Se sarà Maurizio Sarri — e ormai lo sarà — l'Atalanta che conosciamo dovrà cambiare radicalmente. Non è una questione di sfumature tattiche: è un cambio di paradigma totale, dalla difesa a uomo alla zona pura, dalla linea a tre alla linea a quattro, dal ritmo verticale al palleggio ragionato. L'era del Gasperinismo, durata un decennio e mezzo, si chiude definitivamente. L'era del Sarrismo sta per cominciare, e il mercato estivo sarà necessariamente il suo atto fondativo.
IL REPARTO PIÙ DA RIFARE: IL CENTROCAMPO - Il punto di partenza è il più urgente: serve un regista. Una figura che l'Atalanta non ha da un decennio, da quando Luca Cigarini era l'ultimo interprete classico del ruolo in nerazzurro. Né Gasperini né i suoi successori ne hanno mai avuto bisogno — e il mercato era stato costruito di conseguenza. Con Sarri, invece, il playmaker è il cuore pulsante del sistema: pensa a Jorginho nel Napoli dei miracoli, a Pjanic nella Juventus degli scudetti. Profili come Sandro Tonali, Nicolò Rovella, Nicolò Fagioli o Samuele Ricci rispondono a quell'identikit per caratteristiche. Il primo, peraltro, è già un uomo di fiducia del Comandante alla Lazio. I centrocampisti passano poi da due a tre: con Ederson in partenza verso il Manchester United e Marten de Roon che a 35 anni avrà un ruolo meno centrale — l'olandese non ha le caratteristiche per il calcio sarriano e resterà come uomo spogliatoio — il reparto è essenzialmente da ricostruire – come analizza L'Eco di Bergamo –.
LA CHANCE SAMARDŽIĆ: LUIS ALBERTO VERSIONE NERAZZURRA - C'è chi sembrava destinato all'addio e che invece potrebbe trovare terreno fertilissimo nel nuovo sistema. Lazar Samardžić può reinventarsi mezzala di classe, come Luis Alberto ai tempi della prima Lazio sarriana: un giocatore a cui il Comandante stima da tempo e che aveva provato a portare a Roma nelle scorse sessioni di mercato. Rilanciarlo sarà una delle sfide più stimolanti del nuovo corso. Mario Pašalić può restare come pedina utile. Yunus Musah, invece, non verrà riscattato a cifre che non ne giustificherebbero il costo: serve almeno un'altra mezzala che unisca fisico e tecnica. Il mercato è già in moto.
LA DIFESA SI RIBALTA: DA TRE A QUATTRO, CERCANSI TERZINI - la ricerca del terzino sinistro è già partita: spunta il nome di Zaidu Sanusi del Porto, profilo internazionale con contratto in scadenza nel 2027 e adattabile al sistema di Sarri. Il problema è strutturale: Kolasinac ha 32 anni e un contratto in scadenza tra dodici mesi, Bakker non ha mai convinto del tutto, Zalewski agisce prevalentemente da mezzala. Sul lato destro Zappacosta, Bellanova e Palestra possono fare il terzino a quattro. In difesa centrale Scalvini può restare, Djimsiti è adattabile, Kossounou e Hien conoscono il sistema a quattro in nazionale ma non hanno caratteristiche sarriane nel senso più pieno. Interessante l'evoluzione di Ahanor, che nasce esterno: ora è più facile immaginarlo come terzino sinistro che come braccetto. Sarri presta molta attenzione ai meccanismi del reparto arretrato: la preparazione estiva sarà decisiva per capire chi può funzionare e chi no, indirizzando di conseguenza il mercato. Sul portiere: il Comandante predilige numeri uno bravi di piede, e Carnesecchi non è la sua prima caratteristica. Ma il suo valore è innegabile, e salvo offerte monstre resterà.
L'ATTACCO: IL REPARTO CHE SI ADATTA MEGLIO - Gianluca Scamacca è il centravanti che più si avvicina all'identikit sarriano — il tecnico ha sempre amato i grandi bomber fisici, da Higuaín a Immobile — anche se la discontinuità del romano rimane un limite da superare. Una suggestione è il riadattamento di Giacomo Raspadori a seconda punta o addirittura a centravanti: l'emiliano non ha un ruolo definito e potrebbe imitare il Dries Mertens falso nuove del Napoli sarriano. Krstović resterebbe preziosa alternativa. Sulle fasce: Sarri utilizza almeno un'ala che coniughi classe e fatica — pensa a Callejón o Felipe Anderson. De Ketelaere potrebbe essere testato in quel ruolo, a patto di essere disposto a correre avanti e indietro. Altrimenti farebbe il tipo alla Zaccagni, e servirebbe uno sgobbone alla Isaksen per completare il tridente.
IL QUADRO FINALE: CHI SALE, CHI SCENDE, CHI SALUTA - Il bilancio reparto per reparto lascia pochi dubbi: non cambierà troppo chi come Pašalić, Bernasconi, Krstović e De Ketelaere ha caratteristiche adattabili; potrebbe esplodere chi come Samardžić, Ahanor e Raspadori trova nel sarrismo il contesto ideale; perderà peso chi come de Roon e Hien risponde meno al nuovo sistema; saluterà in ogni caso chi come Ederson e Kolasinac è già fuori dal progetto. Giuntoli ha il lavoro di una vita davanti a sé. Ma lui e il Comandante si conoscono bene. L'Atalanta da rimodellare è un cantiere che già profuma di grandi cose.
La rivoluzione non è un rischio. È una scelta. E a Bergamo le scelte coraggiose hanno quasi sempre pagato.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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