ROMA-ATALANTA 1-1 (p.t. 1-1)
12' Krstovic (A), 45' Hermoso (R)
Un punto che smuove la classifica, ma soprattutto una prova di maturità che consolida le certezze in vista del rovente rush finale. L'analisi di Raffaele Palladino al termine dell'intensa battaglia dell'Olimpico conclusasi sull'1-1 contro la Roma è un mix perfetto di pragmatismo e sconfinata ambizione. Il tecnico campano non si accontenta di fare da comparsa, ma legge con estrema lucidità un risultato che certifica la solidità granitica del suo gruppo, pronto ora a gettarsi anima e corpo verso i decisivi impegni che segneranno il destino della stagione.
IL BATTICUORE DELL'OLIMPICO E IL BICCHIERE MEZZO PIENO - La disamina dell'incontro parte dalla consapevolezza di aver affrontato un avversario ferito ma tecnicamente formidabile, scendendo in campo con il piglio spavaldo delle grandi occasioni. «Era un crocevia fondamentale e lo abbiamo onorato mettendo in campo uno spirito e un'intensità encomiabili», ha esordito lo stratega nerazzurro in sala stampa. Il rammarico per non aver azzannato definitivamente la partita nel momento di massima vulnerabilità dei padroni di casa c'è, ma viene sapientemente bilanciato dal rispetto per i valori espressi dal rettangolo verde: «Siamo passati in vantaggio e abbiamo cullato l'opportunità di piazzare il colpo del raddoppio, ma va riconosciuto come loro siano stati abili a spingerci progressivamente verso la nostra area. Nel complesso la ripresa è stata buona e reputo il pareggio finale un verdetto giusto e meritato».
LA VOLATA CHAMPIONS E L'HANDICAP INIZIALE - La classifica impone di mantenere i nervi saldi e il piede premuto sull'acceleratore. Aver rosicchiato una lunghezza ai diretti rivali lariani è un segnale che infonde ulteriore coraggio a tutto l'ambiente: «Ce la giocheremo fino all'ultimo respiro, tentando in ogni modo di agganciare le squadre che ci precedono. Le ultime due esibizioni sono state di altissimo livello, anche se abbiamo raccolto meno punti di quanto avremmo realmente meritato dal gioco espresso. Tuttavia, estrapolo il lato positivo: la strada intrapresa è quella corretta e affronteremo questo scorcio conclusivo con un entusiasmo debordante». Un percorso quasi netto che fa inesorabilmente riemergere il rimpianto per non aver plasmato la rosa sin dal ritiro estivo: «Subentrare in corsa con un handicap di classifica dispiace, ma se la squadra avesse performato fin da agosto io oggi non sarei seduto su questa panchina. I ragazzi hanno compiuto una scalata memorabile. Quando perdi una gara immeritata come quella contro la Juventus ti cade momentaneamente il mondo addosso, ma noi non molleremo mai la presa».
I SEGRETI DEL METODO BERGAMASCO - Interpellato sulla possibilità di esportare in altre latitudini il virtuoso modus operandi societario, l'ex fantasista non ha esitato a tessere le lodi del club che gli ha affidato le chiavi tecniche per la risalita. «Non mi addentro nelle dinamiche romane perché non le conosco a fondo, ma credo che il nostro sistema sia assolutamente replicabile. L'Atalanta ha la forza di credere ciecamente nella propria filosofia: c'è una lungimiranza rara, un'attenzione maniacale alla cura del settore giovanile e una dedizione assoluta ai singoli dettagli. Lavorare in questo ambiente è un privilegio e sono estremamente felice di trovarmi qui».
Archiviata la pratica capitolina senza lesioni, la mente si proietta ora inesorabilmente verso la magica notte di Coppa Italia. Il catino della New Balance Arena è pronto a ribollire di pura passione per spingere i propri beniamini verso un traguardo storico e riscrivere l'ennesimo capitolo di un'annata da batticuore.
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