La Nazionale italiana sprofonda nuovamente nel baratro, prigioniera di un incubo sportivo da cui sembra impossibile risvegliarsi. Dateci uno schiaffo se è tutto un sogno, perché un intero Paese ora non ne può davvero più. È dal 2017, da quel maledetto tiro dello svedese Johansson, che siamo scivolati nel peggiore dei mondi possibili. All'epoca il capro espiatorio fu Gian Piero Ventura, giudicato inadeguato. Poi è toccato a Roberto Mancini, capace di farci toccare il cielo di Wembley prima di farci schiantare a Palermo contro la modesta Macedonia del Nord. Sembrava di aver raschiato il fondo del barile, ma purtroppo non avevamo ancora fatto i conti con la notte di Zenica. Il 31 marzo 2026 entra di prepotenza nel libro nero della nostra storia: l'Italia è fuori dal Mondiale per la terza volta di fila, eliminata ai rigori dalla Bosnia ed Erzegovina, numero 66 del Ranking Fifa. La cura di Gennaro Gattuso non è bastata, il disastro è servito.
L'ILLUSIONE DI KEAN E IL CROLLO NERVOSO - Scesa in campo con gli stessi undici di giovedì, l'Italia ha subito patito l'aggressività e la tecnica dei padroni di casa. Eppure, dopo un quarto d'ora, un clamoroso errore in disimpegno del portiere Vasilj ha innescato Nicolò Barella, lucido nel servire a Moise Kean l'assist per lo 0-1. Un diagonale di prima intenzione imparabile, il sesto centro nel ciclo Gattuso per il bomber della Fiorentina. Partita in discesa? Assolutamente no. L'Italia ha incredibilmente tirato i remi in barca, mentre la formazione di Sergej Barbarez ha preso coraggio macinando gioco sulle corsie esterne. Dopo le avvisaglie di Demirovic e Memic, il patatrac si è materializzato al quarantaduesimo: follia di Alessandro Bastoni, fallo da ultimo uomo ed espulsione diretta che ha compromesso irreparabilmente la serata.
LA TRINCEA, IL PARI E LA RABBIA - Nella ripresa, con gli innesti di Federico Gatti per Mateo Retegui e Marco Palestra per Matteo Politano, la squadra si è barricata nella propria area, sperando in sterili ripartenze. I bosniaci, rinvigoriti dagli ingressi di Tahirovic e Alajbegovic, hanno assediato la porta azzurra. I clamorosi sprechi in contropiede di Kean hanno tenuto in vita i padroni di casa, che al settantanovesimo, dopo un paio di parate miracolose di Gianluigi Donnarumma, hanno trovato il meritato 1-1 con Haris Tabakovic. Una rete che ha trascinato l'agonia ai tempi supplementari, segnati dall'enorme rabbia per il mancato cartellino rosso a Tarik Muharemovic per un fallo da ultimo uomo su Palestra.
I RIGORI E L'OBLIO - La tensione ha raggiunto l'apice nella spietata lotteria dei rigori. Dagli undici metri, gli errori fatali di Pio Esposito e Bryan Cristante hanno condannato definitivamente gli Azzurri, mentre i bosniaci si sono rivelati implacabili, mietendo un'altra illustre vittima dopo il Galles. E ora? L'ultima nostra apparizione in una fase finale di Coppa del Mondo risale al 24 giugno 2014, ben 4298 giorni fa. Parlare di 2030 o di riscatto futuro, stasera, è un esercizio inutile e doloroso. Ci eravamo illusi che il morso di Suarez e l'eliminazione in Brasile fossero il punto più basso, ma almeno in Sudamerica c'eravamo. Oggi l'Italia è costretta a guardare in tv persino un Mondiale allargato a quarantotto squadre. Sprofondati, ben oltre i margini dell'impero.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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