La polvere sollevata dal disastroso epilogo di Zenica non accenna a depositarsi, e tra le macerie dell'ennesima qualificazione mondiale fallita si erge la figura del presidente della Federazione, Gabriele Gravina. Le sue recenti dichiarazioni, rilasciate nel ventre dello stadio balcanico ancora caldo di immensa delusione, hanno innescato una veemente reazione a catena nel panorama sportivo nazionale. Aggrapparsi ai cavilli burocratici del Consiglio Federale per rimandare una doverosa e profonda autocritica non è più un lusso che il vertice del nostro pallone può permettersi in questo momento storico.

IL MURO DI GOMMA E L'ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ - Il numero uno del calcio nostrano ha provato a blindare la propria posizione deferendo ogni giudizio alle sedi istituzionali. «Per la parte politica c’è una sede deputata a fare le valutazioni, cioè il Consiglio Federale. Capisco l’esercizio della richiesta di dimissioni a piè sospinto, ma c'è una sede adatta per fare le valutazioni», ha dichiarato lucidamente, gelando però le legittime aspettative di una tifoseria ormai logorata dalle continue amarezze. Una risposta inaccettabile di fronte al terzo abisso iridato consecutivo, che cancella d'un colpo il debole alibi dell'Europeo conquistato anni fa, già ampiamente sfaldatosi con la disastrosa campagna tedesca culminata in lacrime contro la Svizzera.

NESSUN CAPRO ESPIATORIO SULLA PANCHINA AZZURRA - In questa oscura e ripetitiva sceneggiatura, la febbrile ricerca di un colpevole puramente tecnico appare come un maldestro tentativo di distrazione di massa. – come sottolinea in maniera inequivocabile l'editoriale di Tuttomercatoweb.com – non è minimamente pensabile scaricare le colpe in via esclusiva su Gennaro Gattuso o sul capo delegazione Gianluigi Buffon. Se all'ultimo Europeo a pagare il conto salatissimo del fallimento fu Luciano Spalletti, oggi l'orizzonte delle responsabilità deve necessariamente puntare al piano più alto del palazzo. Le stesse figure tecniche, peraltro confermate a parole dalla presidenza, non possono tramutarsi nei soliti parafulmini utili a mascherare un immobilismo sistemico che da tempo paralizza l'intera crescita del movimento.

L'URGENZA DI RIFORME E IL MODELLO DA SEGUIRE - Ciò che aggrava irrimediabilmente la posizione dirigenziale è la totale assenza di riforme strutturali tangibili e coraggiose nel corso degli ultimi mandati. Aspettarsi un clamoroso ribaltone da un Consiglio composto da membri che hanno votato quasi all'unanimità l'attuale governance solo pochi mesi fa, sfiora purtroppo l'utopia.

L'unica via d'uscita onorevole e dignitosa da questo labirinto di insuccessi porta a un'assunzione di responsabilità diretta e inequivocabile. Il calcio italiano è in riserva, ha un disperato bisogno di ossigeno, idee nuove e polso fermo: un rinnovamento totale che deve iniziare oggi stesso, unicamente attraverso le dimissioni immediate della sua massima carica direttiva.

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Sezione: Italia / Data: Mer 01 aprile 2026 alle 01:25 / Fonte: Lorenzo di Benedetto per TMW
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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