C'è un finale di stagione che sa di spartiacque, di quelli che lasciano il segno nella storia di un club. L'Atalanta si avvicina al gong definitivo con quattro certezze mondiali, una Conference League quasi in cassaforte e due grandi interrogativi sul futuro — uno in panchina, uno ai piani alti della dirigenza — destinati a trovare risposta solo a bocce ferme. Prima, però, c'è il Bologna: uno scontro diretto che vale la nona qualificazione europea nelle ultime dieci stagioni, un traguardo che per la famiglia Percassi non è più un sogno ma una consuetudine.
LA SPEDIZIONE MONDIALE NERAZZURRA - Nelle ultime ore i ct di Belgio e Costa d'Avorio hanno ufficializzato le proprie liste per il Mondiale in partenza l'11 giugno: Charles De Ketelaere risponderà alla chiamata di Rudi Garcia tra i Diavoli Rossi, mentre Odilon Kossounou salirà sull'aereo insieme agli Elefanti di Emerse Faé. Si aggiungono così a Isak Hien (Svezia) e Sead Kolasinac (Bosnia), già certi del viaggio in America: quattro nerazzurri al Mondiale, un record che racconta la dimensione globale raggiunta da Zingonia. Tra gli altri ancora in attesa di convocazione ufficiale, quasi certa quella di Mario Pasalic con la Croazia e di Kamaldeen Sulemana con il Ghana. Più difficile, ma non impossibile, un ultimo giro di giostra olandese per Marten De Roon, assente dagli Oranje dal 2024. Resta invece a guardare Ederson, fuori dai preconvocati del ct brasiliano Carlo Ancelotti.
LA CONFERENCE È A UN PASSO - Tornando alla Serie A, l'aritmetica per il settimo posto non è ancora scritta ma la matematica è dalla parte dell'Atalanta. Contro il Bologna (ore 18 alla New Balance Arena) basta evitare una sconfitta con più di un gol di scarto: la doppietta di Nikola Krstovic nel 2-0 dell'andata al Dall'Ara garantisce infatti alla Dea un cuscinetto preziosissimo, amplificato dai sei punti di vantaggio in classifica. Per ribaltare la situazione, i rossoblù di Vincenzo Italiano dovrebbero vincere oggi con tre gol di scarto, superare l'Atalanta nella gara finale di campionato contro l'Inter e sperare in una sconfitta nerazzurra sul campo della Fiorentina: uno scenario degno di un film catastrofico, ma che la squadra di Palladino non può permettersi di ignorare del tutto.
IL NODO PANCHINA E LA RIVOLUZIONE DIRIGENZIALE - Archiviata la qualificazione, si aprirà il grande cantiere estivo. Il mantra che riecheggia a Zingonia da giorni è sempre lo stesso: ogni valutazione sulla guida tecnica avverrà solo a campionato concluso. L'amministratore delegato Luca Percassi lo ha confermato senza infingimenti: «Discuteremo col mister a bocce ferme e valuteremo se sussistono i presupposti per proseguire, nel pieno rispetto della filosofia storica della società». Una formula diplomatica che lascia aperte tutte le porte, complicata ulteriormente dall'imminente cambio ai vertici sportivi: il direttore sportivo Tony D'Amico è prossimo all'addio, con Cristiano Giuntoli come candidato numero uno alla successione. Per il mister, la qualificazione in Conference peserebbe nella bilancia insieme agli ottavi di Champions conquistati in inverno, ma il lungo periodo di involuzione primaverile — due sole vittorie tra Verona e Lecce prima del colpo di San Siro — ha spezzato definitivamente la corsa al quarto posto e resta il principale contrappeso nella sua valutazione complessiva. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – nonostante Palladino abbia ribadito di star bene a Bergamo e di aver trovato «una grande sintonia con la squadra», il suo futuro lontano dalla Dea appare oggi lo scenario più probabile.
DIFESA DA REINVENTARE - Sul campo, la sfida di oggi si presenta con un'emergenza difensiva senza precedenti. Oltre alla squalifica di Hien, Kossounou è alle prese con una lesione muscolare e la stagione di Giorgio Scalvini è già di fatto chiusa per la distrazione alla caviglia riportata a San Siro. Toccherà ad Honest Ahanor e a Kolasinac reggere il reparto arretrato, con Berat Djimsiti — tornato a lavorare individualmente in campo — candidato a un posto da titolare se le sensazioni fisiche saranno positive. In caso contrario, Palladino dovrà scegliere tra l'abbassamento di De Roon tra i centrali o l'esordio assoluto di Relja Obric, classe 2006 e colonna dell'Under 23, convocato ben quindici volte in stagione con la prima squadra.
CDK E IL GOL CHE MANCA - In avanti, verso la conferma il tridente che ha sbancato San Siro. Insieme a Krstovic e Giacomo Raspadori, un De Ketelaere fresco di convocazione mondiale ha due partite per trovare una rete che in Serie A manca dal 10 gennaio: troppo a lungo per uno dei talenti più luminosi del campionato, e troppo a lungo per chiudere la stagione in silenzio prima del grande appuntamento americano.
Nove Europe in dieci anni. Un'abitudine quasi, per chi guarda da fuori. Ma per chi vive Bergamo, ogni qualificazione vale come la prima. Che sia la Conference League o che sia qualcos'altro, la Dea non smette mai di volare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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