Fabio Capello vede una Roma da scudetto. L'uomo che portò il tricolore in giallorosso nel 2001, in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, riconosce nella squadra di Gian Piero Gasperini la stessa anima di quel gruppo: fame, identità, qualità. E individua senza esitazioni la vera antagonista dell'Inter.

IL VERDETTO SULLO SCUDETTO - La tesi non nasce oggi, e Capello lo rivendica: «L'avevo detto anche venti giorni fa: l'anti-Inter in effetti è la Roma». Il motivo, spiega, sta nella continuità di percorso rispetto alla scorsa stagione e in un innesto che si è calato subito nei meccanismi, Rodrigo Mora. Non un fuoco di paglia, dunque, ma la prosecuzione naturale di un lavoro già impostato: è questa, per l'ex tecnico, la garanzia più solida dietro il primato in classifica dopo le prime tre giornate.

IL GIOCO CHE FA PAURA - Alla domanda su cosa possa spaventare i nerazzurri, Capello risponde con l'occhio dell'allenatore, andando dritto al meccanismo: «Quando hai 4-5 giocatori di qualità presenti nei sedici metri, che sanno dialogare nello stretto, prima o poi qualcosa succede». Un uno contro uno esteso a tutto il campo, un possesso che chiama in causa l'intera squadra. E la prova, secondo lui, sta nel finale dell'Olimpico: «E contro l'Atalanta il gol della vittoria alla fine è arrivato». Nessuna casualità, quindi: la conseguenza di una pressione prolungata.

I MERITI DI GASPERINI - Sul tecnico, Capello usa una parola che pesa più di qualsiasi analisi tattica: «Ha inculcato nei giocatori un'idea di sacrificio, e questo è fondamentale». Un lavoro cominciato la scorsa stagione, condiviso con il direttore sportivo Frederic Massara, al quale l'ex allenatore riconosce apertamente una parte del merito. Poi la sintesi che spiega tutto il resto: «I giocatori lo seguono, perché è un allenatore credibile». È il capitale su cui si costruisce una stagione lunga.

DUE TITOLARI PER RUOLO - C'è una scelta di costruzione che Capello approva senza riserve: «Gasp ha voluto due titolari per ruolo e ha fatto bene». Una rosa pensata per reggere due competizioni, i cui effetti si sono visti proprio nella ripresa dell'ultimo turno, quando i cambi hanno spostato l'inerzia della gara. Non una scorta di riserve, ma un doppio organico di pari dignità.

LA MENTALITÀ DEI SUBENTRATI - Ed è qui che l'osservazione si fa più fine, perché riguarda la testa prima ancora delle gambe: «Non ho visto un solo giocatore della Roma che sia entrato finora in campo con l'atteggiamento di chi si sente offeso di essere un subentrato a partita in corso». Un dettaglio che negli spogliatoi complicati fa la differenza tra un gruppo e una somma di individualità.

DYBALA, MORA E SOULÉ - Sul reparto offensivo il giudizio è netto. Paulo Dybala resta un intoccabile quando la condizione lo assiste: «Non puoi rinunciare a Dybala quando sta bene». Su Mora, Capello vede crescita e sostanza insieme, sottolineando come stia «dimostrando di avere classe e anche concretezza». Ma il nome che tiene a rimarcare è un altro, quello di Matías Soulé, capace di incidere anche entrando a gara in corso: «È uno che può fare la differenza come l'ha fatta contro l'Atalanta». Venti minuti possono valere una partita.

WESLEY, IL MOTORE SULLA FASCIA - Capitolo a parte per il brasiliano, che in questo avvio è diventato il riferimento della corsia. Capello lo promuove senza mezze misure – «Finora sta dominando in campionato ed è difficile da frenare» – ma sposta subito l'asticella verso il palcoscenico continentale: «Per lui sarà una prova di forza e maturità». Un modo elegante per dire che il vero esame di Wesley comincia adesso.

L'ESORDIO IN CHAMPIONS A ISTANBUL - Giovedì si apre il capitolo europeo sul campo del Fenerbahce, con il consueto interrogativo sul divario atletico rispetto alle avversarie continentali. Capello, però, non teme il confronto e parte da un'osservazione sulla gestione delle gare italiane, arbitrate con poche interruzioni in questo avvio: «Penso che la Roma manterrà lo stesso trend anche a Istanbul». Fiducia, non scaramanzia.

IL PARAGONE CON IL 2001 - Il passaggio più personale arriva quando gli si chiede se rivede qualcosa della sua squadra tricolore. La risposta è affermativa e porta con sé un ricordo preciso: «Il primo anno a Roma avevamo capito di essere forti, poi abbiamo completato la squadra con Batistuta». Un parallelo che è anche un avvertimento: le squadre vincenti si riconoscono prima di vincere, ma poi vanno completate. Sul carattere della piazza, Capello conosce il terreno: «A Roma è vero che si passa facilmente dall'esaltazione alla depressione», e serve sangue freddo per attraversarla.

IL MERCATO DI GENNAIO - Resta l'ipotesi di un rinforzo a piede invertito sulla corsia mancina. Qui l'ex tecnico frena, ma senza chiudere: «Prendere per prendere, no. Nel caso, occorrerà prendere un giocatore che possa lasciare il segno». Tradotto: meglio nessun innesto che un innesto qualunque.

Un'analisi che suona come un investitura. Per Capello la corsa è aperta, e la Roma è dentro fino in fondo.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Lun 07 settembre 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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