C'è chi storce il naso davanti a una Conference League considerata un ripiego, e chi invece sa leggere il calcio con la lucidità di chi lo ha vissuto dall'interno per decenni. Oscar Magoni appartiene alla seconda categoria: ex centrocampista di Atalanta e Bologna, oggi direttore sportivo del Renate, l'ha detto senza giri di parole alla vigilia di un match che potrebbe blindare matematicamente l'Europa per i nerazzurri. Il suo verdetto è netto: Bergamo non ha nulla di cui lamentarsi, anzi.
NON CHIAMATELA CONSOLAZIONE - Il tema è delicato, perché nel dibattito pubblico si è fatta strada l'idea che la Conference sia quasi un'ammissione di debolezza, un traguardo minore per chi ha vinto l'Europa League appena due anni fa. Magoni ribalta completamente la prospettiva: secondo lui, tornare nelle coppe europee dopo una stagione complicata e partita in salita rappresenta un risultato da non sottovalutare. «Meglio andare in coppa che non farlo», taglia corto l'ex centrocampista ai microfoni de L'Eco di Bergamo, aggiungendo una considerazione che rimette tutto in discussione: «E poi la Conference si può anche vincere». Una frase semplice, ma densa di significato per chi ricorda cosa è successa nel 2024.
IL BOLOGNA E IL PESO DELLA DELUSIONE - Se Bergamo può permettersi un cauto ottimismo, la sponda emiliana del confronto è tutt'altra storia. Magoni conosce benissimo entrambi gli ambienti e non usa eufemismi: a Bologna c'è delusione autentica, perché la squadra si è fermata a metà strada su ogni fronte dopo stagioni in cui aveva ritrovato le coppe europee. Eppure proprio questo senso di incompiutezza è il motivo per cui l'Atalanta farebbe bene a non presentarsi alla New Balance Arena con la testa già proiettata alla festa. «Il Bologna non stenderà il tappeto rosso», avverte Magoni, ricordando il successo dei rossoblù sul campo del Napoli. Una squadra che vince a Napoli non arriva a Bergamo per fare numeri.
PALLADINO: UN PERCORSO POSITIVO - Senza mai perdere di vista la sostanza, Magoni offre una valutazione equilibrata della stagione di Raffaele Palladino alla guida della Dea. La partenza era stata condizionata da scelte che non hanno funzionato — il riferimento al periodo Juric è trasparente, anche se l'ex giocatore si rifiuta di scaricare ogni responsabilità su un'unica persona — ma il recupero è stato reale. «Il successo con il Milan dice che la squadra si è rilanciata», sottolinea Magoni, e in quella vittoria c'è probabilmente la chiave per leggere tutta la seconda parte di stagione nerazzurra. Il calo c'è stato, inutile negarlo, ma la risposta è arrivata quando contava di più.
GIUNTOLI E LA RIVOLUZIONE CHE VERRÀ - Il vero tema caldo, però, è quello che si apre dopo l'ultima partita. E qui Magoni è perentorio: il rapporto con D'Amico potrebbe concludersi e Giuntoli resta uno dei nomi caldi per guidare la nuova dirigenza nerazzurra. La scelta di puntare sull'ex ds di Napoli e Juventus viene accolta con entusiasmo: «Una scelta sinonimo di ambizione, professionalità e competenza: è una garanzia». Poi, a cascata, arriveranno i calciatori giusti. Freschi mentalmente, con stimoli nuovi. Non una rivoluzione brutale, ma il rinnovamento graduale che l'Atalanta ha sempre saputo gestire meglio di chiunque altra: «I cicli dei giocatori durano di solito tre-quattro anni e nell'Atalanta già ci sono state tante anomalie. Non mi stupirei vedendo tante novità».
DIFESA A TRE: UN SISTEMA, NON UN DOGMA - Sul modulo, Magoni è pragmatico. Il 3-4-2-1 ha fatto un'epoca a Bergamo, ma il calcio evolve e nessun sistema è eterno. Detto questo, il punto vero non è il disegno tattico sulla lavagna: servono i calciatori forti per affrontare con ambizione il prossimo ostacolo chiamato Bologna e poi costruire il futuro. A titolo esemplificativo, l'ex centrocampista evoca i tempi di Ilicic, Gomez, Zapata e Muriel: con quei giocatori, qualsiasi modulo avrebbe funzionato. Il messaggio è chiaro: è il talento a fare la differenza, non il sistema.
DE KETELAERE, L'UOMO CHE SPOSTA GLI EQUILIBRI - Alla domanda su chi potrebbe risultare decisivo nel match contro il Bologna, la Dea blinda la settima piazza e il volo in Europa, ma serve ancora la spinta del suo uomo di qualità. Magoni non ha dubbi: Charles De Ketelaere. «Un giocatore di classe che sposta gli equilibri, anche quando non è in giornata». Una definizione che vale come un certificato di garanzia: il belga non è solo un jolly da grande occasione, ma un calciatore capace di lasciare il segno anche nei momenti in cui il motore gira a metà.
Il verdetto di Oscar Magoni è quello di chi ha indossato entrambe le maglie e conosce il peso specifico di ogni parola: l'Atalanta non è delusa, è in corsa. E la Conference, come ricorda chi sa di calcio, non è mai solo un punto di arrivo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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