Sarri e l'Atalanta sono a un bivio che il tecnico non prova ad addolcire. Nella conversazione con i giornalisti de L'Eco di Bergamo, Maurizio Sarri ha descritto una squadra frenata da un blocco mentale, ha messo sul tavolo le proprie responsabilità e ha raccontato una vena di perfezionismo che si porta dietro fin dall'infanzia.

SENZA ALIBI - La fotografia del momento arriva senza giri di parole: «Siamo a un punto di difficoltà». La squadra, ragiona il tecnico, è stata privata dei vecchi automatismi senza aver ancora assimilato i nuovi, e in questa terra di nessuno finisce per subire gli avversari. Una fase che considerava inevitabile, perché il modo di pensare precedente era stato costruito in molte stagioni e aveva prodotto risultati veri. Ma proprio qui arriva lo strappo: «adesso smettiamo di dire che abbiamo bisogno di tempo», perché un nuovo corso che chiede tempo rischia di trasformarsi in una scusa buona per tutti. Il dispiacere, aggiunge, è per il club che lo sostiene e per i tifosi.

IL BLOCCO - Quando il discorso scivola su ciò che lo preoccupa, la risposta è quasi diagnostica: «Mi preoccupa questo semiblocco che vedo nei miei giocatori». Il rimedio che si prefigge non passa dalla lavagna: «Devo cercare di liberarli», portarli a giocare con la mente sgombra, accettando una quota di errori in cambio di più cattiveria e più iniziativa. Un allenatore noto per il rigore dei principi che chiede ai suoi, paradossalmente, di pensare meno.

LA PARTE DI COLPA - Il tecnico smonta l'idea che il problema sia l'atteggiamento. Il tema vero è una squadra che non prende l'iniziativa, e su questo non si chiama fuori: «può essere anche colpa mia», ammette, perché la quantità di compiti assegnati potrebbe aver inibito l'estro dei singoli. Il patto che propone è una divisione netta delle competenze: «il mio compito è portare la squadra agli ultimi 25 metri», da lì in poi la soluzione spetta ai giocatori. Una riflessione maturata dopo la sconfitta in casa della Juventus, che aveva già fatto discutere.

IL PARADOSSO DEI BRAVI RAGAZZI - C'è poi un'osservazione che spiazza chiunque consideri la disciplina un valore assoluto. Il gruppo, dice il tecnico, ha una cultura del lavoro esemplare e accetta ogni richiesta, al punto da sembrare quasi troppo docile: «a me a volte piacerebbe litigare», confessa, perché «Il litigio è un segno di personalità». Mai oltre il limite del rispetto, precisa. Ma una scintilla di conflitto, oggi, la leggerebbe come un segnale di vita.

LA PAGINA STRAPPATA - Il perfezionismo, del resto, è un tratto che riconosce prima di tutto in se stesso. Alla domanda se qualcosa di bergamasco gli sia rimasto dall'infanzia a Castro, risponde ammettendo che forse sì, perché da sempre convive «con questa mania del perfezionismo»: fin dalla prima elementare, racconta, uno sbaffo all'ultima riga bastava a fargli strappare l'intera pagina. Un aneddoto che vale come autoritratto.

Una diagnosi senza sconti, per la squadra e per sé stesso: il tempo, dice Sarri, non può più essere la risposta. La risposta deve diventare il coraggio.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 07 ottobre 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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