Ci sono pareggi che sanno di mezza sconfitta e pareggi che, pur lasciando l'amaro in bocca per il cinismo perduto, certificano la solidità di un gruppo che non si scompone più davanti ai grandi appuntamenti.

L'1-1 dell'Olimpico contro una Roma incerottata e contestata dai propri tifosi appartiene alla seconda categoria. L'Atalanta di Raffaele Palladino non ha azzannato la preda quando era ferita e barcollante, ha rinunciato all'arrembaggio gasperiniano a cui eravamo abituati e ha pensato soprattutto a speculare. Ma se oggi, a cinque giornate dalla fine del campionato, siamo ancora aggrappati al sogno Champions e pronti a giocarci una finale di Coppa Italia, significa che questa squadra ha imparato una lezione fondamentale: la maturità.

L'ARTE DEL TURNOVER E LE RAGIONI DELLA PANCHINA - Le scelte del tecnico, inevitabilmente condizionate dallo spauracchio della Lazio in vista di mercoledì, hanno disegnato una partita a due facce. Se è vero che l'Atalanta del secondo tempo è scomparsa dai radar offensivi (zero tiri in porta), è altrettanto vero che Palladino ha dovuto gestire rotazioni pesanti per preservare un'infermeria che si stava pericolosamente riempiendo. I tre cambi all'intervallo hanno mischiato scelte tattiche e gestione degli acciacchi: il problema all'anca per Scalvini, il fastidio muscolare preventivo per Kolasinac e l'influenza che ha svuotato le energie di De Ketelaere. Al netto delle defezioni, il pareggio contro la Roma è il corretto specchio della gara. «Quando perdi gare come quella contro la Juventus ti crolla il mondo addosso, ma non dobbiamo mollare nella scalata fino alla fine», ha ammonito Palladino, confermando come la rotta sia quella giusta.

LA SARACINESCA CARNESECCHI E IL SACRIFICIO DI RASPADORI - Se la Dea è uscita indenne dalle folate capitoline, lo deve soprattutto a Marco Carnesecchi. Il portierone nerazzurro (voto 7,5) ha vissuto una notte monumentale. I due miracoli consecutivi su Malen non solo hanno zittito le critiche dopo l'incertezza contro la Juve, ma hanno fuso un istinto felino a un posizionamento chirurgico. Accanto a lui, brilla l'abnegazione commovente di Giacomo Raspadori. Svestiti i panni del bomber puro per indossare quelli dell'operaio tattico, l'attaccante ha difeso a spada tratta la sua gara di sacrificio. Certo, il cinismo negli ultimi sedici metri è mancato, e l'errore madornale di Ederson (voto 5,5 per la colossale chance sprecata a tu per tu con Svilar) grida ancora vendetta, ma la compattezza mostrata nei momenti di difficoltà è l'ingrediente segreto delle squadre vincenti.

LA CARICA DEL POPOLO NERAZZURRO: TUTTI ALLA NEW BALANCE ARENA - Adesso, però, i rimpianti romani devono essere archiviati alla velocità della luce. Il mirino psicologico dell'intero spogliatoio è già puntato su mercoledì sera, per la semifinale di ritorno contro la Lazio. E per prepararsi a questa battaglia sportiva, la società ha aperto le porte della New Balance Arena ai tifosi: allenamento alle 12:30 con la Curva Nord Pisani a fungere da dodicesimo uomo. Servirà un clima infuocato per trascinare la squadra verso un traguardo viscerale. Il pareggio dell'Olimpico ci ha permesso di agganciare il Como a quota 31 punti nel 2026 e di restare a una sola lunghezza dalla Roma. Il sogno Champions e la finale di Coppa Italia sono lì, a un passo. La stanchezza c'è, le rotazioni saranno d'obbligo (con Scamacca e Hien scalpitanti per un posto da titolare), ma questa Atalanta ha dimostrato che, nei momenti decisivi, il cuore sa sempre buttare l'ostacolo oltre la rete.

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 19 aprile 2026 alle 01:30
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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