Ha affidato ai social il proprio sfogo Giuliana Vigile, 23enne assistente arbitrale della sezione AIA di Cesena, promossa in questa stagione in Serie D. La giovane arbitra ha voluto prendere posizione dopo alcuni commenti e articoli che, a suo giudizio, hanno finito per concentrarsi più sul suo aspetto fisico che sul percorso sportivo costruito in dieci anni di attività.

«Mi dissocio profondamente dal modo in cui, in questi giorni, alcune testate e diversi utenti sui social stanno raccontando la mia persona e la mia attività sportiva», ha scritto Vigile. «Sono una donna che pratica sport e che ha scelto di costruire il proprio percorso nel calcio e nell’arbitraggio. Sono orgogliosa del mio lavoro, dei sacrifici, degli allenamenti e del percorso che sto facendo sul campo».

Un percorso che, sottolinea, dura ormai da dieci anni: «Dieci anni di allenamenti, partite, sacrifici, passione e impegno che non possono essere ridotti al mio aspetto fisico».

«UNA FOTOGRAFIA NON È UN CONSENSO» - Nel lungo messaggio pubblicato su Instagram, Vigile contesta soprattutto la tendenza a mettere in secondo piano il suo percorso sportivo rispetto al corpo e alle fotografie pubblicate sui social. «Non trovo accettabile che una donna nello sport venga trasformata in un oggetto di attenzione sessuale semplicemente perché è una donna, perché è giovane o perché decide liberamente di pubblicare una fotografia in costume o della propria vita privata», scrive.

Per l'assistente arbitrale, la libertà di mostrarsi sui social non dovrebbe mai diventare un pretesto per commenti sessuali o per ridurre una persona al proprio aspetto: «Il fatto che una donna scelga cosa indossare, come mostrarsi o cosa pubblicare sui propri social non autorizza nessuno a sessualizzarla, a ridurla al suo corpo o a trasformare il suo lavoro sportivo in un pretesto per commenti sessuali».

«SONO UN'ASSISTENTE ARBITRALE, UN'ATLETA E UNA DONNA» - Vigile rivendica quindi il diritto di conciliare la propria attività sportiva con la propria femminilità: «Posso essere un'assistente arbitrale, un'atleta, una studentessa e una donna che ama sentirsi femminile. Queste cose possono convivere». E ribadisce: «Una fotografia in bikini non cancella dieci anni di sport, le ore di allenamento, la preparazione atletica, le partite, la professionalità e la competenza».

Il tema, secondo Vigile, riguarda più in generale il modo in cui vengono raccontate le donne che riescono a conquistare spazio in un ambiente ancora fortemente maschile come quello del calcio. «Mi dispiace soprattutto vedere quanto spesso, quando una donna riesce a conquistare spazio in un ambiente ancora fortemente maschile come il calcio, il racconto finisca per concentrarsi sul suo corpo anziché sui suoi meriti».

«LE DONNE NELLO SPORT DEVONO ESSERE RISPETTATE» - In conclusione, l'assistente arbitrale lancia un messaggio preciso: «Le donne nello sport non devono essere meno femminili per essere prese sul serio. Devono semplicemente essere rispettate».

E aggiunge: «Il mio corpo non è un invito. La mia femminilità non è un invito. Una fotografia non è un consenso. E il mio aspetto non dovrebbe mai essere considerato più interessante della persona e della sportiva che sono».

La speranza è quindi quella di cambiare una mentalità che, secondo Vigile, porta ancora troppo spesso a giudicare le donne per il loro aspetto invece che per i risultati ottenuti: «Parlate delle donne per quello che fanno. Non soltanto per come appaiono. Se un uomo raggiunge un determinato livello nello sport, si parla delle sue prestazioni. Quando lo fa una donna, troppo spesso si finisce a parlare del suo corpo. Ed è proprio questa mentalità che dobbiamo cambiare».

Sezione: Altre news / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 16:30
Autore: Daniele Luongo
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