Le due volte in cui il Cagliari ha bucato l'Atalanta sabato sera, al 19' con Mendy e al 52' con il gol poi annullato per fuorigioco, sono nate dallo stesso movimento: una verticalizzazione alle spalle di Scalvini, un inserimento sul filo della linea, il centravanti liberato in area. Un varco che Maurizio Sarri ha cinque giorni per chiudere prima dell'Allianz, dove la Juventus di Spalletti ha attaccanti veloci e trequartisti che tagliano.

IL MECCANISMO - La linea alta è la base del 4-3-3 di Sarri e presuppone due condizioni: una pressione coordinata sul portatore e una scalata simultanea dei quattro difensori. Contro i sardi la prima condizione è mancata, con la squadra ultima in Serie A per recuperi offensivi, e la seconda è arrivata in ritardo di un passo. Il risultato è stato un attacco alla profondità che Kossounou e Scalvini hanno rincorso invece che anticipato.

IL PRECEDENTE - A Roma il 2-1 era arrivato in modo diverso, con due gol nel finale su palle inattive e situazioni di area; le cinque reti subite in quattro gare raccontano più una fragilità nei momenti che una fragilità di sistema. Il clean sheet con il Bologna dimostra che, quando la squadra tiene il campo, la linea regge.

LA JUVE - I bianconeri hanno segnato a Sassuolo con Zhegrova, esterno in transizione, e attaccano con Kolo Muani in profondità: lo stesso identikit dell'avversario che ha fatto male sabato. La settimana di Zingonia è dedicata a questo, con Giorgio Scalvini a guidare la scalata e la scelta dei terzini legata alla capacità di coprire l'ampiezza. Sarri ha parlato di errori di lettura; Costacurta pure. I numeri dei sette recuperi offensivi dicono da dove cominciare.

Stesso varco, due volte in mezz'ora. A Torino la Dea non può permettersi la terza.

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Sezione: Serie A / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 19:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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