Un epilogo dolceamaro sul rettangolo verde, ma straordinariamente dolce per i verdetti definitivi della classifica. L'Atalanta cade di misura al Gewiss Stadium nell'ultima passerella casalinga contro il Bologna, punita dalla rete dell'ex Orsolini, ma stacca aritmeticamente il pass per la prossima Conference League. Il settimo posto, blindato a novanta minuti dal termine del campionato, è reso matematico anche dal trionfo in Coppa Italia dell'Inter, che libera lo slot europeo a favore dei bergamaschi. Si chiude così, con un traguardo insperato pochi mesi fa, il capolavoro tecnico di Raffaele Palladino. Chiamato a risollevare un gruppo smarrito e precipitato al tredicesimo posto, il mister ha saputo ricompattare l'ambiente, gestendo gli sforzi su tre fronti (fino agli ottavi di Champions League e alla semifinale di Coppa Italia) e regalando alla piazza l'ennesima notte continentale. Nel post-partita, visibilmente emozionato, il tecnico ha analizzato il match, ringraziato la dirigenza e risposto a chi ipotizzava messaggi di mercato dietro l'esclusione di alcuni big. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, la matematica qualificazione alla Conference League è arrivata nonostante la sconfitta odierna. Ritiene che la consapevolezza di avere l'Europa già in tasca abbia influito sull'intensità e sull'attenzione della squadra?
«Il nostro duplice obiettivo per questa serata era, senza dubbio, centrare la qualificazione europea, ma volevamo assolutamente associarla a una prestazione convincente e a una vittoria per salutare degnamente i nostri tifosi nell'ultimo impegno casalingo. Per questo motivo, prevale un po' di naturale rammarico per non aver centrato il risultato pieno. Con il passare dei minuti, ho percepito chiaramente che l'intensità della gara si stava abbassando, così come la tensione nervosa e l'attenzione generale. Abbiamo persino subìto un gol ampiamente evitabile, nato da un calcio di punizione fischiato per proteste, in una dinamica che sul momento non abbiamo nemmeno compreso appieno. Ho cercato di richiamare subito l'attenzione dei ragazzi per ritrovare la bussola. Tuttavia, al netto dell'analisi della singola partita, ritengo che oggi l'aspetto fondamentale e di cui essere fieri sia aver centrato la qualificazione europea. Ho ringraziato i ragazzi a fine gara, ringrazio i nostri meravigliosi tifosi e la società intera: è un risultato formidabile. Poteva forse sembrare un epilogo scontato a un certo punto, ma vi assicuro che non lo è affatto, specialmente considerando la straordinaria rimonta che abbiamo dovuto compiere».
Ha ereditato una squadra al tredicesimo posto, guidandola fino all'Europa. Si aspettava un percorso così complesso fin dal suo primo giorno a Bergamo?
«La complessità è stata dettata innanzitutto dalla delicatissima situazione iniziale. Quando subentri a stagione in corso e trovi una squadra tredicesima, devi affrontare innumerevoli difficoltà interne: ho ereditato un gruppo inevitabilmente demotivato, che stava vivendo un momento di forte sbandamento. Abbiamo dovuto ricostruire praticamente tutto, lavorando con insistenza su ogni aspetto, tattico e psicologico. La vera impresa è stata proprio quella di raddrizzare una rotta che si era fatta insidiosa. Successivamente, è stato svolto un lavoro eccezionale: abbiamo recuperato una mole impressionante di punti e svariate posizioni, risalendo la china fino al settimo posto e rosicchiando terreno a tutte le dirette concorrenti. Se oggi questo traguardo appare naturale, il merito deve essere ascritto in toto ai ragazzi e alla società. Abbiamo remato tutti all'unisono, nella stessa identica direzione; senza questa coesione, rincorse del genere non si concretizzano e si rischia, al contrario, di sprofondare in stagioni anonime o drammatiche. Arrivare in Europa per la nona volta negli ultimi dieci anni è l'emblema di una società solidissima, ambiziosa, che lavora in modo ineccepibile e continuerà a farlo nel futuro».
Lei è il quarto allenatore nella storia dell'Atalanta a raggiungere la qualificazione in Europa al primissimo anno sulla panchina nerazzurra. Considerando che a Bergamo si è soliti dire che "si vince e si perde tutti insieme", che sensazioni le lascia questo record personale?
«È un traguardo che mi riempie di un orgoglio e di una soddisfazione indescrivibili. L'espressione "si vince e si perde insieme" è bellissima ed è esattamente il mantra che ripeto incessantemente ai miei giocatori fin dal primo allenamento. Sono profondamente felice di aver riportato l'Atalanta esattamente dove merita di stare, nei salotti europei. Ovviamente questa piazza esige sempre maggiore ambizione, ma non dobbiamo dimenticare che avevamo preso in mano una situazione davvero intricata. È stato un lavoro di squadra totale, fatto di sacrifici immani, specialmente dovendo gestire tre fronti caldissimi: siamo stati altamente competitivi arrivando fino agli ottavi di Champions League e in semifinale di Coppa Italia, e ciononostante non abbiamo mai mollato in campionato. Il primo giorno che ho messo piede a Zingonia avevo promesso che il mio obiettivo era riportare questa società in Europa. Oggi posso dire che la missione è stata compiuta».
Durante i festeggiamenti l'abbiamo vista abbracciarsi calorosamente con il Presidente Percassi, l'AD Luca Percassi e Stephen Pagliuca. Cosa vi siete detti in quei momenti di gioia?
«Tra noi vige un rapporto umano e professionale semplicemente meraviglioso. Con Antonio, Luca e Stephen Pagliuca si è instaurata fin da subito una relazione basata su una profonda stima reciproca e su una grande cordialità. Ci sentiamo e ci confrontiamo quotidianamente. In campo ci siamo scambiati dei sentiti ringraziamenti: loro hanno ringraziato me per il lavoro svolto, ma io ho voluto ringraziare loro. Quando si centrano simili obiettivi, il merito è in gran parte di una società che non ti fa mai mancare il suo appoggio e che ti sostiene soprattutto nei momenti di burrasca. Questo traguardo è la vittoria di tutto il club».
Due curiosità: l'esclusione di big come Scamacca e Samardzic può essere letta come un messaggio indiretto alla società in vista della prossima stagione? E poi, un pensiero sull'emozionante tributo della Curva Nord che l'ha osannata a lungo...
«Parto volentieri dalla seconda riflessione, perché è legata a un'emozione bellissima. Quello che è accaduto sotto la Curva a fine gara è una scena che non avevo mai vissuto in prima persona da quando faccio l'allenatore. In tutta onestà, non volevo nemmeno essere il centro dell'attenzione, perché i riflettori e i meriti dovevano essere unicamente per i ragazzi, che hanno faticato tutto l'anno. Tuttavia, sono attestati di stima enormi che mi hanno fatto emozionare e divertire al tempo stesso. Si è creata una magia pura, un'alchimia vera all'interno di questo spogliatoio. Voglio dire un grazie immenso anche ai tifosi: i loro applausi e i loro cori nei miei confronti sono doni preziosi che custodirò gelosamente per tutta la vita. Per quanto concerne invece le mie scelte di formazione, non c'è nessun messaggio nascosto. Volevo impiegare sia Gianluca che Samardzic, ma abbiamo dovuto fare i conti con parecchi giocatori che non erano al top della condizione fisica. Abbiamo avuto difficoltà oggettive nel preparare questa gara, che mi hanno costretto a varare dei cambi forzati per gestire le energie. Sono contento, ad esempio, per il ritorno in campo di Bakker: l'ho adattato in una posizione non sua, ma ha cercato di dare il massimo contributo possibile e siamo felici di averlo ritrovato».
A proposito di Bakker, la gara è terminata con lui schierato come esterno alto a destra e Musa adattato a sinistra. Si è trattato esclusivamente di pura emergenza o sono, come detto prima, indizi di una rosa che andrà parzialmente rifondata?
«Nessuna delle due ipotesi cospirative, è stata una pura lettura delle situazioni di campo in piena emergenza. Ribadisco che non amo lanciare messaggi trasversali attraverso la formazione. Io decido chi mandare in campo in funzione dell'impegno che osservo durante la settimana, delle dinamiche specifiche che si sviluppano durante i novanta minuti e, soprattutto, in base all'autonomia o alle difficoltà fisiche di alcuni giocatori. Musa è un elemento duttile, acquistato proprio per la sua capacità di agire sia in mezzo al campo che come quinto, e credo abbia svolto bene il suo compito su entrambe le fasce. Quanto a Bakker, nelle ultime settimane avevo dichiarato apertamente che si stava allenando con grande applicazione: ho semplicemente voluto premiarlo concedendogli un'occasione per mettersi in mostra, e ritengo che in quella posizione abbia risposto in maniera positiva».
L'Atalanta archivia con una ininfluente sconfitta il suo cammino casalingo, ma lo fa con la fierezza di chi ha appena staccato l'ennesimo biglietto per le notti europee. Raffaele Palladino chiude l'annata al Gewiss Stadium raccogliendo il meritato tributo della sua gente, respingendo le polemiche sul nascere e godendosi, per una notte, il sapore di un'impresa sportiva tutt'altro che scontata.
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