Edoardo Motta è indubbiamente l'uomo copertina del momento nel mondo calcistico nazionale, l'autentico guastafeste che ha infranto i sogni di gloria dell'Atalanta nella crudele lotteria dei rigori alla New Balance Arena. Il giovane estremo difensore della Lazio ha stregato tifosi e addetti ai lavori, ma a mantenere i piedi saldamente ancorati a terra ci ha pensato suo padre Giacomo, lucido e schietto nell'analizzare l'incredibile exploit del figlio davanti ai microfoni della stampa capitolina.
L'INCUBO DAGLI UNDICI METRI E IL MONITO PATERNO - La clamorosa performance sfoderata contro i ragazzi guidati da Raffaele Palladino non rappresenta un caso isolato o un semplice colpo di fortuna. I quattro penalty neutralizzati nella semifinale di ritorno sono il marchio di fabbrica di un atleta che ha sempre avuto un feeling speciale con i tiri dal dischetto. A confermarlo è la stessa figura paterna: – confida a Il Tempo – «Fin da piccolo è stato un pararigori. Dopo Bergamo gli ho detto che era stato bravissimo, ma ora deve iniziare una nuova pagina del diario. A questo livello si scordano tutti velocemente quello che hai fatto il giorno prima». Un avvertimento paterno severo e saggio, mirato a scongiurare pericolosi cali di tensione dopo aver toccato l'apice della notorietà sportiva.
LA SCUOLA JUVENTUS E LO SCETTICISMO DEGLI ESORDI - L'imprevisto ko del titolare Ivan Provedel ha improvvisamente catapultato il ragazzo sotto i riflettori, accelerando un processo di maturazione che, nelle idee della famiglia, avrebbe richiesto tempistiche ben più dilatate. Le solide radici tecniche del portiere affondano nel settore giovanile bianconero, un passaggio cruciale riconosciuto apertamente: «Intanto va detto che la Juventus ha grande merito sulla sua crescita». Tuttavia, il salto dalla serie cadetta all'inferno della massima categoria celava non poche incognite, vissute con forte apprensione tra le mura domestiche. «Sono sincero, non pensavo fosse pronto per un livello così alto. Anche perché aveva fatto solo la Serie B e non certo a grandi livelli. Per me doveva ancora aspettare, lavorare, migliorare. E quindi quando è stato convocato c'è stata tanta gioia sì, ma era di più la preoccupazione. Il calcio è tutta la sua vita», ha ammesso il genitore con disarmante onestà.
I NUMERI IMPLACABILI DI UN PREDESTINATO - I verdetti del campo, per ora, stanno clamorosamente sovvertendo i timori della vigilia, delineando il profilo di un baluardo dal rendimento glaciale. Nelle sue sei apparizioni complessive in Serie A con l'aquila sul petto, l'ex portiere di provincia ha subito appena quattro reti, sigillando la propria porta con un clean sheet in ben tre occasioni. Al capolavoro balistico compiuto contro la formazione orobica in Coppa Italia si somma inoltre l'ipnosi vincente dal dischetto ai danni di Riccardo Orsolini del Bologna. Un ruolino di marcia spaventoso che impone a tutto il campionato di prendere appunti.
La cocente delusione per la mancata finale brucerà ancora a lungo tra i sostenitori atalantini, ma di fronte alla parabola di un ragazzo capace di ribaltare le gerarchie e zittire persino le paure di un genitore apprensivo, lo sport regala una delle sue storie più autentiche e affascinanti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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