Il crepuscolo di una stagione intensa e travagliata non rappresenta soltanto il momento dei bilanci collettivi, ma si trasforma in una spietata aula d'esame per i singoli. Mentre Raffaele Palladino traccia la rotta per chiudere con dignità gli ultimi centottanta minuti di campionato, l'attenzione della dirigenza orobica si sposta inesorabilmente sul rendimento di chi, per vari motivi, ha faticato a ritagliarsi un ruolo da protagonista assoluto. Nel mirino delle valutazioni societarie finiscono inevitabilmente talenti del calibro di Lazar Samardzic, Kamaldeen Sulemana e Raoul Bellanova, pedine per le quali il club ha investito cifre importantissime e da cui si attende un segnale forte e inequivocabile di appartenenza al progetto nerazzurro.
L'ENIGMA SERBO E I LAMPI DI GENIO - Il caso più emblematico è senza dubbio quello del trequartista ex Udinese. Il suo rendimento è stato un'altalena emotiva e tecnica, complice un minutaggio mai realmente continuo. Ha saputo infiammare il pubblico della New Balance Arena e i tifosi in trasferta con sei squilli stagionali, di cui quattro pesantissimi in Champions League. Impossibile dimenticare il colpo di testa letale al Napoli, la perla dello scadere a Marsiglia o il rigore glaciale calciato con i crampi contro il Borussia Dortmund per il definitivo poker che è valso gli ottavi. Eppure, dopo l'ultima sosta di marzo, il suo genio si è quasi eclissato: – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – appena ventinove minuti collezionati tra le sfide contro Cagliari e Genoa, intervallati da ben cinque panchine. Un capitale da circa venti milioni di euro non può accontentarsi di un finale nell'ombra; Samardzic ha ora il dovere di accendere la luce negli ultimi due incroci per ribadire la sua assoluta centralità tecnica.
IL FANTASMA GHANESE IN CERCA DI RISCATTO - Sulla stessa lunghezza d'onda si sintonizza il destino dell'ex freccia del Southampton. La prima avventura di Sulemana nel calcio italiano è stata pesantemente condizionata da un fisiologico periodo di ambientamento e da qualche noia fisica di troppo. Nonostante ciò, era riuscito a graffiare due volte in campionato e una in Coppa Italia, lasciando intravedere accelerazioni brucianti che facevano ben sperare. Con l'arrivo della primavera, però, il suo nome è letteralmente sparito dai radar di Zingonia. Da Pasquetta in poi, con l'effimera apparizione di undici minuti a Lecce, il suo ruolino conta due assenze per infortunio e quattro panchine di fila. Anche per lui la dirigenza ha sborsato circa venti milioni: un investimento che impone un drastico cambio di marcia, ancor di più se si considera la sua legittima ambizione di conquistare una convocazione per l'imminente Mondiale con il Ghana.
LA RINASCITA SULLA CORSIA DI DESTRA - Una parabola differente, seppur segnata da alti e bassi, è quella vissuta dall'esterno arrivato la scorsa estate. La stagione di Bellanova era iniziata sotto i migliori auspici, con una costanza di rendimento ammirevole interrotta bruscamente dall'infortunio patito a dicembre. Rientrare a pieno regime non è stato semplice, soprattutto dovendo fare i conti con l'esplosione tecnica e tattica di un baluardo come Davide Zappacosta. Tuttavia, l'assenza forzata del giovane Lorenzo Bernasconi gli ha riaperto le porte della titolarità a partire da marzo. Ora, questo scampolo finale di stagione si trasforma in una preziosa vetrina per rimettere in mostra quelle prepotenti progressioni sulla fascia che avevano convinto l'Atalanta a puntare ciecamente su di lui.
Il tempo degli alibi è definitivamente scaduto. Il prato verde emetterà il suo inappellabile verdetto, separando chi è pronto a prendersi l'Atalanta del futuro da chi rischia di rimanere soltanto un'incompiuta promessa di mercato.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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