La corsa dell'Atalanta verso l'atto conclusivo della Coppa Italia si ferma a un passo dal traguardo, spezzandosi contro i guantoni di un eroe inatteso nella notte più drammatica della stagione. Alla New Balance Arena, la Lazio strappa il pass per la finalissima di Roma contro l'Inter al termine di centoventi minuti di pura e vibrante battaglia calcistica, decisa soltanto dalla crudele lotteria dei calci di rigore dopo l'uno a uno maturato sul campo.
IL MIRACOLO DEL PORTIERE E LA MALEDIZIONE DAGLI UNDICI METRI - Quando la qualificazione viene affidata al dischetto, la tensione taglia l'aria e premia clamorosamente i capitolini. Il protagonista assoluto della serata è Motta, baby estremo difensore di ventun anni capace di compiere un'impresa che resterà negli annali: respingere in tuffo ben quattro dei cinque tiri nerazzurri. I tentativi di Gianluca Scamacca, Davide Zappacosta, Mario Pasalic e Charles De Ketelaere si infrangono sui suoi riflessi, rendendo del tutto vano l'unico penalty trasformato da Giacomo Raspadori. Per la truppa di Maurizio Sarri bastano invece le realizzazioni di Gustav Isaksen e Kenneth Taylor per scatenare la festa ospite.
L'ASSALTO NERAZZURRO E IL MURO BIANCOCELESTE - Eppure, l'avvio di gara aveva raccontato uno spartito tattico dominato dai padroni di casa. I ragazzi guidati da Raffaele Palladino hanno aggredito la partita fin dai primissimi istanti, monopolizzando il possesso e schiacciando gli avversari per oltre mezz'ora. La manovra, pur insistendo ripetutamente sulla catena di destra, ha prodotto buone trame. È stato in particolare Nicola Zalewski a far tremare i biancocelesti, prima sfiorando il bersaglio di testa e poi sbattendo sulle braccia del solito Motta. Dall'altra parte, il tecnico toscano ha eretto una vera e propria diga, orchestrata da un Mario Gila in formato gigante e un Patric attento, preziosi nel compensare la condizione non ottimale di Danilo Cataldi e perfetti nell'annullare sistematicamente i guizzi di Nikola Krstovic.
ILLUSIONI VAR E BOTTA E RISPOSTA DA PREMIER LEAGUE - Il copione muta radicalmente nella ripresa. Cresce esponenzialmente Tijjani Noslin, le cui accelerazioni in contropiede mettono a dura prova la tenuta di Berat Djimsiti e Giorgio Scalvini, approfittando anche dei maggiori spazi garantiti dall'assenza iniziale di Matteo Cancellieri. La Dea assapora comunque l'urlo liberatorio del vantaggio con Ederson, ma il VAR interviene per cancellare la rete ravvisando un'infrazione in attacco ai danni del portiere. Il finale di frazione è da cuori forti: al trentanovesimo un corner calciato da Mattia Zaccagni trova la zampata vincente di Alessio Romagnoli che gela lo stadio. La reazione orobica è però feroce, in un flashback di quanto accaduto all'andata: due minuti dopo, il subentrato Pasalic (entrato per far rifiatare Marten de Roon) disegna una traiettoria mortifera da fuori area che riequilibra i conti.
L'ULTIMO SQUILLO E IL RITORNO ALLA REALTÀ - Prima dei supplementari c'è tempo per un legno clamoroso colpito da Scamacca di testa, un presagio sfortunato per i lombardi. Negli extra time, una rete annullata a Raspadori per fuorigioco strozza ancora l'esultanza bergamasca, fino al drammatico epilogo dagli undici metri. Ora, smaltita l'enorme delusione per una finale sfuggita di un soffio, l'Atalanta ha il dovere categorico di rialzare la testa: servirà incanalare questa rabbia nel campionato, per difendere i propri obiettivi dall'assalto di Roma e Como.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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