La sosta è finita, le attenuanti anche, e la Dea deve giocare da Atalanta. C'è un momento, in ogni stagione difficile, in cui la società smette di proteggere l'allenatore e l'allenatore smette di proteggere i giocatori. Nell'Atalanta è arrivato ieri. Il 3 ottobre il direttore sportivo Cristiano Giuntoli aveva ripetuto che Sarri ha bisogno di tempo, che siamo all'inizio di un percorso. Ventiquattro ore dopo il rientro dei nazionali, è stato lo stesso tecnico a cambiare registro: smettiamo di dire che abbiamo bisogno di tempo, ha detto, e se c'è un blocco mentale tocca a lui liberare i giocatori.

Non è una contraddizione tra dirigente e allenatore, è una sequenza. Giuntoli ha parlato quando la squadra era sparsa per il mondo e la classifica faceva male; Sarri ha parlato quando la rosa era di nuovo tutta a Zingonia e davanti c'erano il Venezia, il Pafos e otto partite in ventiquattro giorni. Il tempo, in effetti, è finito: la fase in cui si imparano i movimenti è stata la sosta, con i suoi doppi turni e le partitelle con l'Under 23. Ora si gioca, e si gioca da Atalanta, come il tecnico ha ricordato parlando delle coppe e rifiutando l'idea delle amichevoli, in le parole sul peso di Conference League e Coppa Italia.

Sciogliere le briglie, come ha titolato l'Eco, è un'immagine giusta. La Dea delle prime cinque giornate sembrava una squadra tenuta corta, impaurita dall'errore, che aveva perso il piacere di attaccare. Maurizio Sarri ha capito che il problema non era tattico, o non solo: era di testa. E ha scelto di dirlo in pubblico, assumendosi la responsabilità di liberarla. È il modo migliore di cominciare la settimana del Venezia.

Il tempo delle attenuanti è finito, quello delle partite comincia: la Dea riparte con un allenatore che ha smesso di chiedere pazienza.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 08 ottobre 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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