L'attesa per l'incrocio ad alta quota tra Roma e Atalanta non è scandita solamente dalla vitale rincorsa verso un piazzamento europeo, ma dal peso di un passato glorioso che torna prepotentemente a bussare alla porta. Dal cuore del centro sportivo di Trigoria, Gian Piero Gasperini ha deciso di prendere la parola per spazzare via mesi di congetture, svelando senza filtri i reali motivi che lo hanno spinto a troncare il suo leggendario legame quasi decennale con la piazza bergamasca, affrontando inoltre le recenti scintille con colui che oggi siede sulla sua ex panchina.
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IL DIVORZIO E LA NUOVA PROPRIETÀ - L'addio al mondo nerazzurro ha lasciato in dote un vuoto e molteplici interrogativi a cui l'allenatore ha voluto rispondere con estrema franchezza. La clamorosa decisione di abbandonare un club fresco di qualificazione in Champions League, con un contratto ancora in essere e una dirigenza apparentemente disposta a prolungare, è nata da un'incolmabile frattura interna. «Sentivo che il mio ciclo era irrimediabilmente chiuso e non avrei potuto dare nulla di più rispetto a quanto già fatto. Avrei certamente rispettato il mio accordo originario, ma senza firmare alcun rinnovo», ha rivelato il mister. A pesare in modo definitivo sulla rottura è stato il mutato assetto ai vertici della società: «Antonio Percassi non era più il proprietario assoluto e la considerazione nei confronti della mia figura non era più la stessa di prima. Preso atto di questo irreversibile cambiamento, quando a fine campionato mi è stata concessa l'opportunità di trattare con un'altra squadra, ho scelto di cambiare aria».
L'OPPORTUNITÀ ROMANA E I NOVE ANNI D'ORO - Nessun rimpianto, dunque, ma solo la granitica convinzione di aver intrapreso la strada corretta sbarcando nella Capitale per cogliere un'opportunità definita letteralmente «straordinaria». Il tecnico piemontese ha voluto difendere con forza la bontà del proprio carattere e la longevità dei suoi progetti, sminuendo i fisiologici logorii del tempo. «Sono rimasto nove anni a Bergamo, e prima ancora ne avevo trascorsi otto sulla sponda rossoblù del Genoa. Forse, in fondo, non sono una persona così terribile con cui lavorare», ha ironizzato. Le incomprensioni maturate all'ombra delle Mura Venete vengono derubricate a semplici e inevitabili dinamiche relazionali: «È normale che in quasi un decennio possano emergere punti di vista differenti, ma si è sempre rimasti nei limiti del rispetto. Succede esattamente come tra marito e moglie: in un lasso di tempo così ampio si contano quattro o cinque litigi accesi, ma si vivono anche centocinquanta momenti meravigliosi».
𝐆𝐚𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐭𝐚𝐥𝐚𝐧𝐭𝐚
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IL MAESTRO E L'ALLIEVO - Il destino e il calendario metteranno ora il decano di fronte al suo erede naturale. A guidare le truppe orobiche e a infiammare le notti della New Balance Arena c'è oggi Raffaele Palladino, un profilo che il trainer capitolino ha forgiato e visto crescere fin dai primissimi passi. «Lo conosco da quando era un ragazzino di diciassette anni. L'ho ammirato in Serie C, l'ho allenato nella Primavera bianconera e poi l'ho ritrovato a Genova. Anche quando ha iniziato a muovere i primi passi da mister, veniva spessissimo a studiarmi: credo fermamente di aver rappresentato un punto di riferimento vitale per la sua formazione». Sulle presunte ruggini emerse durante la spigolosa gara d'andata, i toni si fanno pacieri e distensivi: «Le tensioni agonistiche durante la partita sono assolutamente normali e fanno parte di questo sport. L'adrenalina genera queste situazioni, ma tutto deve sempre rientrare nelle regole non scritte del campo. Quando l'arbitro fischia la fine, l'astio svanisce e torna la lucidità. È giusto e sano che sia così».
Il passato monumentale e un presente infuocato sono pronti a fondersi in una notte indimenticabile. Quando le squadre varcheranno la linea bianca, ogni polemica svanirà nel nulla, lasciando il palcoscenico a una partita a scacchi tattica che promette scintille e spettacolo puro.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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