Il calcio è una questione di equilibri, geometrie e soprattutto di lampi improvvisi, ma quando chi è deputato ad accendere la luce stacca bruscamente la spina, intere squadre finiscono per smarrirsi nel buio. È esattamente l'incubo tecnico ed emotivo che stanno vivendo sulla propria pelle Charles De Ketelaere e Christian Pulisic, le due stelle di Atalanta e Milan in palese debito d'ossigeno. Due trequartisti dal talento purissimo e cristallino, il primo maestro nel danzare armoniosamente tra le linee e il secondo specialista negli inserimenti brucianti, fatalmente accomunati da un 2026 fin qui costellato di incertezze, astinenze prolungate e prestazioni a intermittenza che hanno zavorrato le ambizioni delle rispettive piazze.
IL PARADOSSO DEL BELGA E I FANTASMI DEL PASSATO - Il rientro alla Scala del Calcio da grande ex non può che rievocare ricordi contrastanti per il fantasista di Bruges, la cui terza annata all'ombra delle Mura Venete sta assumendo i contorni di un pericoloso e inaspettato passo indietro. L'ultimo acuto personale risale ormai allo scorso 10 gennaio, una perentoria incornata contro il Torino che sembrava il naturale preludio a una cavalcata trionfale. Da quel momento, le tenebre. A complicare i piani ci ha pensato un noioso fastidio al menisco a cavallo tra febbraio e marzo, ma nonostante qualche sprazzo di indiscutibile classe, il misero bottino stagionale di tre reti in campionato e due in Champions League stride fragorosamente con il talento a sua disposizione.
DALLA NOTTE DI DUBLINO AL BLACKOUT SULLA TREQUARTI - Quando sbarcò alla corte orobica nell'estate del 2023, l'impresa di rilanciarlo appariva titanica: il ragazzo era schiacciato dall'etichetta dei trentacinque milioni di euro sborsati a vuoto dal club meneghino per un disastroso anno da zero reti in quaranta presenze. Eppure, sovvertendo ogni pronostico, l'estroso fiammingo divenne l'eroe silenzioso della memorabile epopea culminata con il trionfo in Europa League. Una magia prolungata fino ai mesi invernali della passata stagione, dominati da ben dieci marcature prima di un calo verticale che ha azzerato le velleità tricolori orobiche. Domani, sotto l'attenta guida tattica di Raffaele Palladino, si appresta a festeggiare la centesima apparizione in Serie A, ma lo farà con l'urgenza di svoltare per non offuscare l'immenso credito costruito in questi anni sul prato della New Balance Arena.
IL CROLLO STATUNITENSE E L'ATTACCO MILANISTA IN GABBIA - – come analizza L'Eco di Bergamo – l'involuzione vertiginosa del capitano statunitense ricalca in maniera inquietante la parabola discendente vissuta dal collega atalantino. Basti pensare che negli ultimi tre campionati soltanto tre calciatori hanno superato la clamorosa soglia dei venti gol e venti assist complessivi: Cdk, Rafa Leao e lo stesso asso americano. Oggi, tuttavia, le statistiche dell'ex Chelsea languono in una palude allarmante. Dallo scorso 28 dicembre, giorno del suo ottavo centro stagionale al Verona che aveva spedito momentaneamente in vetta i rossoneri, Pulisic non ha più trovato la via della rete, inanellando diciassette partite di pura frustrazione condite da ciclici acciacchi muscolari. Il contraccolpo per la manovra offensiva è stato devastante, con cinque delle ultime sette uscite chiuse senza segnare, l'addio allo Scudetto e una feroce bagarre per non restare esclusi dall'Europa che conta.
La supersfida del Meazza metterà di fronte due campioni alla disperata ricerca di se stessi. Chi riuscirà a spazzare via la polvere e riaccendere per primo l'interruttore, regalerà alla propria gente tre punti dal valore inestimabile.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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