Daniele De Rossi è un uomo che non ama le mezze misure. Non le amava da calciatore — capitano della Roma e campione del mondo — e non le pratica da allenatore. Arrivato a Genova in corsa, in una stagione che si era aperta con la pesante eredità di un avvio difficile, l'ex centrocampista della Nazionale ha impresso alla squadra rossoblù una mentalità riconoscibile: ordine tattico, identità di gioco, e quella capacità di leggere le partite con l'intelligenza di chi il calcio lo ha vissuto ai più alti livelli per vent'anni. A poche ore dall'ultima gara casalinga della stagione — domenica a Marassi contro un Milan in cerca di punti Champions — De Rossi si è seduto davanti ai giornalisti al centro sportivo "Gianluca Signorini" di Pegli e ha risposto a tutto: il futuro, il mercato, i momenti chiave di una salvezza sudata, l'addio di Malinovskyi, e persino una parentesi inattesa su Chanel Totti. Come sempre, senza filtri. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Come si prepara una partita quando si scopre all'ultimo momento la data e l'orario in cui si disputerà?
«Si prepara con un po' di fastidio, che penso sia condiviso da tutte le squadre coinvolte in queste decisioni dell'ultimo minuto. Per fortuna capita di rado e dobbiamo accettarlo. Immagino che per tutti gli organi competenti sia stata una scelta difficile, presa sotto pressioni multiple. Dal punto di vista pratico, non sapevamo se concedere un giorno di riposo in più o inserire un'ulteriore seduta di allenamento. Un disagio, insomma, ma equamente distribuito tra noi e i nostri avversari.»

Sarà l'ultima partita davanti al vostro pubblico. Come si vive questa vigilia?
«Si prepara con la consapevolezza di dover salutare la nostra gente nel migliore dei modi possibili. Questo stadio ci ha dato tanto nel corso della stagione, ci ha sostenuto nei momenti difficili. Dobbiamo onorare quell'affetto con una prestazione degna, una partita che lasci un'impressione positiva prima dell'estate.»

Sul suo futuro si è detto tutto e il contrario di tutto. È vero che ha già rifiutato approcci da altre società?
«No, non è oggettivamente vero. Non è che non voglia parlare del futuro per principio — anzi, penso sia rispettoso nei confronti del Genoa affrontare il tema una volta e poi non trasformarlo in un tormentone quotidiano. Semplicemente, non mi ha contattato nessuno. E se anche fosse successo qualcosa del genere, probabilmente non ve lo direi comunque — forse questa è la mossa di comunicazione che mi manca. La mia priorità, in questo momento, è esclusivamente il Genoa.»

Come si immagina questa ultima partita casalinga? Con che spirito la affronta?
«Non mi dispiace che la stagione stia per finire, anzi. Il brivido di giocare partite in cui ogni punto pesa enormemente è stimolante, ma non vedo l'ora che ricominci da capo, con quella pressione sana che accompagna ogni giornata di campionato. Credo che staccare faccia bene a tutti: riordinare le idee, ricaricare le energie. Guardando indietro, questo è stato un percorso virtuoso. La squadra è andata esattamente nella direzione che volevo, e oggi siamo molto vicini a ciò che speravo di costruire quando sono arrivato.»

C'è anche la voglia di riscattare la sconfitta dell'andata contro il Milan?
«Non parlerei di riscatto. Quella è una piccola motivazione aggiuntiva che puoi tirar fuori all'occorrenza, ma non deve diventare il centro della nostra narrativa. Sarebbe grave il contrario: io devo affrontare ogni partita con la stessa determinazione, indipendentemente dall'avversario e dalla posta in gioco. Vengo da una generazione in cui l'ultima di campionato spesso aveva esiti già scritti in anticipo — e quella cosa mi faceva orrore allora, da giocatore, e mi fa orrore ancora adesso. Dobbiamo fare una partita seria perché è semplicemente giusto così. Il calcio italiano ha fatto passi avanti importanti in questo senso negli ultimi anni, e voglio che il Genoa ne faccia parte.»

Quanto è cresciuta la squadra rispetto a quel Milan-Genoa dell'andata?
«È cresciuta in modo tangibile. I risultati danno piccole ma importanti conferme, e anche l'umore generale si è stabilizzato. Abbiamo interrotto quella serie negativa di sconfitte — a San Siro fu una montagna russa emotiva, ma dopo l'occasione di Fofana gestimmo bene quasi un'ora di gioco. Poi c'è il peso specifico dell'avversario e del contesto. In termini di palleggio siamo diventati più dominanti, abbiamo disputato partite di altissimo livello, e la cosa più importante è che abbiamo fatto tutto questo con una rosa che ha dovuto fare i conti con numerose assenze.»

Norton-Cuffy sarà disponibile per domenica?
«Non credo che lo convocheremo. È in un percorso di reinserimento graduale all'attività agonistica: quando l'ho schierato a sinistra mi ha convinto tantissimo, ma poi i viaggi con la nazionale gli hanno creato un fastidio fisico che richiede i giusti tempi di recupero. Del resto, questa salvezza l'abbiamo costruita senza Brooke, senza Baldanzi per lunghi tratti, con Messias che si è infortunato più volte, con Ekuban e altri che hanno avuto i loro problemi fisici. Nonostante tutto, abbiamo ottenuto una salvezza meritata. Ostigard si è fermato ieri per un fastidio che non sembra grave, e Vasquez sta trascinando il gruppo con grande generosità. Tutti hanno voglia di congedarsi bene dalla tifoseria, ma dovremo gestire con attenzione i carichi, specialmente per quei giocatori che si preparano a disputare la Coppa del Mondo — un evento unico nella carriera di un calciatore.»

Grossi potrebbe trovare spazio dal primo minuto?
«È con noi e lo consideriamo. A centrocampo abbiamo numeri importanti e buona scelta. Il punto è che far giocare Grossi significa lasciare fuori Masini o Onana, che sono professionisti di assoluto valore. Non ho mai avuto problemi a fare scelte difficili — ho messo in campo Doucoure lasciando Vasquez in panchina, e Vasquez ha giocato tantissimi minuti in questa stagione. Cerco sempre di distribuire le soddisfazioni nel modo più equo possibile, senza penalizzare chi ha dato di più.»

Quali sono le condizioni di Baldanzi? Riuscirà a integrarsi definitivamente nel progetto?
«Tommaso è arrivato già con un problema fisico. Si è poi fatto nuovamente male sullo stesso infortunio rimediato a Roma, e quando arrivi in un posto nuovo già acciaccato — con il trasloco, le visite mediche, il cambiamento di metodologia di lavoro — è normale che ci sia mancanza di continuità. Lui ha avuto qualche problema di questo tipo nel suo percorso, ma è un giocatore da cui vogliamo ripartire con assoluta convinzione. Non entro nel merito delle questioni legate al riscatto, ma la sua valenza tecnica non è in discussione.»

Stai già lavorando alla costruzione della squadra della prossima stagione?
«È un processo continuo. Parliamo costantemente di mercato, di profili da valutare, di come vogliamo immaginare questa squadra nel futuro. C'è uno scambio quotidiano con la dirigenza. Siamo al lavoro da parecchio tempo, non aspettiamo certo la fine del campionato per iniziare a ragionare.»

Otota potrebbe essere della partita?
«Avrebbe giocato titolare a Firenze, poi il giorno prima della trasferta ha avuto un problema alla schiena che gli impediva letteralmente di alzarsi dal letto. Questa settimana si è riallenato, i primi giorni in modo differenziato e poi con il gruppo. Valuteremo: ho altre due partite e voglio distribuire i minuti con intelligenza, calibrando i carichi per ciascun giocatore.»

Il Milan arriva in un momento di difficoltà e con diverse assenze. È un vantaggio o una trappola?
«Le assenze dei rossoneri sono oggettivamente un vantaggio per noi, inutile negarlo. Ma devo essere onesto: non mi piace affrontare squadre forti quando sono in crisi, perché è in quei momenti che scende in campo l'orgoglio autentico dei campioni. L'undici che il Milan può schierare resta comunque di valore straordinario. Pulisic e Nkunku sono tra i migliori della Serie A, Bartesaghi mi piace molto, Fofana e Rabiot sono centrocampisti di livello europeo, e Maignan è semplicemente uno dei migliori portieri al mondo. Sono una squadra forte anche senza i suoi pezzi più importanti, e sulla singola partita è comunque meglio non averli tutti contro.»

Qual è stata la partita in cui ha avuto la certezza della salvezza, e quale invece quella in cui ha visto cose che non vuole rivedere?
«La certezza emotiva l'ho avuta dopo la partita con l'Atalanta: avevamo perso in dieci, ma i ragazzi avevano dato tutto. Ho detto loro che mi avrebbero salvato, e avevo ragione. Come risultato concreto, a Verona ho capito che eravamo praticamente al sicuro: quei sei punti tra Roma e Verona sono stati decisivi. Dal punto di vista dello slancio psicologico, invece, la rimonta contro il Bologna è stata la svolta: una partita in cui l'allenatore guarda i suoi giocatori e dice soltanto "grazie". Quanto alle cose che non voglio rivedere: il primo tempo contro la Roma e quello contro la Juve. E poi assolutamente il secondo tempo con il Pisa. Contro squadre alla nostra portata o inferiori, il Genoa deve avere il controllo del gioco. Queste sono le responsabilità che mi prendo pubblicamente, le altre le gestisco in privato con i giocatori.»

Continuare con lo stesso allenatore può essere un vantaggio competitivo nella costruzione del prossimo ciclo?
«Penso che qualsiasi squadra che garantisca continuità al proprio allenatore abbia un vantaggio strutturale. Si costruisce su basi già consolidate, si parte da un'identità già definita. Quanto dovremo cambiare ce lo dirà il mercato, e dipenderà anche da chi saremo costretti a cedere: la nostra situazione la conosciamo bene, non ci nascondiamo dietro niente.»

Cosa l'ha sorpresa di più nel vivere dall'interno il mondo Genoa?
«È stata un'esperienza ricchissima, umana prima ancora che professionale. Ho scoperto una città che non si ferma a quello che vedi in superficie, una mentalità che mi appartiene. Non sono uno che sta sul divano a guardare le mura di casa: ho bisogno di scoprire il territorio, le persone, le abitudini. Mi sento a mio agio qui, in città e al centro sportivo, anche se l'80% della mia giornata la passo qui a Pegli. Ma lo dico sempre: alla fine contano i risultati, e quelli devono migliorare.»

Malinovskyi andrà via. Come si sostituisce un giocatore come lui?
«Me ne sono preso la responsabilità comunicandolo pubblicamente, ed è una cosa che non faccio abitualmente. Posso dire di lui solo cose positive: ha giocato le prime partite con un fastidio al ginocchio senza fiatare, e quando ha potuto si è allenato con grande intensità. Ho visto in lui una bella persona, prima ancora che un grande giocatore. Sostituirlo non significa trovare una fotocopia — perché di Ruslan Malinovskyi ne esistono pochissimi al mondo — ma significa preservare quella mentalità propositiva, quella qualità nell'esecuzione tecnica. Non avremo la sua stessa firma sui tiri dalla distanza, ma posso lavorare per trovare quei gol attraverso inserimenti in area, con profili diversi ma ugualmente efficaci.»

Chi è Davide e chi è Golia in questa partita?
«La risposta la conosciamo tutti se guardiamo i valori delle rose e i monte ingaggi. Il Milan è una potenza del calcio mondiale, hanno finito secondi per quasi tutta la stagione e hanno giocatori di livello assoluto. Chi ha una potenza di quel tipo, anche in un momento difficile, è capace di tirare fuori qualcosa di speciale. Detto questo, troveranno di fronte una squadra organizzata, motivata e preparata. Abbiamo lavorato seriamente su questa partita. Sarà una bella sfida, e la affronteremo come abbiamo sempre fatto quando i punti erano decisivi.»

Un'ultima domanda, del tutto inaspettata: cosa pensa della vittoria di Chanel Totti a Pechino Express?
«Non seguo il programma, ma ne vedevo le clip su Instagram. Chanel l'ho vista la prima volta in culla, aveva venti giorni. Ritrovarla così, nella sua ironia e nella sua leggerezza, mi ha fatto ritrovare qualcosa di mio fratello di tante battaglie nello spogliatoio. È una ragazza che ho visto crescere, molto legata a mia figlia Gaia. Il suo percorso è completamente diverso dal nostro, quello dello sport, ma ha gli occhi e la faccia pulita, e l'umorismo di suo padre. Francesco e Ilary hanno fatto un ottimo lavoro.»

Daniele De Rossi lascia la sala stampa con la stessa compostezza con cui la occupa: nessuna posa, nessuna concessione al personaggio. C'è un allenatore che sta costruendo qualcosa di solido in riva al mare, con la pazienza di chi sa che i processi veri richiedono tempo e la lucidità di chi, quei processi, li ha già vissuti dall'altra parte. Domenica il Genoa scenderà in campo per salutare i suoi tifosi. Qualunque sarà il risultato, la sensazione è che questo non sia un addio — ma un arrivederci pieno di ambizione.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Ven 15 maggio 2026 alle 18:49
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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