Tre punti che interrompono una serie negativa di tre sconfitte e che arrivano dopo la sosta più lunga di sempre. Nella conferenza stampa del dopo partita, al termine del 3-1 sul Venezia alla New Balance Arena, Maurizio Sarri ha analizzato una gara dai due volti: un primo tempo arrembante e una ripresa di sofferenza. Il tecnico nerazzurro ha spiegato la flessione dei suoi, ha rilanciato il 4-2-3-1 provato dall'inizio come alternativa al 4-3-3, ha difeso Elmas dopo l'espulsione, ha aggiornato sulle condizioni di Scalvini e Bellanova e ha speso parole importanti per Kessié, Krstović e Rowe. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, contava soprattutto vincere dopo tre sconfitte e la sosta più lunga di sempre: come si spiega, dopo la prima mezz'ora arrembante, la flessione del secondo tempo, in cui avete rischiato e subito tantissimo?
«Noi abbiamo fatto un primo tempo di alto livello, di grande ritmo, di pressione alta, con continue palle gol. L'unico peccato del primo tempo è che abbiamo subito gol in un momento della partita in cui avremmo potuto facilmente non subirlo. Non so se per le nazionali, o perché anche con i ragazzi che non erano in nazionale abbiamo lavorato molto in questo periodo, se abbiamo pagato qualcosa dal punto di vista fisico e mentale dopo i ritmi alti del primo tempo. La realtà è che abbiamo smesso di andare a prenderli nella loro metà campo, e come sempre succede, questi sono avversari che, se guardi i punti, ti danno un'idea sbagliata: io li ho visti quasi in tutte le partite, e le difficoltà che hanno creato a noi in certi momenti le hanno create a tutti. Siamo andati a pagare un po' quello. Siamo diventati sporchi nell'uscire, perché lasciando la supremazia a loro ogni pallone riconquistato poteva essere un'occasione per andare in porta, e infatti anche nel secondo tempo abbiamo avuto quattro o cinque palle gol. Però nel finale abbiamo smesso anche di essere puliti nei primi due o tre passaggi per trovare quegli spazi per ripartire».

Oggi la squadra ha avuto di nuovo quel momento in cui si è abbassata, un aspetto che aveva già sottolineato nelle scorse partite: la preoccupa o è fiducioso?
«Non l'ho vista malissimo neanche nel momento di difficoltà: per spirito di sacrificio l'ho vista bene. Anzi, quando siamo rimasti indietro ho visto la squadra accendersi proprio da quel punto di vista, con grande disponibilità al sacrificio da parte di tutti. Visti i trenta-quaranta minuti che abbiamo fatto oggi, dobbiamo avere coraggio: perché se riusciamo a portare quei trenta-trentacinque minuti a sessanta-settanta, possiamo essere un problema per chiunque».

Come stanno Scalvini e Bellanova? E che giudizio dà dell'intervento di Elmas che gli è costato l'espulsione?
«Elmas non l'ha fatto apposta: voleva uncinare il pallone, si è ritrovato con il piede a martello e l'altro, nel passo, aveva il polpaccio indietro. Non l'ha fatto assolutamente apposta. Poi ho visto l'immagine che mandano dal VAR all'arbitro, ma quella è moviola, non ha niente a che vedere con il calcio vero e con il calcio giocato. Comunque lasciamo perdere: è andata così. Poteva fare a meno di entrare in quel modo sul 3-1 a dieci minuti dalla fine, non ti voglio dire in maniera pericolosa, ma un po' sconsiderata. Bellanova, perlomeno da quello che ha intuito, non dovrebbe avere niente di grave: ha un dolore al gluteo, quindi penso non sia nulla di serio. Vediamo Scalvini, perché il suo dolore è su un flessore, quindi è da valutare».

Il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1 è definitivo, o comunque destinato a durare? Può essere riproposto dall'inizio?
«È talmente definitivo che l'ultima mezz'ora l'abbiamo giocata con il 4-3-3. È un'alternativa che abbiamo: abbiamo lavorato tanto sull'altro modulo, e su questo ci stiamo lavorando. Avevamo iniziato prima della sosta, poi purtroppo la sosta ci ha interrotto e abbiamo ripreso negli ultimi due o tre giorni. È stato bello vederlo nei primi trentacinque minuti, era preoccupante quando la partita è diventata completamente aperta, una palla a noi e una palla a loro: quello mi piace un po' meno, e quindi siamo tornati al 4-3-3. Però è un'alternativa che sicuramente abbiamo e che sicuramente riproporremo».

La sua, su Elmas in campo, è stata invece una scelta molto opportuna: un commento su di lui e sulla doppietta di Krstović, ancora una volta preferito a Scamacca.
«Il differenziale di minuti tra Krstović e Scamacca in stagione è irrisorio, veramente minimo. Stasera l'ho preferito a Scamacca per avere un po' più di profondità, visto che loro dietro giocano a tre e non sono nemmeno particolarmente veloci: ho preferito avere un giocatore che andasse più in profondità davanti a De Ketelaere. Poi, giocando con un giocatore offensivo in più, la premessa era Elmas, che è un giocatore che ci può dare pressione ma anche equilibrio. E l'ha fatto».

Che cosa vi dà il 4-2-3-1 che non vi dà il 4-3-3 e viceversa? E il gol su calcio piazzato era uno schema?
«Ci dà un tentativo. Nell'ultima partita avevamo aumentato i palloni giocati nell'area avversaria, però senza riuscire ad alzare il livello di pericolosità generale della squadra: quindi il tentativo era soprattutto quello di trovare un livello di pericolosità più elevato. Chiaramente il rischio di perdere equilibrio c'era, quindi è ancora un modulo da calibrare per noi».

Oggi è andato in gol anche Kessié, ma più del gol conta la sua personalità con i compagni: andare a motivarli per un pallone recuperato o per una buona azione difensiva fa tanto.
«Franck è un ragazzo di questo tipo: è un ragazzo di umiltà, ma quando si gioca è anche un ragazzo di personalità. Mi ha colpito molto, a livello personale, il carattere e l'atteggiamento di questo ragazzo fin dal momento in cui è arrivato. Te l'ho detto: un ragazzo contemporaneamente umile e di grande personalità è raro. E quindi ce lo teniamo stretto».

Cosa le è piaciuto di più della partita, a parte i tre punti? E nelle scelte e nei cambi ha pensato anche a giovedì?
«Mi è piaciuto l'atteggiamento della squadra nella prima parte della partita, per essere stata propositiva, per aver giocato con coraggio ed entusiasmo. Chiaramente non mi è piaciuto che abbiamo smesso di andarli a prendere alti, però potrebbe far parte di un percorso con questo nuovo modulo, con il quale possiamo essere padroni della partita oppure andare in difficoltà: vediamo se avremo la capacità di diventare padroni della partita più a lungo. Al di là del modulo, mi è piaciuto l'atteggiamento, perché con l'atteggiamento che abbiamo avuto nel primo tempo probabilmente avrebbe funzionato qualsiasi modulo. Però è un'arma in più. Quanto ai cambi, se avessimo fatto il 4-1 in qualche contropiede sarebbero stati tutti in proiezione futura; invece in una singola azione abbiamo perso due difensori, quindi abbiamo dovuto fare altre cose».

Il direttore Giuntoli, tra i cambiamenti di metodo, aveva parlato anche del lavoro a livello cardiaco: che cosa significa in concreto?
«Io penso che si riferisse a qualche allenamento di tipo fisiologico, di tipo metabolico: non mi viene in mente altro. Se poi per cardiaco intendeva il cuore, come espressione di coraggio o di altre cose, non lo so. Però, se me la estrapoli così e mi dici cardiaco, non di cuore, penso che si tratti di un allenamento mirato alla funzionalità».

Rowe è parso ancora in crescita: quanto lo ha aiutato averlo tre settimane a Zingonia durante la sosta?
«Rowe ha fatto bene per un'ora, poi si è un attimino assentato anche lui: cominciava a fare una fase difensiva blanda, bassa. E questo mi fa pensare che abbia ancora molti margini di crescita».

Una vittoria che non cancella i limiti, ma che restituisce fiducia e una nuova arma tattica. Sarri rivendica l'atteggiamento della prima mezz'ora e fissa l'obiettivo dei prossimi giorni: allungare quei momenti di dominio. Perché, come dice lui stesso, una Dea capace di farlo per un'ora intera può diventare un problema per chiunque, a partire dall'esordio europeo di giovedì.

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 12 ottobre 2026 alle 21:17
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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