Dopo il rifiuto di Pep Guardiola, anche Gianluigi Buffon ha scelto di non tornare in Nazionale. L'ex dirigente del Club Italia, dimessosi insieme a Gennaro Gattuso e al presidente federale Gabriele Gravina dopo l'eliminazione dal Mondiale americano, per alcuni giorni era stato vicino a un nuovo ingresso nello staff azzurro con il ruolo di capodelegazione.

Una possibilità che aveva attirato l'attenzione della Federazione e in particolare di Giovanni Malagò, interessato a non perdere l'esperienza maturata da Buffon nei tre anni trascorsi all'interno del gruppo Italia.

Il progetto con Guardiola e il pressing di Maldini - Tra gli elementi che avevano reso possibile un ripensamento c'era anche il lavoro già avviato nello scouting federale, che avrebbe potuto rappresentare un supporto importante nel progetto legato a Guardiola.

Buffon aveva ricevuto anche il sostegno di Paolo Maldini, suo grande amico, che lo avrebbe contattato insieme a Leonardo per convincerlo a tornare. L'ex portiere aveva apprezzato la proposta e valutato l'idea di un nuovo percorso all'interno di un progetto condiviso.

La scelta personale: formazione e famiglia - Alla fine, però, Buffon ha deciso di confermare la strada intrapresa dopo le dimissioni successive alla gara con la Bosnia. Una scelta maturata da tempo e legata alla volontà di completare gli studi e proseguire il proprio percorso di formazione professionale, già programmato tra aprile e giugno.

A pesare sulla decisione anche la possibilità di dedicare più tempo alla famiglia, ai figli e al padre. Una rinuncia sofferta, ma ritenuta necessaria per continuare il percorso personale lontano, almeno per il momento, dalla Nazionale.

Sezione: Italia / Data: Sab 25 luglio 2026 alle 12:15
Autore: Daniele Luongo
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