A meno di dieci giorni dal fischio finale, Raffaele Palladino si ritrova a dover gestire contemporaneamente tre fronti aperti: la qualificazione europea da blindare matematicamente, una retroguardia ridotta all'osso dagli infortuni e un futuro sulla panchina nerazzurra che resta avvolto nell'incertezza. Il crocevia si chiama Bologna, avversario di questa sera alla New Balance Arena (ore 18), e il risultato che basta alla Dea per mettere la parola fine a qualsiasi calcolo è racchiuso in un semplice concetto: non perdere con più di un gol di scarto.
LA MATEMATICA DALLA PARTE DELLA DEA - Il vantaggio di sei punti in classifica sui rossoblù e, soprattutto, la doppietta di Nikola Krstovic nello 0-2 dell'andata al Dall'Ara dello scorso gennaio costituiscono un cuscinetto prezioso. Anche nell'ipotesi nera di un crollo per tre reti di differenza, il Bologna dovrebbe comunque vincere l'ultima giornata in casa contro l'Inter e sperare in una contestuale sconfitta dell'Atalanta sul campo della Fiorentina: uno scenario degno di un romanzo catastrofico, ma che – come insegna il calcio – non va mai del tutto escluso. Per questo la squadra bergamasca non può permettersi distrazioni, nonostante la posizione favorevole.
NOVE EUROPE IN DIECI ANNI - La posta in palio travalica la mera aritmetica: conquistare il settimo posto significherebbe qualificarsi al calcio europeo per la nona volta nelle ultime dieci stagioni, un rendimento da grande club continentale che la famiglia Percassi ha trasformato in una vera e propria filosofia aziendale. Si tratterebbe della prima Conference League nella storia del sodalizio orobico – dopo cinque partecipazioni in Champions e quattro in Europa League – un palcoscenico nuovo, ma comunque europeo, che ai tifosi nerazzurri ha smesso di fare paura da tempo.
IL NODO PANCHINA - Sul futuro tecnico, il mantra che rimbalza da giorni a Zingonia è sempre lo stesso: ogni valutazione verrà effettuata solo a bocce ferme. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – l'amministratore delegato Luca Percassi ha ribadito a inizio settimana che si discuterà con il mister «a fine stagione, valutando se sussistono i presupposti per proseguire nel rispetto della filosofia storica della società». Una formula diplomatica che, tradotta, lascia aperta qualsiasi porta. Il quadro si complica ulteriormente con il cambio ai piani alti della dirigenza: Palladino, il cui futuro appare sempre più lontano da Bergamo, attende un segnale da una proprietà che nel frattempo sembra orientata ad affidare la direzione sportiva a Cristiano Giuntoli, con Tony D'Amico ormai prossimo all'addio.
IL PESO DELLA PRIMAVERA OPACA - Una qualificazione in Conference peserebbe nella bilancia del mister insieme alla conquista degli ottavi di Champions, traguardi che testimoniano come la prima stagione post-Gasperini non sia stata priva di soddisfazioni. Ma il buco nero vissuto tra febbraio e aprile – appena due vittorie in due mesi, contro Verona e Lecce, prima del colpo di San Siro – ha di fatto spezzato la rincorsa al quarto posto, obiettivo che sembrava alla portata viste le prestazioni altalenanti delle rivali. Quel lungo periodo grigio resta il vero contrappeso nella valutazione complessiva del tecnico. Dopo il 3-2 al Milan, Palladino ha parlato di «grande sintonia con la squadra» e di stare bene a Bergamo, ma le sensazioni di campo, per ora, non bastano a garantirgli la conferma.
EMERGENZA TOTALE IN DIFESA - Tornando al campo, la sfida di questa sera impone soluzioni di emergenza nel reparto arretrato. Con Giorgio Scalvini con una caviglia malconcia e la stagione già di fatto chiusa, Kossounou alle prese con una lesione muscolare e la squalifica di Hien, Palladino è costretto a reinventarsi una linea difensiva con Honest Ahanor e Sead Kolasinac come unici centrali certi. Torna invece a lavorare in campo, seppur individualmente, Berat Djimsiti, la cui disponibilità determinerà le scelte del tecnico: eventuale difesa a tre riadattata, Marten De Roon arretrato tra i centrali, oppure il debutto del classe 2006 Relja Obric, pilastro dell'Under 23 e già convocato quindici volte in stagione con la prima squadra.
DE KETELAERE, L'ORA DELLA RISCOSSA - In attacco, verso la conferma il tridente che ha espugnato San Siro. Accanto a Krstovic e Giacomo Raspadori, Charles De Ketelaere arriva a questa sfida con la fresca convocazione al Mondiale e la voglia di cancellare un digiuno in campionato che dura dal 10 gennaio. Troppo a lungo per un giocatore del suo calibro: la partita contro il Bologna può essere il momento giusto per tornare protagonista. Due gare alla fine. E un'intera stagione da riassumere in pochi giorni.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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