Circa duecento persone hanno seguito l'allenamento a porte aperte dell'Atalanta a Zingonia. Famiglie, bambini, giovani e tifosi di ogni età hanno approfittato dell'occasione per vedere la squadra da vicino e vivere un pomeriggio a contatto con i colori nerazzurri. Era il terzo allenamento aperto al pubblico: un segnale che va nella direzione auspicata da una parte della tifoseria, che negli ultimi mesi aveva chiesto alla società maggiore vicinanza, più contatto e più occasioni per vivere l'Atalanta in maniera diretta. Dopo il primo appuntamento allo stadio e il successivo a Zingonia, il club ha quindi nuovamente spalancato le porte.

TuttoAtalanta.com ne ha approfittato per raccogliere in esclusiva umori e impressioni sul momento della squadra e sul lavoro di Maurizio Sarri. E c'è un punto che accomuna la maggior parte dei presenti: la consapevolezza che serve pazienza, che al nuovo allenatore e alla squadra vada concesso tempo per assimilare idee e meccanismi diversi. A cambiare sono semmai i tempi dell'attesa: tra chi è disposto ad aspettare ancora e mantiene intatta la fiducia, e chi vorrebbe iniziare a vedere risultati concreti già nelle prossime partite.

Tra chi predica pazienza c'è Roberto, di Cologno al Serio: «Sarri era l'unico buon allenatore disponibile sul mercato. Si dice ci vogliano 120 giorni per imparare i suoi moduli e che poi s'inizierà a vedere qualcosa. Io sono ancora fiducioso». Anche se, potendo scegliere, avrebbe proseguito sulla strada precedente: «Avrei tenuto Palladino ancora un anno, anche per mantenere lo stesso modulo. Prima si faceva il tango, adesso devono imparare a ballare il rock and roll».

Fiducia anche da Alessandra, di Bergamo: «Sono sempre ottimista. Bisogna dare tempo alla squadra. La miglior medicina sarebbe una bella vittoria domenica contro la Juventus». Sofia, di Pontida, è consapevole della necessità di aspettare, ma vorrebbe segnali in tempi più brevi: «Posso capire che siamo all'inizio e che bisogna dare tempo all'allenatore per prendere in mano la squadra, però il campionato è iniziato e sta andando avanti non troppo bene. Contro le big, con questo gioco, rischiamo di perdere e contro le piccole stiamo lasciando punti fondamentali».

Ammette poi che il tecnico non la fa impazzire: «Sicuramente è un grande allenatore, ma credo che all'Atalanta stia facendo fatica». E, a oggi, non individua un singolo trascinatore: «Non c'è un Lookman o un Retegui che ogni domenica ti faceva gol. In questo momento serve il gruppo intero». Il giudizio si fa più severo guardando avanti: «Se continuiamo così, siamo una squadra da metà classifica, forse anche più giù». Ancora più critica Maria, sempre di Pontida, che nelle prime uscite non ha ancora riconosciuto l'Atalanta che vorrebbe vedere: «Questa non è più l'Atalanta e l'atteggiamento di Sarri in panchina non mi piace. È sempre seduto con il taccuino, scrive, ma non lo vedi alzarsi a dire ai giocatori cosa devono fare».

Il paragone, inevitabile, è con Palladino, prosssimo allenatore del Bologna: «Sembrava avesse un joystick in mano e manovrasse i giocatori in campo. Adesso invece si muovono come trottole e non sanno cosa devono fare». Maria teme quindi che l'esperienza di Sarri in nerazzurro possa interrompersi prima del previsto, pur ritenendo che la società potrebbe comunque concedergli più tempo per evitare un altro cambio in panchina dopo quello della scorsa stagione.

Giorgio e Luca, di Ponte San Pietro, concentrano invece l'attenzione su un aspetto preciso del gioco: «Fanno girare sempre la palla, ma tirano troppo poco in porta. Bisogna provarci perché può capitare una deviazione su un tiro e magari si trova il gol anche con un pizzico di fortuna». Tra gli appuntamenti che attendono con maggiore curiosità c'è la sfida di Conference League con l'Ajax: «Sarà una bella partita. Peccato giocarla là». E promuovono senza riserve l'apertura degli allenamenti ai tifosi: tre appuntamenti sono una novità apprezzata, e secondo loro ne servirebbero anche di più.

Un punto di vista particolare è quello di Stefano, di Codogno, il cui figlio gioca nelle giovanili nerazzurre dalla scorsa stagione. Anche lui avrebbe dato continuità a Palladino e, guardando all'Atalanta attuale, individua soprattutto una necessità: «Manca un leader». Un ruolo nel quale, almeno per ora, non vede Ederson: «Per essere leader di una squadra serve tutt'altro».

E mentre gli adulti discutono di moduli, tempi e risultati, Casey e Matteo, di Gandino, raccontano l'altra faccia del pomeriggio: quella dei più giovani a caccia di autografi. A Zingonia sono arrivati con un grande striscione realizzato a mano, tra cuori, stelle e colori nerazzurri: «Possiamo un autografo? Grazie! Forza Atalanta». De Ketelaere e Samardžić tra i preferiti di Casey, Pašalić l'idolo di Matteo.

Opinioni diverse, dunque, e differenti gradi di fiducia, ma con un denominatore comune: la voglia di vedere crescere la nuova Atalanta e di continuare a viverla da vicino. E proprio le porte aperte di Zingonia rappresentano un ulteriore passo verso quel maggiore contatto tra squadra, società e tifosi che il popolo nerazzurro aveva chiesto.

© Riproduzione Riservata

© foto di atalanta.it
© foto di atalanta.it
© foto di atalanta.it
© foto di atalanta.it
© foto di atalanta.it
Sezione: Primo Piano / Data: Mer 16 settembre 2026 alle 00:15
Autore: Claudia Esposito
vedi letture