La profonda e allarmante siccità offensiva del Milan rappresenta il tema centrale della delicatissima sfida che attende l'Atalanta forgiata da Raffaele Palladino in questa infuocata domenica di campionato. I rossoneri, precipitati in una crisi realizzativa senza precedenti recenti, cercano disperatamente di ritrovare la via della rete perduta proprio contro una Dea pronta a sfruttare ogni minima crepa nelle certezze meneghine per blindare i propri ambiziosi obiettivi stagionali.

I NUMERI DI UN CROLLO VERTIGINOSO - Per comprendere la gravità della situazione in casa milanista, basta scorrere le fredde e spietate statistiche dell'ultimo periodo. La miseria di un solo gol messo a referto nelle ultime cinque apparizioni è un campanello d'allarme assordante, acuito dal fatto che quell'unica gioia porti la firma di un centrocampista come Adrien Rabiot. Se allarghiamo lo spettro d'indagine all'intero girone di ritorno, il bilancio è da incubo: sedici reti in altrettante partite, un ruolino di marcia che declassa il reparto avanzato di Massimiliano Allegri al tredicesimo posto assoluto in Serie A dal giro di boa in avanti.

IL PARADOSSO DEL CAPOCANNONIERE E IL DIGIUNO - Il dato più sconcertante riguarda l'identità dell'attuale trascinatore rossonero in questo scorcio di 2026. A guidare la truppa c'è incredibilmente lo stesso Rabiot con tre centri personali, mentre l'ultimo guizzo di una punta pura risale addirittura al primo di marzo, quando Rafael Leao insaccò il pallone del raddoppio contro la Cremonese. – come analizza La Gazzetta dello Sport – la flessione è spaventosa se paragonata alla prima metà dell'annata sportiva, quando i terminali offensivi incidevano per il 56,2% del totale (diciotto firme su trentadue tra Leao, Christian Pulisic e Christopher Nkunku). Da gennaio in poi, pur potendo contare sull'innesto invernale di Niclas Füllkrug, le punte hanno racimolato appena cinque gol complessivi, con l'americano Pulisic misteriosamente rimasto ancora a secco.

LA DIFESA DEL GRUPPO E IL VUOTO DI IDEE - Di fronte a un simile blackout, lo spogliatoio prova a fare quadrato respingendo il processo ai singoli. Il difensore Matteo Gabbia ha provato a spostare il mirino dalle colpe esclusive dei compagni di reparto, affermando con lucidità: «Come dico sempre che si difende in undici, allo stesso modo se non segniamo non può essere solo colpa delle punte». Un ragionamento che trova pieno riscontro nei drammatici dati sulla produzione di gioco collettiva. Nelle recenti cinque uscite, la compagine milanese ha inquadrato lo specchio della porta per sole nove volte. Una pericolosità offensiva praticamente azzerata, scesa ben al di sotto della media abituale e figlia di una manovra che fatica tremendamente a creare presupposti validi negli ultimi sedici metri.

La tavola per la supersfida è ormai apparecchiata. Da una parte un Diavolo ferito e smarrito nel suo stesso labirinto tattico, dall'altra una compagine orobica che sa come costruire le proprie certezze sul prato amico della New Balance Arena e che sbarcherà al Meazza con l'intenzione spietata di affondare il colpo decisivo.

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Sezione: L'avversario / Data: Dom 10 maggio 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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