Il rettilineo finale della stagione impone lucidità, orgoglio e una spietata fame di punti. Alla vigilia della delicatissima trasferta di San Siro contro il Milan, valevole per la trentaseiesima giornata di Serie A, Raffaele Palladino si presenta in sala stampa a Zingonia con il piglio del condottiero che guarda ben oltre il traguardo imminente. La missione a breve termine è blindare il settimo posto, arginando le flessioni di un ultimo mese condizionato dalle scorie fisiche e mentali di un'annata logorante. Ma tra le pieghe delle sue innumerevoli risposte si scorge nitidamente l'orizzonte di un progetto ben più ampio: il tecnico campano, forte di un bilancio che rivendica con orgoglio a cinque mesi dal suo arrivo, raccoglie la pesante eredità del ciclo gasperiniano trasformandola in uno stimolo feroce. Tra le confidenze scambiate con i colleghi europei come Vincent Kompany, la gestione dei talenti dell'Under 23, la ricerca dei gol smarriti in attacco e le sirene del mercato da silenziare, Palladino suona la carica per un'Atalanta chiamata a ritrovare il proprio DNA battagliero nella Scala del Calcio contro il Milan di Allegri. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Mister, la squadra ha raccolto solo due punti nelle ultime quattro gare. In questo momento di difficoltà, sia vostro che del Milan, quanto sarà fondamentale la partita di San Siro?
«Mi aspetto indubbiamente una gara molto bella, in uno stadio affascinante e contro un avversario forte, ferito, che ha assoluto bisogno di punti. Noi dovremo essere bravi ad affrontarli con personalità, mettendo in campo tutte le nostre qualità e la ferma volontà di dimostrare che questo mese complicato non ci ha affondati. Nonostante le prestazioni siano state buone, non abbiamo ottenuto i risultati sperati. Affrontare una squadra affamata ci deve stimolare a dare il massimo per portare a casa punti vitali, necessari per difendere la nostra settima posizione».

Mancano solo tre giornate e i rumors sul suo futuro e su quello del direttore sportivo si rincorrono. Al di là del contratto in essere, è questo il momento di pianificare? Ha un'idea chiara sulla sua permanenza?
«A domanda si risponde con altrettanta chiarezza: io qui a Bergamo sto benissimo. Dal primo giorno in cui ho varcato i cancelli, ho percepito un calore e un affetto straordinari da parte dei tifosi e di tutto l'ambiente. In questi cinque mesi sono orgoglioso del lavoro svolto con i ragazzi. Ho preso in mano una squadra tredicesima e l'abbiamo portata a lottare per l'Europa, attualmente al settimo posto. In Coppa Italia siamo usciti solo ai rigori in semifinale e in Champions League abbiamo vissuto una notte magica eliminando il Borussia Dortmund. Questo percorso è stato ampiamente positivo. È ovvio che ora la concentrazione debba andare sulle tre gare rimanenti, ma le belle parole spese dalla società nei miei confronti, in forma privata e pubblica, mi inorgogliscono. Il mio desiderio? Finire bene per poi avere l'opportunità di costruire, insieme alla dirigenza, una squadra forte, ambiziosa, plasmata a mia immagine e somiglianza. Quest'anno non ho potuto farlo subentrando in corsa, ma credo che questa piazza meriti l'apertura di un nuovo, esaltante ciclo tecnico. Attendiamo la fine e poi deciderà la società».

Sulla base di questi 5 mesi di valutazioni, quanta fiducia ripone nella possibilità di aprire questo nuovo ciclo? E cosa si può ancora "spremere" da questo gruppo nelle ultime tre partite?
«La priorità assoluta è massimizzare il rendimento in queste ultime tre partite per difendere il settimo posto; teniamo immensamente a competere ancora in Europa, al netto di ciò che farà la Lazio in Coppa Italia. Le valutazioni non le sto facendo solo oggi, ma dal mio primo giorno di lavoro. Questa non è la "mia" squadra, è frutto del mercato precedente. Le scelte future saranno in funzione del nostro piazzamento europeo. Vorrei costruire una corazzata scegliendo gli elementi più funzionali, tenendo conto di chi mi ha dato garanzie e di chi può crescere ancora. Abbiamo svolto un lavoro importante sulla valorizzazione di tanti calciatori che trovavano poco spazio in passato. Tutte considerazioni preziose per il finale di stagione».

C'è la possibilità di vedere all'opera qualche talento della Primavera o dell'Under 23 in queste ultime gare?
«Monitoriamo costantemente l'Under 23. Ragazzi come Vavassori, Levak e Obric si allenano frequentemente con noi, così come Manzoni. Non li aggrego solo per sopperire alle assenze, ma per puro merito: hanno le qualità per stare tra i grandi. Le decisioni per la prossima annata dipenderanno ovviamente dall'ossatura della rosa che costruiremo, ma la mia attenzione verso i giovani è totale».

Come gestisce mentalmente i giocatori (come Kolasinac e De Ketelaere) che andranno al Mondiale e che potrebbero voler preservare la propria condizione?
«Partecipare al Mondiale è il desiderio bruciante di ogni calciatore. Sanno perfettamente, però, che l'unica ricetta per arrivare in forma a quel palcoscenico è spingere al massimo quotidianamente da noi. Se non dai il 100% in allenamento, rischi il posto nell'Atalanta e comprometti la tua chiamata in Nazionale. È un cane che si morde la coda. I miei ragazzi sono grandi professionisti: sanno come la penso e sanno che oggi la loro concentrazione deve essere al 100% sull'Atalanta».

Dopo la gara col Genoa aveva schierato Raspadori per premiare chi aveva più stimoli. Ha trovato la giusta "fame" in allenamento questa settimana?
«Assolutamente sì. Ma le dirò di più: ritengo quasi offensivo ipotizzare una mancanza di stimoli in un giocatore. Facciamo il lavoro più bello del mondo, siamo dei privilegiati. Le motivazioni non devono mancare mai. Io valuto le prestazioni settimanali per decidere chi gioca in base al bene dell'Atalanta: se uno non dà il cento per cento, gioca un altro. In questi giorni abbiamo lavorato in modo maniacale sulla fase offensiva, sull'attacco alla porta e sulla finalizzazione. Mi aspetto di raccoglierne i benefici già domani».

Cosa è realmente mancato alla squadra in questo ultimo mese complicato? È un difetto strutturale o un inevitabile calo psico-fisico?
«Abbiamo sviscerato a fondo la questione, formulando diverse ipotesi su questo ultimo mese un po' "sporcato" dai risultati. Nei precedenti quattro mesi e mezzo abbiamo svolto un lavoro imponente, riportando l'Atalanta in alto. L'ultimo mese è la naturale conseguenza di svariati fattori. Le prestazioni non sono quasi mai mancate, ma a volte gli episodi ci hanno voltato le spalle e il dispendio massiccio di energie mentali e fisiche ha presentato il conto. Fisicamente la squadra sta bene, ma aver giocato 12 o 13 partite in più rispetto a molte altre squadre di Serie A si fa sentire nel bilancio finale».

Per la trasferta di San Siro, chi partirà titolare in attacco: Scamacca, Krstovic o entrambi?
«Lo valuteremo dopo gli ultimi allenamenti. Ho provato entrambe le soluzioni. Personalmente l'ipotesi della doppia punta mi stuzzica, considerato che Gianluca e Krstovic sono i nostri migliori realizzatori: mettere in campo chi segna di più è un'arma logica. Tuttavia, la squadra ha interiorizzato bene anche il sistema con il doppio trequartista. A prescindere dal modulo o dall'interprete, chiunque scenderà in campo sa di dover dare il massimo».

Il suo predecessore, Gasperini, sosteneva che l'Atalanta andasse più forte giocando ogni tre giorni. È così anche per lei? E quanto conta garantirsi l'Europa per mantenere questo ritmo in futuro?
«Sì, preferisco di gran lunga giocare ogni tre giorni e condivido quanto affermava il mister. Guardare le coppe dal divano non è bello, noi vogliamo assolutamente giocare in Europa l'anno prossimo. Più si gioca, più la squadra migliora. Ne parlo spesso con Vincent Kompany; ci scambiamo messaggi di frequente. Quando abbiamo affrontato il suo Bayern, mi ha fatto riflettere su come durante l'anno ci siano fasi in cui gli attaccanti sono in uno stato di grazia assoluto e altre in cui sono meno incisivi. La flessione fa parte di un'annata ricca di impegni, ma giocare spesso resta vitale».

L'energia e l'abnegazione del giovanissimo Ahanor, che dà sempre il 110%, dovrebbero essere un esempio per tutti in questo momento?
«Non è solo Ahanor, tutti devono dare tutto. Abbiamo disputato un'annata meravigliosa e sarebbe un peccato imperdonabile sporcarla nel finale. Dobbiamo mandare un segnale chiaro a noi stessi e ai nostri tifosi, che ci seguono ovunque. Vi garantisco che in questo gruppo, dal più giovane ai senatori, quando arriva una sconfitta si sta davvero male. La squadra ha una voglia matta di dare una risposta importante».

Non crede che il continuo e inevitabile confronto con la gloriosa "Era Gasperini" – culminating in a Europa League victory – possa aver condizionato inconsciamente e psicologicamente lo spogliatoio, fungendo da zavorra?
«I successi straordinari del recente passato sono il risultato di una sintonia perfetta tra un grande allenatore e una società solida, che insieme hanno portato l'Atalanta a una dimensione europea formidabile. Per me, questo continuo confronto non è affatto una zavorra, ma un propellente inesauribile. Mi stimola a dare sempre di più, a non accontentarmi mai. Sono già carico e pronto per dimostrare che i ragazzi che hanno dato l'anima in questi anni, supportati da giovani forti, possono aprire un nuovo e altrettanto importante ciclo sotto la mia guida. Le basi per ripartire alla grande ci sono tutte».

Che Milan si aspetta di incontrare, considerate le pesanti difficoltà del loro ultimo mese e la guida tecnica di Allegri?
«Credetemi, in questo momento ho talmente tante cose a cui pensare per la mia squadra che non mi focalizzo troppo sulle criticità altrui. Quello che so è che il Milan ha l'esperienza necessaria per affrontare queste sfide e Massimiliano Allegri, che conosco bene, è un tecnico di enorme esperienza, espertissimo nel gestire i momenti complicati. Domani cercheranno in ogni modo di reagire alla sconfitta col Sassuolo per rimettersi in corsa per la Champions. Noi dovremo avere la lucidità di affrontarli a viso aperto, perché anche noi vogliamo vincere per difendere il nostro piazzamento».

Dopo il trionfo e la "tesi di laurea" superata contro il Borussia Dortmund, è sembrato che la squadra si sia tolta un peso dallo stomaco, smarrendo poi per strada quel famoso DNA Atalanta. Condivide questa impressione?
«Posso condividere in parte la sua analisi. Effettivamente, in alcune uscite recenti come quelle contro Sassuolo, Cagliari o Genoa, siamo sembrati leggermente sotto ritmo, non eravamo noi stessi. L'Atalanta non deve mai smarrire il proprio DNA aggressivo. D'altro canto, in gare come quelle contro Juventus, Roma o Lazio, ho visto l'Atalanta che vorrei ammirare sempre. Non siamo stati in grado di esprimerlo con costanza matematica, ma è mio preciso dovere assicurarmi che in campo vadano giocatori pronti a viaggiare a duemila all'ora senza mai snaturarsi».

Mister, al netto delle questioni tattiche e di spogliatoio, lei come sta vivendo personalmente questo finale di stagione denso di voci e pressioni esterne?
«Io sto bene, davvero. Ho alle spalle tanti anni di esperienza in questo ambiente e so come restare impermeabile a certe dinamiche. Verso la fine del campionato le voci si moltiplicano, è un processo fisiologico e fa parte del vostro mestiere di giornalisti. Ma la mia mente è settata unicamente sull'Atalanta. Dal primo giorno vivo e respiro per questo club, per renderlo orgoglioso. Avevo promesso di lottare per l'Europa e lo stiamo facendo. Non ho altri obiettivi se non dare il massimo per le ultime tre partite; il resto lo deciderà la società».

Per rivedere la "vera" Atalanta di Palladino, in termini di potenziale offensivo, cosa manca esattamente? La scorsa stagione si segnava con grandissima facilità.
«Nell'ultimo mese e mezzo siamo venuti a mancare nella precisione dell'ultimo passaggio e nella stoccata finale. Ci mancano terribilmente i gol che storicamente costruivamo dalla trequarti. Non va dimenticato che abbiamo perso elementi capaci di garantire una produzione massiccia: Retegui segnava 28 gol, Lookman ne portava in dote oltre 20. Stiamo parlando di una voragine di quasi 50 reti che devi ingegnarti a recuperare affidandoti ad altri reparti e posizioni. Per questo in settimana ho tartassato i ragazzi sulle conclusioni e sull'attacco all'area di rigore: confido di vederne i risultati presto».

Raspadori è un investimento chiave: come valuta il suo momento, e crede che le continue sirene di calciomercato possano creare distrazioni interne allo spogliatoio?
«Che le voci di mercato possano generare un pizzico di distrazione è umano, purtroppo non posso telecomandare la mente dei ragazzi. Ma io ripeto loro quotidianamente che perdere il focus sull'Atalanta è letale. Fortunatamente, vedo un gruppo concentrato e impermeabile a queste voci. Raspadori è un giocatore fortissimo, approdato a Bergamo con immense motivazioni. Purtroppo un infortunio, arrivato dopo un periodo di scarsa continuità all'Atletico Madrid, lo ha tenuto fermo per quaranta giorni, rallentandone l'inserimento. Ora sta lievitando fisicamente: ha il gol nelle gambe e sono certo che farà un grande finale di stagione».

Dal punto di vista tattico, quanto conterà mantenere la vostra linearità contro un Milan capace di schierarsi con un dinamico 3-5-2?
«Loro sono una squadra molto camaleontica: partono con un 3-5-2 in fase difensiva, ma in impostazione possono scivolare a quattro o ruotare in un 4-3-3. L'imprevedibilità è l'essenza del calcio moderno. Noi dovremo essere una squadra matura, estremamente abile nell'assorbire i cambi uomo, capendo in quale esatto momento aggredirli alti e quando, invece, è più saggio abbassarsi per difendere compatti».

Domani si preannuncia una sfida affascinante tra due visioni di calcio: il "risultatista" Allegri e il "giochista" Palladino. Loro, giocando meno partite di voi (38 contro 51), avranno più fiato? Serviranno testa, gambe o cos'altro?
«Non mi fido della narrativa di un Milan stanco. Avranno una ferocia e una voglia di rivalsa gigantesca dopo la sconfitta contro il Sassuolo, partita che ho analizzato a fondo ed è stata pesantemente condizionata dalla loro inferiorità numerica. Noi dovremo rispondere gettando nella mischia tutto l'arsenale a nostra disposizione: mentalità, aggressività e l'intelligenza di leggere i momenti della gara. Non dobbiamo risparmiare nulla se vogliamo mandare quel segnale di forza a tutto l'ambiente che tanto desideriamo».

Pragmatismo, fierezza e una visione nitida del futuro. Raffaele Palladino non si trincera dietro i fisiologici alibi della stanchezza o delle assenze pesanti, ma chiama a raccolta il suo gruppo per un ultimo, feroce scatto. L'orizzonte europeo passa dall'erba del Meazza: l'Atalanta è pronta a dimostrare che la fiamma del proprio DNA arde ancora indomita.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 09 maggio 2026 alle 14:01
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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