Rinnovamento e ambizione, mediati dal buon senso. Saranno questi i princìpi cardine della nuova Italia, plasmata sul profilo di Andrea Pirlo. Il tecnico bresciano ha impostato la carriera su un calcio propositivo e aggressivo, imparando a valorizzare le risorse degli organici a disposizione partendo dai giocatori e non dai tablet. E dovrà farlo ancora di più da ct, potendo attingere soltanto al mercato dei possibili oriundi. Un cantiere, quello azzurro, in cui la scelta della guida tecnica ha tenuto banco per settimane.
LO STILE ITALIA - Il Maestro ha intanto sposato le prospettive etico-culturali della coppia Paolo Maldini-Leonardo: sta nascendo un gruppo di lavoro che coinvolgerà il settore giovanile, chiamato a produrre talenti addestrati fin da bambini a una determinata mentalità. A partire dalla tattica: tutte le selezioni azzurre verranno impostate secondo il filone di sviluppo europeo, quindi sulla difesa a quattro. Ogni allenatore potrà adattarla al proprio materiale umano, ma la filosofia di base non sarà negoziabile. Un indirizzo su cui la spinta del direttore tecnico è stata decisiva.
MODULI FAMILIARI - Pirlo predilige il 4-2-3-1, che in costruzione può diventare 3-2-5, ma in carriera ha usato spesso anche il 4-4-2, per esempio alla Juventus con Cristiano Ronaldo. Conoscenze che potrebbero garantire un buon avvio alla Nazionale. Anche Rino Gattuso, del resto, era entrato nello spogliatoio azzurro con l'idea di difendere a quattro, salvo poi cambiare rotta dopo un confronto con la squadra: l'Italia si era così smarrita adagiandosi sul 3-5-2, cui mancavano la grinta delle squadre di Antonio Conte e Gian Piero Gasperini e la qualità dell'Inter di Simone Inzaghi e Cristian Chivu.
CERTEZZE E DUBBI IN ATTACCO - Con la difesa a quattro come assioma, il ct potrebbe sposare l'intuizione più efficace dell'amico oggi alla Lazio: il doppio centravanti. Le scelte, davanti, non mancano: alla sicurezza Moise Kean si aggiunge il rampante Pio Esposito, a segno in entrambe le amichevoli di Silvio Baldini; poi andranno valutate le condizioni di Gianluca Scamacca, senza dimenticare Mateo Retegui e il jolly Giacomo Raspadori. Il nodo, semmai, è l'equilibrio sulle corsie – come analizza La Gazzetta dello Sport –: l'Italia ha due grandi esterni, il giovane Marco Palestra e l'esperto Federico Dimarco, entrambi però più efficaci da "quinti". Difficile schierarli insieme da terzini in un 4-2-3-1 o in un 4-4-2: più logico immaginare Riccardo Calafiori bloccato a sinistra e Dimarco avanzato, con Federico Chiesa – ottimo il rapporto con Pirlo – dall'altra parte. Ma tornerà quello di un tempo?
IL NODO DIFESA - A centrocampo l'Italia è messa bene: due titolari come Sandro Tonali e Nicolò Barella, con Niccolò Pisilli e Manuel Locatelli pronti a subentrare, dovrebbero accontentare le richieste del ct. Tonali, tra l'altro, si ispirava proprio all'illustre predecessore in regia ai tempi del Brescia. Dove i numeri confortano meno è nel pacchetto arretrato: Gianluca Mancini pare ormai indispensabile, mentre Alessandro Bastoni deve dimenticare una stagione complicata, culminata nel tackle costatogli l'espulsione in Bosnia. Calafiori può allargarsi in fascia, Federico Gatti è considerato una riserva e Alessandro Buongiorno resta alle prese con problemi fisici. Servono rinforzi, nella prospettiva degli Europei 2028 e dei Mondiali 2030.
LA LINEA VERDE - Ecco perché il nuovo ct osserverà con attenzione la crescita dei giovani, a partire dalle amichevoli della gestione Baldini contro Lussemburgo e Grecia. Chissà che da quella selezione sperimentale non spunti qualche nome pronto per il debutto contro il Belgio, fissato per il 25 settembre allo stadio Olimpico di Roma. Davide Bartesaghi a sinistra è tra i profili monitorati, al pari dell'esterno offensivo Jonathan Koleosho del Burnley; c'è curiosità per Mattia Liberali, che si sta sgrezzando nel laboratorio di Cesc Fabregas. E Pirlo non perde di vista Giovanni Leoni, difensore del Liverpool reduce dal grave infortunio al ginocchio: è un 2006 e ha tutto il tempo per crescere. Del resto l'ondata verde che parla anche bergamasco è ormai una realtà.
Un anno zero, o meglio un anno -12, in cui ricostruire un'identità: la sfida del Maestro è appena cominciata.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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