avevo fatto un bel campionato e in squadra con me c'era Costinha, che mi diceva sempre che Mou mi voleva. La dirigenza poi mi diede conferma che se fosse rimasto avrei firmato con l'Inter». Uno di quegli svolti che il calcio porta con sé senza preavviso, cambiando carriere e destini in pochi giorni.
SU ALABA E RANGNICK: DUE LETTURE PRECISE - Garics si esprime anche sui temi del momento del calcio austriaco e non solo. Su David Alaba, libero a parametro zero dopo l'esperienza al Real Madrid: «Ha fatto un percorso incredibile, è capitato nel posto giusto al momento giusto. Al di fuori delle qualità calcistiche porta nello spogliatoio qualità umane rare. Potrebbe far bene alle squadre italiane, a me farebbe piacere se venisse qua». Su Ralf Rangnick come possibile direttore tecnico del Milan: «Non sono un grande estimatore di Rangnick come allenatore, lo vedo meglio come dirigente. Per quello che ha fatto con la Red Bull, la sua filosofia, la metodologia. Con l'Austria ha fatto bene anche perché da ct devi soprattutto gestire».
SAVIČEVIĆ, IL GENIO: «LO GUARDAVAMO ALLENARSI COME FOSSE UNA LEZIONE» - György Garics — che da doppio ex Napoli-Atalanta ha sempre guardato entrambe le piazze con affetto — chiude il racconto con una pennellata di nostalgia pura: l'incontro al Rapid Vienna con Dejan Savičević, il Genio del calcio europeo. «Non ho mai giocato con lui in partita, ma ho avuto l'onore di allenarmi qualche volta con lui quando ero in Primavera. Mai visto una cosa del genere: gli potevi tirare una fucilata, lui la stoppava come se gliel'avessi passata con le mani. Lo chiamavano il Genio, non a caso. Ci fermavamo a guardarlo dopo i nostri allenamenti: era semplicemente magico». un sentimento che accomuna tanti ex calciatori passati per Bergamo: la gratitudine verso una città e un club che li hanno fatti crescere, anche quando le parole faticano a bastare.
Garics ha giocato a Napoli, Bergamo e Bologna. Ha lasciato un pezzo di cuore in ciascuna. Ma è Bergamo, quel miglior campionato con Delneri, quella «società così piccola diventata certezza d'Europa», il ricordo che brilla di più.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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