Sarri e l'identità ancora da trovare: è il filo che tiene insieme la parte più tecnica delle riflessioni affidate dall'allenatore nerazzurro a L'Eco di Bergamo. Maurizio Sarri ha messo in fila i progressi misurabili e i limiti ancora evidenti, ha chiarito perché il suo gioco richiede una rieducazione completa e ha detto quale Atalanta immagina a lavoro finito.

I NUMERI E LA RESA - I segnali positivi, assicura, esistono: «abbiamo alzato il baricentro di più di 20 metri» rispetto alle prime giornate, con possesso e supremazia territoriale in crescita. Ma la traduzione in pericolosità manca, perché scarseggia l'interpretazione delle situazioni: tanto campo conquistato, poche occasioni, poche giocate individuali. Da qui l'immagine che pesa di più nel suo bilancio: «Sembriamo in balia degli eventi», e non una squadra capace di indirizzarli. Prevedere i tempi, aggiunge, è impossibile: a Napoli trovò un gruppo già orientato alle sue idee, al Chelsea partì forte, alla Lazio faticò ma con un'identità precedente molto meno marcata di quella bergamasca. Ora la sensazione è di una squadra più attenta a dove mette i piedi che al gioco.

UN CALCIO DA REIMPARARE - Il motivo di tanta fatica è nella natura del metodo: «È un calcio meno istintivo», spiega. Nella fase difensiva, in teoria, non si inseguono i movimenti avversari ma ci si orienta soltanto sul pallone, un principio a cui i giocatori non sono ancora abituati. È l'esatto rovescio di quanto il gruppo aveva interiorizzato per anni, e il tecnico non si meraviglia che la conversione richieda tempo.

NÉ NAPOLI NÉ LAZIO - Chi gli chiede quale sia la sua squadra autentica, quella spettacolare degli anni partenopei o quella più guardinga della capitale, riceve una risposta che rifiuta la scelta: «Io penso che il calcio sia fatto di equilibri». Un organico di grande tecnica genera palleggio e dominio, uno con meno qualità nel fraseggio e più accelerazione spinge ad abbassare la linea di pressione. Il principio che ne ricava è pragmatico: «bisogna andare anche dietro alle caratteristiche dei giocatori», senza inseguire le teorie a ogni costo.

CHE SQUADRA È L'ATALANTA - Applicando lo stesso criterio al gruppo attuale, il tecnico lo colloca a metà strada tra i due modelli: «Penso sia una via di mezzo», con elementi di grande accelerazione e altri di buona tecnica, non necessariamente palleggiatori. Il lavoro, però, è ancora aperto: «Dobbiamo trovare ancora la nostra identità». La consegna è giocare, e poi cercare i rimedi agli errori che inevitabilmente arriveranno. Un'impostazione che ha molto a che fare con il sistema che l'allenatore sta costruendo e con il dibattito che lo accompagna.

LA LENTEZZA - Il sintomo più evidente, un possesso che gira senza affondare, viene ricondotto a un eccesso di ragionamento: ogni movimento viene pensato prima di essere eseguito, e tutto rallenta. Il vizio, nella sua descrizione, è preciso: «Vogliamo ricevere sempre la palla da fermo», senza strappi, e così contro chi difende in blocco basso diventa semplice tenere lontani i nerazzurri dall'area. La chiusura sposta il problema dal campo alla testa: «Sono situazioni forse più mentali che tattiche».

Numeri in crescita, efficacia ancora assente: per Sarri l'Atalanta ha imparato dove stare, ma non ancora come colpire. Il passaggio successivo è tutto mentale.

© Riproduzione Riservata

LEGGI ANCHE - Sarri e l'Atalanta: "Smettiamo di dire che abbiamo bisogno di tempo. Blocco mentale? Devo cercare di liberarli"

LEGGI ANCHE - Retroscena de Roon, Sarri: "Lui con me non ha mai parlato, ha scelto lui! Su Djimsiti facevo affidamento"

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 07 ottobre 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture