Uscire dal catino dell'Olimpico sfiancati dalla fatica ma con l'anima colma di granitiche certezze. È questo lo stato d'animo battagliero con cui Giacomo Raspadori si è presentato davanti ai microfoni al termine dell'estenuante e combattuto pareggio contro la formazione giallorossa. Il talento offensivo ha voluto fare immediata chiarezza su molteplici aspetti, tracciando un bilancio non solo dei novanta minuti appena archiviati, ma ripercorrendo apertamente anche i contorni del suo discusso e corteggiato sbarco nel mondo nerazzurro, ribadendo un amore a prima vista che non ammette alcun tipo di rimpianto.

IL RIFIUTO ALLA CAPITALE E L'ABBRACCIO OROBICO - Le sirene del mercato invernale avevano suonato a lungo per lui, con la dirigenza capitolina pronta a fare follie per assicurarsi le sue preziose giocate. Eppure, la ferrea volontà del giocatore ha tracciato una rotta diversa. Di fronte alle inevitabili domande sulle dinamiche di gennaio e sulle presunte lusinghe avversarie, la punta non ha utilizzato mezzi termini per chiudere la questione. «Fa sempre un enorme piacere essere corteggiati da una piazza storica e affascinante come la Roma, ma all'epoca fui cercato da diverse squadre – ha sentenziato con fermezza –. Sono estremamente contento e convinto della scelta che ho fatto. Mi sento carico, motivato e profondamente felice di far parte di questo progetto così ambizioso».

LA CHIUSURA COL NAPOLI E LA RINASCITA FISICA - – come raccolto dalle frequenze di TuttoAtalanta.com il trasferimento all'ombra delle Mura Venete ha rappresentato la necessaria e fisiologica ricerca di una centralità tecnica assoluta. La parentesi vissuta alle falde del Vesuvio ha lasciato in dote affetti e ricordi indelebili, ma la fame di campo ha fatto la vera differenza. «A Napoli ho vissuto un'esperienza semplicemente bellissima che resterà per sempre dentro di me – ha confidato il fantasista azzurro –. Tuttavia, andavo alla ricerca di maggiore continuità. Quando a gennaio si è palesata questa possibilità, l'Atalanta ha dimostrato con i fatti di volermi fortemente ed era esattamente la scintilla che cercavo. Purtroppo, appena arrivato ho dovuto stringere i denti per un infortunio, ma ora la mia condizione è ottimale. Voglio spingere al massimo per raggiungere il top della forma e aiutare concretamente i miei compagni».

L'OSSESSIONE COPPA E LA CARICA DELLA SQUADRA - Archiviata la pratica campionato per una notte, l'orizzonte si tinge inesorabilmente dei contorni dorati della Coppa Italia. Per la corazzata plasmata e guidata in panchina da Raffaele Palladino, la competizione nazionale rappresenta uno snodo cruciale, una vera e propria ossessione sportiva. Le energie bruciate a Roma non spaventano il numero dieci, pronto a guidare l'assalto nell'incandescente semifinale. «Usciamo da questa trasferta in maniera assolutamente positiva, avendo interpretato la sfida con un coraggio da leoni – ha concluso –. Abbiamo a disposizione alcuni giorni preziosi per smaltire le scorie e recuperare, ma la consapevolezza di aver offerto una prestazione di questo calibro renderà tutto più facile e naturale. Sollevare la Coppa Italia è per noi un traguardo fondamentale».

Ora la parola passa inesorabilmente al rettangolo verde, dove le immense ambizioni del ragazzo di Bentivoglio dovranno fondersi con l'entusiasmo straripante e assordante della New Balance Arena per trasformare i sogni di gloria in solida, indimenticabile realtà.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Interviste / Data: Sab 18 aprile 2026 alle 23:57
Autore: Daniele Luongo
vedi letture