Il clamoroso terremoto societario che ha scosso le fondamenta della Roma si è materializzato nel modo più inaspettato, assumendo i contorni di un vero e proprio dramma calcistico. L'addio di Claudio Ranieri, icona assoluta e amato senior advisor dei Friedkin, porta in calce la pesante firma di Gian Piero Gasperini. Un epilogo paradossale, se si considera che era stato proprio l'esperto dirigente romano a lottare con le unghie e con i denti per affidare all'ex allenatore dell'Atalanta – club oggi magistralmente condotto da Raffaele Palladino – le chiavi del rilancio capitolino. Oggi, al netto dei veleni e delle dimissioni, riavvolgere il nastro alle origini di questo effimero idillio fa un certo effetto.
L'ANTIPATIA E IL COLPO DI FULMINE - Tornando alla conferenza stampa del diciassette giugno scorso, l'investitura ufficiale di Sir Claudio nei confronti del tecnico piemontese trasudava ammirazione mista alla sua proverbiale ironia. Rievocando i ruvidi incroci del passato, maturati anche nel catino infuocato di quella che oggi è la New Balance Arena, l'ormai ex dirigente giallorosso svelò il curioso approccio avuto a Trigoria: «La prima cosa che gli ho detto è stata: sei antipatico. Ai tifosi della Roma sei antipatico e lo eri anche a me». Una provocazione bonaria che servì a rompere il ghiaccio, preludio alla vera motivazione della scelta: «La squadra aveva bisogno di una personalità dirompente, di qualcuno perennemente incavolato, che non si accontenta mai e che vuole ferocemente migliorare ogni singolo calciatore».
IL TELEFONO E LA SINTONIA ILLUSORIA - La genesi di questo matrimonio sportivo, naufragato in tempi record, nacque da una telefonata esplorativa dello stesso dirigente all'indomani della chiusura del campionato, poi sublimata in un incontro segreto a Firenze. Le dichiarazioni di quell'inizio estate dipingevano un quadro idilliaco: «Ho colto immediatamente una grande sintonia. Mi sono trovato davanti un uomo con una spinta interiore incredibile, super motivato ed entusiasta del progetto». L'intento originario del veterano testaccino era nobile quanto chiaro: mettersi a completa disposizione dell'allenatore per fargli da scudo e risolvergli i problemi extra-campo, comportandosi da amico leale e fedele alleato istituzionale.
DALLE PROMESSE AL DIVORZIO CHOC - Mesi dopo, di quell'armonia sbandierata ai quattro venti non è rimasta neppure la polvere. I continui e ruvidi botta e risposta andati in scena nelle ultime settimane hanno irrimediabilmente lacerato il tessuto connettivo tra le parti. Quelle stesse caratteristiche spigolose che dovevano forgiare il carattere della nuova rosa si sono trasformate nel detonatore che ha fatto saltare il banco. Il tecnico schietto e senza filtri ha finito per esautorare la figura del suo principale sponsor, costringendo una bandiera immortale a togliere il disturbo e ad abbandonare per sempre il quartier generale.
Una pagina amara per un ambiente che sperava di aver trovato la formula magica per tornare a vincere: l'architetto del nuovo ciclo è stato estromesso proprio dalla sua creatura prediletta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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